Home arrow Dai media: Articoli dalla stampa arrow Aziende arrow Bridgestone in fuga. Un anno e poi basta
Iscrizione Newsletter
libreria dello sport
Pablito mon amour
di Davide Golin
anno 2011
Atlante illustrato del calcio '70
di Alberto Piccinini, Massimo Coppola
anno 2011
Consorzio Business e Sport

ARTICOLIDALLASTAMPA

Bridgestone in fuga. Un anno e poi basta Stampa E-mail
Aziende
bridgestone.jpg03/11/2009, Flavio Vanetti- corriere.it
Altra brutta botta per il Circus .Dopo la Honda, un altro pezzo di Giappone lascia la F1.
 Anzi, lo lascerà alla fine del 2010, quando scadrà il contratto in corso: la Bridgestone, dal 2007 fornitore unico delle gomme al «Circus» che frequenta da 13 anni, ha dunque davanti a sé ancora una stagione intera prima di congedarsi. Revisione delle strategie aziendali, una frase già udita (ad esempio, nel caso della Bmw, altro nome importante che esce): «Ci concentreremo nello sviluppo di nuove tecnologie e di prodotti strategici in linea con gli obiettivi del gruppo» recita un comunicato 2012 e che ultimamente ha trovato un pilota, Kamui Kobayashi, che va forte. Tornando però alla Bridgestone, destinata— sembra— a non mollare la Gp2 e il Motomondiale (anche qui è fornitore unico, fino al 2011) —, le ragioni si riconducono di sicuro al momento di crisi mondiale: nel primo semestre del 2009 ha denunciato perdite per 420 milioni di dollari ed è previsto un taglio di 900 dipendenti negli stabilimenti dell’Oceania. Ma la separazione dalla F1 nasce anche da ragioni opposte: la casa nipponica ha raggiunto il target commerciale prefissato (30 per cento di «brand awareness», ovvero se chiedi chi sei a dieci persone, tre ti identificano).

Anche a fronte di questo scenario diventa poco conveniente investire nella F1 una trentina di milioni di dollari all’anno, strutture escluse. Questo dettaglio pone la domanda successiva: chi arriverà dopo? Ci sarà un bando, di certo, ma è difficile che rispondano produttori quali Michelin (uscita nel 2007), o Goodyear (manca dal 1998), o Dunlop (appartiene al «paleolitico» della F1), o la stessa Pirelli, che ha lasciato nel 1991 e che dovrebbe riorganizzarsi in breve e in modo oneroso. Tanti indizi conducono invece alla Corea del Sud, la faccia volitiva ed emergente dell’Estremo Oriente. I marchi possibili? Khumo o Hancock.
Qualità? Tutta da vedere e probabilmente molto inferiore a quella di chi lascia. Ma a Bernie Ecclestone la cosa interessa poco. Intanto, forse non a caso, dal 2010 si correrà anche su una pista coreana...


 
< Prec.   Pros. >
torna su