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Debiti e faide sentimentali. Così scompare il calcio a Trieste Stampa E-mail
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triestina01g.jpg05/01/2012, Beniamino Pagliaro - LaStampa.it
La Procura chiede il fallimento della squadra che fu di Rocco
TRIESTE
Gli albergatori non devono portare fortuna alla Triestina. Il 30 giugno 1994 l’«Unione» falliva per la richiesta del
titolare di un albergo che non era stato pagato. Oggi la squadra che fu di Nereo Rocco rischia la stessa fine. I debiti crescono, e da mesi le cronache locali non si occupano quasi più degli schemi di mister Giuseppe Galderisi, che ha portato la squadra all’undicesimo posto in Lega Pro: il nuovo presidente, Sergio Aletti, ha monopolizzato l’attenzione.

L’immobiliarista lombardo, già proprietario del Ravenna - anche il club romagnolo, finito in serie D, non se la passa bene - arriva a Trieste nell’agosto del 2010 e subito regala sorprese a non finire. All’inizio, nomina la fidanzata alla
presidenza della società, ma in poche settimane l’amore finisce: la presidente accusa Aletti di aver venduto una
partita (Andria-Triestina, 2-1, del 25 settembre). Aletti si riprende la poltrona, e per cacciare la ex, Cristina De Angelis, arriva a chiamare la Polizia. Alle bizzarre abitudini e agli ipotetici progetti di rilancio dello stadio che porta il nome del Paròn Rocco, Aletti somma però nei mesi una crescita dell’indebitamento. Alla vigilia di Natale il presidente finisce pure all’ospedale per un ictus, ma è il 3 gennaio, due giorni fa, che la situazione peggiora. La Guardia di Finanza perquisisce la sede della società e accerta debiti per 6 milioni: la Procura della Repubblica chiede il fallimento, sequestra i conti bancari di Aletti e lo iscrive al registro degli indagati.
Tra i creditori c’è un albergo cittadino, il Daneu, che è diventata la sede operativa di Aletti e la casa di alcuni calciatori. In cassa - le Fiamme gialle lo hanno appurato - non c’è un soldo, ma ieri Aletti ha garantito che entro lunedì, quando è in programma l’udienza preliminare sull’istanza di fallimento, la situazione sarà risolta, e ha minimizzato citando un problema di rateizzazione delle imposte.

La Triestina - un pezzo di storia del calcio italiano, fondata nel 1918 - pare però vicina a un’ennesima caduta: dopo
le glorie della serie A, fino al 1959, il primo tracollo societario è del 1971, con la retrocessione d’ufficio in serie D, la
rinascita e il fallimento del 1994. Aletti, come molti, aveva lanciato l’immancabile promessa: «L’obiettivo è la serie A». Ma una squadra di calcio ha bisogno di investitori, e Trieste non brilla per imprenditorialità. A 50 chilometri dal
miracolo Udinese, la Triestina è da anni in mano ai «forestieri». Il predecessore di Aletti, Stefano Fantinel, aveva
perfino riempito le tribune con spettatori virtuali sponsorizzati, per far quadrare i conti. Ma oggi il fallimento rischia di essere un un’ipotesi alquanto concreta.
 
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