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Poco fair play, Europa spendacciona Il Bayern: "Perché solo noi a posto?" Stampa E-mail
Bilanci e finanza
bayern01g_1.jpg26/01/2012, Giulia Zonca - LaStampa.it
L'Uefa svela i debiti del pallone. Platini all’Italia: «Anche voi
avete gli sceicchi»
L’Europa è sempre la stessa, calcio o politica non fa differenza. Da una parte c’è la Germania che ha già messo i conti a posto e pretende il rispetto delle regole, dall’altro Paesi che ritardano, aspettano o peggio traballano.

L’Uefa ha mostrato i conti del 2010, un avviso per dimostrare che allo stato attuale in pochi potrebbero passare la prova financial fair play. Le squadre di prima divisione dei campionati europei hanno messo insieme un debito di 1,6 miliardi e anche se i ricavi aumentano, nell’ultimo anno sono cresciuti del 9,1 per cento, da 12 a 12,8 miliardi, le spese restano folli e, cosa che più fa inalberare i tedeschi, quasi tutte per gli stipendi dei giocatori. In pochi pensano a rimettere a posto gli stadi, i vivai vengono dimenticati e le entrate vanno direttamente al mercato. Karl Heinz Rumenigge, dirigente del Bayern Monaco è piuttosto esplicito: «Non capisco perché il nostro campionato è già in attivo e gli altri no e soprattutto mi chiedo come mai l’Uefa non abbia ancora spiegato nel dettaglio le conseguenze per chi non metterà i conti a posto. Si parla di multe, di eventuali esclusioni dalla Champions ma si resta sul vago. Hanno avuto tempo per capire come vanno le cose». Ne avranno ancora perché le punizioni per chi scialacqua scattano solo nel 2014 e intendono prenderselo tutto.
Il calcio europeo dà i numeri ma non i nomi. I club che in questo momento stanno partecipando alla simulazione (ovvero il monitoraggio dei bilanci con i canoni del fair play) e oggi sarebbero bocciati sono 13.
Dentro pare esserci il meglio: Manchester United, Chelsea, City, Psg, Barcellona, Real Madrid, Inter, Milan, probabilmente anche la Juve fotografata però prima del nuovo stadio (unico di proprietà per una squadra italiana) che cambia il suo status economico.
Le cifre oscillano e i canoni esistono ma ancora non sono così rigidi da essere una tagliola come pretende la Germania.

Michel Platini ha aperto la strada della sobrietà e la percorre a passi cauti. Sgrida via Sky gli italiani concentrati sugli sceicchi: «Strano che pensiate a City e Psg, l’Inter e il Milan hanno sempre speso troppi soldi. Gli sceicchi erano più in Italia che negli altri Paesi fino a poco tempo fa. Anche Moratti è uno sceicco: mette 100 milioni tutti gli anni». Poi però si fa più politico, attenua e guarda al futuro: «Si stanno facendo degli sforzi». Vero, il Barcellona ha venduto la maglia dopo una vita di resistenza, il mercato langue e nessuno è disposto a staccare maxi assegni. Tevez resta in bilico però i debiti non mettono ancora paura. L’Inter ha spedito l’amministratore delegato Paolillo a promettere ubbidienza e lui prova a mantenere un equilibrio: «Certo che siamo d’accordo con l’Uefa e le regole sono giuste solo è inevitabile che il calcio italiano paghi questo momento». Sarà, ma la Germania è in attivo da 7 anni e ci ha pure fregato un posto in Champions. Magari per cambiare invece di lamentarci dei loro rimproveri potremmo provare a imitarli.
 
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