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Mondiali di rugby, di nuoto, di atletica: il baricentro sportivo del 2011 è fuori dall'Occidente Stampa E-mail
Eventi sportivi
rugby-coppa-mondo03.jpg15/09/2011, Giacomo Bagnasco- Il  Sole24Ore.com
In un'annata economica problematica (se ci si passa l'eufemismo) per il mondo occidentale in genere, coincidenza vuole che anche gli avvenimenti sportivi più importanti si tengano su altre sponde. Le tigri asiatiche hanno azzannato, nel corso dell'estate, i Mondiali di nuoto (a Shanghai) e quelli di atletica (a Daegu, in Corea del Sud).
Ancora più esotica la sede della Coppa del mondo di rugby, tornata alle origini neozelandesi, a quel 1987 che vide Auckland come centro principale della prima edizione del torneo.

L'anno prossimo grande rivinvita del Vecchio Continente, grazie alle Olimpiadi di Londra. E l'Inghilterra si è aggiudicata anche la Coppa del mondo di rugby del 2015. Però ha dovuto rinunciare all'"hat-trick" (la tripletta), perché i Mondiali di calcio del 2018 si svolgeranno in Russia (battute anche le candidature di Belgio-Olanda e Spagna-Portogallo). E nel 2022 la massima manifestazione del football si svolgerà per la prima volta in un Paese arabo, quel Qatar che nelle preferenze ha superato addirittura gli Usa, con tanto di delusione cocente da parte di Barack Obama.

A proposito di novità, non siamo poi troppo lontani dalla prima Olimpiade sudamericana: toccherà a Rio de Janeiro ospitarlanel 2016, dopo che nel 2014 lo stesso Brasile, sempre con Rio in testa, si godrà i Mondiali di calcio. Un'accoppiata che in passato è riuscita altre tre volte: al Messico (Olimpiadi 1968 e Mondiali 1970), alla Germania (Olimpiadi 1972 e Mondiali 1974, sempre con Monaco di Baviera in prima fila) e agli Stati Uniti, con i Mondiali del 1994 e le Olimpiadi di Atlanta del 1996. Una scelta, quest'ultima, che suscitò parecchie polemiche. Si dava quasi per scontato che dovesse toccare ad Atene, che 100 anni prima aveva ospitato la prima edizione dei Giochi moderni. E invece spuntò Atlanta, forte di uno sponsor come la Coca Cola, che ha sede proprio nella capitale dello stato della Georgia. D'altronde, per venire a un esempio più recente, la presenza della Samsung a Daegu ha avuto il suo grosso peso nell'assegnazione dei Mondiali di atletica 2011.
Il fattore economico ha un'importanza sempre più forte, ma, nel caso dei Mondiali di rugby in Nuova Zelanda, la scelta è stata fatta più con il cuore che pensando agli interessi in gioco. Il numero di fan dall'estero è relativamente basso (non dovrebbe arrivare a 100mila), nei Paesi "rugbofili" per eccellenza più popolati – sostanzialmente Francia e Gran Bretagna – le partite in orario mattutino non sono il massimo per la audience. Molti degli stadi hanno capienze ridotte, fino a un minimo di 15mila spettatori. Un esempio? Quello di Rotorua - con le collinette al posto delle curve - è veramente delizioso, ma, come diversi altri, non sembra più al passo con una manifestazione che si piazza ormai dopo le Olimpiadi e i Mondiali di calcio.

Gli stessi neozelandesi sono consci del fatto che probabilmente questi Mondiali saranno gli ultimi in casa loro. Anche perché l'International rugby Board guadagnerà il 25% in meno dei 122 milioni di sterline (netti) incassati con Francia 2007. Così - nonostante la candidatura presentata dall'Italia -il 2015 è dell'Inghilterra e il 2019 sarà del Giappone, con stadi adatti alla bisogna e sponsor ben disposti. L'alternanza finora sempre rispettata dovrebbe riportare la competizione in Europa nel 2023. Per il nostro Paese è una nuova chance: ma pare che la Francia si sia già rifatta avanti. Sarà dura.
 
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