Il conto per la Federcalcio, da bancarotta, arriva in fondo a pagina 104: «Il totale dei danni patrimoniali è pari ad euro 443.725.200». Quello per l'Inter, seppur indirettamente, sei pagine più avanti, quando si chiede «la "non assegnazione" "ora per allora" del titolo di campione d'Italia per il campionato di calcio per gli anni 2005-06, con conseguente rimodulazione della classifica». Questo chiede la Juve nel ricorso depositato ieri al Tar del Lazio, oltre all'annullamento «ai soli fini risarcitori, dei provvedimenti amministrativi impugnati». Che poi sarebbero gli atti che corrono dall'estate di Calciopoli, anno di disgrazia 2006, fino a quella del 2011, quando il Consiglio della Figc «non decise» sull'esposto juventino per la revoca dello scudetto 2006: quello confiscato ai bianconeri e consegnato all'Inter dall'allora commissario straordinario Guido Rossi. Nulla s'è prescritto, sostiene il club, perché si è di fronte al «cosiddetto illecito continuato»: un «comportamento complessivamente illecito della Figc, protrattosi dal 2006 fino alla fine del 2011».
Zlatan in saldo
L'inventario dei danni, secondo catalogazione juventina, occupa sei pagine: 79.100.000 di euro per la contrazione del fatturato post 2006; 60 milioni per la svendita forzata di parte della rosa; 41,6 milioni per calo dei ricavi tv, sponsor e bando dalla Champions League; altri 110 milioni per «i danni derivanti dalla perdita di valore del marchio "Juventus". E ancora, 133.025.200 euro «per il calo del proprio titolo azionario» e i ritardi per «la costruzione dello stadio». Contestuale, l'accusa alla Federcalcio di aver turbato il mercato: «In seguito alla negligenza della Figc, la quale ha colpevolmente portato a conoscenza degli organi di stampa solamente le intercettazioni riguardanti la società ricorrente (la Juve, ndr), il valore del titolo azionario è sceso da euro 2,10 a euro 1». Le decisioni della Figc, sottolinea il ricorso, causarono «lo
smembramento di una delle squadre più forti del mondo». Ibra viene
elevato quasi a caso esemplare, anche se il documenta cita tutte le
cessioni di quell'estate: «In conseguenza della colpevole condotta
tenuta dalla Figc», la Juve «ha ceduto» all'Inter «il calciatore
Ibrahimovic per un importo pari a 24,8 milioni di euro, realizzando una
plusvalenza nettamente inferiore alla plusvalenza realizzabile». E di
seguito, si cita il prezzo poi pagato dal Barcellona: 69,5 milioni. Lo
stesso, per «Vieira e Thuram», «Cannavaro, Zambrotta ed Emerson».
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Pesi e misure
Nel ricorso, la Juve invoca più volte la «parità di trattamento», a suo
avviso violata. Come dimostrerebbe «l'ampio materiale probatorio» emerso
al processo penale di Napoli nei confronti dell'Inter: «Analogo sotto
il profilo qualitativo e quantitativo a quello utilizzato ai danni»
della Juve. Insomma: «Sul piano di fatto, a fronte di condotte identiche
tenute da numerosi presidenti di società sportive allora partecipanti
al campionato di serie A - tra i quali, si ribadisce, vi è altresì
l'allora presidente della società sportiva risultata campione d'Italia
in seguito all'atto del commissario straordinario del 26 luglio 2006 -
solamente la Juventus ha subito la revoca del titolo conquistato sul
campo, patendo un ingente danno economico e di immagine».
Big Luciano condannato
«Essenziale e determinante» sarebbe anche la sentenza di Napoli, che ha
sì condannato Luciano Moggi, ma rigettato le richieste danni contro la
Juve, assolvendola di fatto come responsabile civile: «La sentenza ha
riconosciuto la totale estraneità della società ricorrente (la Juve,
ndr) rispetto ai fatti di "Calciopoli"». Si indicano i testimoni e
relativi capitoli di prova: si va dal presidente della Figc Giancarlo
Abete a quelli di Inter, Massimo Moratti, e Lazio, Claudio Lotito. Ma il
quesito più curioso riguarda Stefano Filucchi, all'epoca responsabiile
della sicurezza del club nerazzurro: Se è «vero che il signor Filucchi
nelle stagioni 2004-05 e 2005-06 ha percepito un compenso notevolmente
superiore a quello nelle stagioni successive». Cattivi pensieri? |