Miranda è una tranquilla cittadina della provincia di Burgos, nella Spagna del Nord. Trentottomila abitanti, un elegante ponte che attraversa il fiume Ebro, una chiesa come quella di S. Nicolò che secondo le guide turistiche «attesta la transizione al gotico». E una squadra di calcio, il Mirandes, che milita nella segunda B (l'equivalente della Prima divisione italiana) autore di un miracolo approdando alle semifinali di Coppa del Re. Battendo l’Espanyol, squadra di Barcellona di serie A, il Mirandes, che nel 2012 compie 85 anni di età, sta già sognando la finale.
OUTSIDER TRA LE OTTO PIÙ FORTI. La squadra di Miranda è il terzo club di segunda B ad agguantare la semifinale nella storia del calcio spagnolo. In passato c'erano riuscite il Deportivo Logrono nel lontano 1931 e più recentemente, nel 2002, il Figueres.
A rendere ancor più bello il traguardo del Mirandes è stato il gol quando tutto sembrava perduto che ha permesso alla squadra di raggiungere la semifinale. Con l'Espanyol in vantaggio grazie a un errore della difesa del Mirandes, la squadra di casa non si è lasciata scoraggiare e a 10 minuti dalla fine è arrivato prima il pareggio di Pablo Infante e a tempo scaduto il 2-1 di Caneda.
In Spagna tensioni tra i club e i calciatori
Il calcio spagnolo è oberato dai debiti e molte squadre faticano a pagare i giocatori, tanto che hanno dovuto ricorrere alla Ley concursal, la legge che aiuta le aziende in crisi consentendo di pagare il 50% dei salari e di spalmare i debiti in più anni. Una questione che ha portato al clamoroso sciopero dei calciatori ad agosto 2011. Ma nella profonda provincia Nord della Spagna le squadre non hanno bisogno di incrociare le braccia.
SQUADRA NATA NEL 1927. Il Mirandes, nato il 3 maggio del 1927, ha sponsor importanti come la Coca Cola e la Caja de Burgos, ma anche il ristorante locale El Horno de San Juan e la Regione della Castilla e León.
Il presidente del club è Ramiro Revuelta, proprietario di un’omonima compagnia di assicurazioni con sede a Miranda. E in un mondo dove chi raggiunge un obiettivo è pronto a battere cassa, dopo la vittoria in Coppa, Revuelta non si è trovato alla porta i suoi giocatori che, per uno stipendio migliore preferiscono cercarsi un secondo lavoro.
IL GOLEADOR LAVORA IN BANCA. Uno di questi è Infante, che all'Espanyol aveva già segnato all’andata, quando il Mirandes aveva perso 3-2 a Barcellona. Finita la partita, mentre i compagni di squadra si ritiravano in un albergo della città catalana in attesa del volo fissato per la mattina successiva, il capitano era già al volante della sua auto. Ad attenderlo, oltre 500 chilometri per Valle de Losa, il paese dove vive. Giusto il tempo di ricevere i complimenti della moglie per il gol ed era già tempo di risalire in macchina, destinazione Quincoces, dove alle 8.30 del mattino apre tutti i giorni la filiale della banca di Burgos.
FERIE PER GIOCARE A CALCIO. Con lo stipendio del Mirandes, infatti, Infante non riesce a mantenere la famiglia. E pensare che il goleador della squadra spesso deve chiedere addirittura le ferie per giocare. Come nel match di andata contro l'Espanyol, quando ha chiesto alla direzione solo la giornata di martedì, perché mercoledì mattina era già dietro lo sportello.
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«Le ferie preferisco tenerle per l’estate», ha spiegato Infante. Quasi
ogni giorno, il capitano percorre 100 chilometri per andare e tornare
dall’allenamento e trova anche il tempo per il lavorare.
Capocannoniere da 30 mila euro all'anno
Eppure la vita casa-lavoro-calcio non ha sfiancato il capitano del
Mirandes. Tutt’altro. Infante è infatti capocannoniere della Coppa del
Re con sette gol: un traguardo che gli ha permesso di far meglio di
Lionel Messi e Cristiano Ronaldo, fermi a due reti.
Al di là dei centri in Coppa, però, tra Infante e i campioni di Barcellona e Real Madrid, non c'è storia.
Il tre volte Pallone d’oro Messi guadagna 10,5 milioni di euro all’anno, mentre Ronaldo arriva a 1 milione al mese. Infante, invece, dichiara 30 mila euro a stagione, ma non gli importa più di tanto. La Liga la lascia volentieri ai grandi nomi. Al massimo, vorrebbe conquistarla con l’attuale maglia.
FEDELE AL CLUB A VITA. Il capitano del Mirandes ha infatti spiegato che dal suo club non andrebbe mai via, neppure per giocare in squadre più prestigiose: è pur sempre la formazione che lo ha valorizzato. Non l’ha lasciata nemmeno il giorno del suo matrimonio. La prima notte di nozze, nel 2011, ha mandato la sposina in bianco: il giorno dopo c’era la finale dei playoff per la promozione in secunda B: «Mia moglie ha capito e mi ha appoggiato». Peccato che poi abbia perso la sfida.
Pouso, il tecnico che riparte dalla segunda B
Il capitano del Mirandes non è l'unico protagonista di questa storia di calcio di provincia.
La guida dei rossoneri è Juan Carlos Pouso, tecnico classe 1960 che ha costruito una squadra solida in difesa (otto gol presi in 21 partite) e che ha sempre allenato nelle serie minori. Fino al 2009, oltre a dare indicazioni dalla panchina dell’Eibar (serie B), lavorava anche per una grossa compagnia spagnola di navigazione per arrivare a fine mese. Poi l'azienda fallì nello stesso periodo in cui Pouso fu esonerato dalla squadra. E ora sta ripartendo da Burgos. Pardon, dalla «Repubblica indipendente di Miranda: così mi dissero dove ero capitato il primo giorno di lavoro», ha raccontato l'allenatore, «ora capisco. Qui c’è un grande attaccamento alla squadra».
STADIO DA 6 MILA POSTI. Lo stadio della squadra, l'Anduva, conta 6 mila posti, tutti vicinissimi al campo. Contro l'Espanyol è stato trasformato in un catino ruggente, tanto che i giornalisti presenti hanno ribattezzato l'impianto di Miranda in un «inferno».
L'Anduva, però, ha rischiato di non ospitare l'Athletic Bilbao. La Federazione spagnola avrebbe voluto spostare il match a Burgos, visto che i baschi, a non più di 80 chilometri hanno bruciato i biglietti in vendita in una sola sera. Dopo giorni di contrattazioni, il Mirandes è riuscito a convincere la Federazione e mercoledì 1 febbraio può giocare sul suo campo. L'Athletic Bilbao è avvisato: dal catino di Miranda uscire con la vittoria è diventata un'impresa.
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