Home arrow Dai media: Articoli dalla stampa arrow Eventi sportivi arrow È ancora Euro Grecia nel calcio non c'è crisi
Iscrizione Newsletter
libreria dello sport
Gli implacabili
di Giorgio Cimbrico
anno 2011
Tre atti e due tempi
di Giorgio Faletti
anno 2011
Consorzio Business e Sport

ARTICOLIDALLASTAMPA

È ancora Euro Grecia nel calcio non c'è crisi Stampa E-mail
Eventi sportivi
grecia02.jpg12/10/2011, Giulia Zonca - La Stampa
Bancarotta e scommesse: la nazionale resiste. L'idolo Charisteas decisivo in Georgia

La nazionale delle sorprese non si ferma mai. La Grecia sommersa dal debito pubblico, infangata dal calcio scommesse e devastata dalla crisi sociale si è qualificata all'Europeo del 2012. E per una volta la gente è scesa in piazza a volto scoperto e senza bombe carta.

La nazionale ha resistito a tutto, ha battuto la Georgia fuori casa 2-1 e con una formazione d'emergenza, solo l'ultimo atto di una storia al contrario: mentre lo stato collassava, la squadra di calcio cresceva. Sedici risultati utili consecutivi, mai una sconfitta da quando Fernando Santos è diventato ct, dall'11 agosto 2010. Allora l'economia già era mal ridotta, gli studenti in rivolta, avamposto di uno stato al collasso. Ma Santos, portoghese ottimista, ex allenatore del Benfica, più volte licenziato in carriera, ha sempre distratto i giocatori dalla cronaca. Ha evitato che si identificassero con il disastro e li ha motivati: «Loro sanno di essere l'esempio positivo, la dimostrazione che qualcosa di buono a cui aggrapparsi c'è». Eppure anche il calcio si è frantumato, la nazionale è rimasta l'unica isola felice.

L'estate scorsa i presidenti delle società hanno sfilato in tv in manette, campionato in forse, una retata per il calcioscommesse di proporzioni oceaniche e tante recriminazioni a creare altro disagio, altra tensione. I club si sono sentiti messi in mezzo: «Siccome il Paese va al diavolo cercano di spostare l'attenzione dell'opinione pubblica altrove». Insomma è finita in farsa, sembrava dovessero radere al suolo la federazione e sono retrocesse solo due squadre, neanche tra le più forti: Olympiakos Volos e Kavala. Risultato: credibilità zero e tifo ancora più violento, come se la mancata mannaia avesse liberato gli istinti peggiori. In prima divisione gli stipendi girano ancora, sotto le buste paga arrivano a intermittenza. Olympiacos e Panathinaikos sono indebitate rispettivamente per 97 e 81 milioni di euro, la recessione stritola le società. Non la nazionale abituata alle grandi imprese.
Nel 2004 la Grecia ha vinto gli Europei, non erano quotati, neanche controllati e con un calcio orribile che ha trasformato il catenaccio in trincea è arrivata fino in fondo. Il gol decisivo nella finale contro il Portogallo lo ha segnato Angelos Charisteas, l'uomo del destino che ha firmato anche la rete della vittoria ieri sera in Georgia. Inizio in salita, la Grecia va sotto dopo 20 minuti e per un tempo boccheggia, spaesata come se qualcuno avesse rotto l'incantesimo. Poi la sveglia: la Georgia resta in dieci, Giorgos Fotakis pareggia e Christeas chiude i conti.

Il grande vecchio, ormai trasformato in leggenda, era fuori dal giro della nazionale e ai margini del pallone che conta. Dopo aver fatto il giro d'Europa e indossato maglie di squadre tedesche e olandesi è tornato in patria a maturare la pensione e Santos lo ha riesumato solo per le ultime due partite, costretto da un'epidemia di infortuni. Adesso Santos gioca a fare il saggio, «sapevo di poter contare su di lui», in realtà non aveva alternative, come l'intera Grecia del resto: la nazionale è tutto quel che resta.
 
< Prec.   Pros. >
torna su