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E dichiara "il sogno di fare nuovamente di Diadora il brand dei campioni, dei numeri uno. Torneremo a far parlare italiano i grandi dello sport". Lui si chiama Enrico Moretti Polegato, 28 anni, da qualche giorno presidente di Diadora. Figlio d' arte, perché suo padre Mario è il fondatore di Geox. Dopo la laurea in Giurisprudenza a Padova, Enrico è entrato quasi subito nell' azienda paterna, dove da due anni è vicepresidente. Ma il battesimo del fuoco avviene oggi nel segno di Diadora. Enrico entra in vasca con un tuffo carpiato con doppio avvitamento: deve ristrutturare un' azienda che fu leader, ma che negli ultimi anni ha inanellato perdite su perdite, per decine di milioni di euro; e lo deve fare in un contesto di mercato di straordinaria difficoltà. Esordio arduo, però lui garantisce che "sapremo mutare il sogno in realtà, come è avvenuto con Geox. Faremo di Diadora una storia di successo internazionale, anzi dobbiamo restaurarne la gloria". In quest' ultima frase c' è una allusione al museo dello sport allestito alla sede di Caerano San Marco, in mezzo al distretto dello sportsystem, dove sono custodite calzature, abbigliamento, stampi di Roberto Baggio, Ayrton Senna, Bjorn Borg, Marco Van Basten, Sebastian Coe, Moreno Argentin, Francesco Moser. Nomi che contengono in sé, tenendo conto delle discipline di cui furono mattatori, le linee guida del piano industriale della nuova Diadora. Polegato junior intende infatti concentrare ogni sforzo su quattro linee di produzione: calcio, tennis, running, ciclismo. La sfida è iniziata con le calzature, a seguire l' abbigliamento e gli accessori. Con una sottolineatura ulteriore: "Crediamo fermamente che lo sport femminile avrà uno sviluppo crescente, sia quanto al pubblico praticante che al ruolo dei campioni. Noi ci saremo". Un esempio al riguardo è l' eloquente accordo definito con gli organizzatori del prossimo Giro d' Italia, laddove per una tappa a cronometro le cicliste avranno la partenza davanti alla sede Diadora e l' arrivo in Geox. A proposito di Geox, a più riprese il suo artefice Mario Moretti Polegato ha indicato nel segmento delle calzature sportive una delle direttrici di ampliamento del business. Lecito dunque chiedere se esistono rischi di sovrapposizione con Diadora. Il neo presidente replica che si tratta di "segmenti del tutto differenti, posto che Diadora esprime una calzatura sportiva con una forte connotazione tecnica". E per questa stessa ragione, sempre secondo Enrico Moretti Polegato "non sono immaginabili sinergie o integrazioni dal punto di vista operativo o distributivo. Parliamo di due ambiti di prodotto e di mercato che non hanno collegamenti". Diadora farà dunque la sua partita da sola, distinta e distante dalla
sorella maggiore Geox, senza che vi sia nemmeno a medio periodo l'
ipotesi di un intreccio di carattere industriale e/o societario. "Siamo
semplicemente figli della stessa madre, che è la nostra finanziaria di
famiglia" conclude Polegato junior, intestatario del 15% della
finanziaria stessa mentre al padre fanno capo le quote rimanenti. La
finanziaria in questione si chiama Lir, titolare del 71% delle azioni
Geox e del patrimonio generato dalla "scarpa che respira" in termini di
dividendi e di proventi della quotazione avvenuta nel 2004.
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Al 31 dicembre 2008 Lir dichiarava a bilancio un patrimonio netto di 850,2 milioni di euro, con un risultato netto di 120,7 milioni (di cui 86,5 milioni di pertinenza diretta della famiglia Polegato). Con una tale robusta "madre" alle spalle, parte il risanamento di Diadora. Il primo passo è consistito in un aumento di capitale di 5 milioni di euro e nel finanziamento dello start up, del circolante e dell' acquisizione del marchio Diadora, senza far ricorso al sistema bancario. Parliamo di start up perché Lir ha rilevato Diadora nel giugno 2009 quand' era in liquidazione, ultimo atto di un precipizio ben descrivibile per numeri. Il valore della produzione di Diadora spa nel 2006 consisteva in 134,9 milioni, sceso a 125,1 milioni l' anno seguente e poi a 114,5 nel 2008. Nel 2006 sono state quindi rilevate all' ultima riga di bilancio perdite per 2,3 milioni, salite a 11,2 milioni nel 2007. Sul risultato del 2006 influiva l' effetto positivo determinato dalla vendita degli zainetti a marchio Invicta, ramo industriale ceduto per 9,8 milioni di euro, per cui la perdita della gestione tipica è stata quantificata in oltre 12 milioni. Il 2008 invece è stato chiuso con un utile di 5,9 milioni, ma dopo partite straordinarie per 15,9 milioni generate dalla costituzione di una jointventure a Hong Kong. Non sorprende dunque che il marchese Gianluca Spinola nel 2008 abbia deciso per la liquidazione della società, tenendo pure conto che al 31 dicembre 2007 i debiti consistevano in 109 milioni, di cui 56,8 con il sistema bancario. Lir, che avrebbe rilevato Diadora per 18 milioni di euro, oggi comunica che la seconda metà del 2009 -annata peraltro del tutto atipica per evidenti ragioni - è stata chiusa con margine operativo lordo leggermente positivo. Da questa situazione parte la sfida di Polegato junior, che sottolinea come "nella costruzione del nuovo fatturato sia stata data maggior enfasi alla qualità che alla quantità. I dati 2009 e 2010 non sono ovviamente comparabili con le annate precedenti, ma siamo convinti che non passerà molto tempo prima di riagguantare i livelli dei tempi d' oro. Siamo in un periodo di transizione, che punta in primis a risanare l' azienda e a far riscoprire il valore di un brand unico, di una straordinaria competenza nella creazione e nella realizzazione del prodotto". Tant' è che nelle pieghe di vecchi bilanci si legge che pure Giorgio Armani e Gianfranco Ferrè si sono affidati all' esperienza Diadora per far produrre, con marchio proprio, varie linee di calzature sportive. Vedremo se e come il nuovo piano industriale saprà recuperare parte dei lavoratori della vecchia Diadora finiti in cassa integrazione. Da principio i dipendenti erano 250, oggi sono un centinaio. "L' azienda era sovradimensionata - conclude il presidente - e le decisioni che sono state prese sono tutte finalizzate a permettere a Diadora di vivere. Il nostro impegno primario rimane rilanciare un marchio dalle altissime potenzialità e generare così un altro fenomeno come Geox, che oggi dà lavoro a migliaia di persone in tutto il mondo".
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