I ragazzi della U-19 di calcioa5 vanno agli allenamenti in Ferrari e poi «ciondolano per il campo perché non sanno cosa sia la fatica e soprattutto non vogliono che qualcuno glielo spieghi», racconta Luigi Papasodaro, l' italiano che allena le nazionali minori qatarine e che un giorno, tanti anni fa, per conto della federazione, telefonò a Cannavaro in scadenza col Real Madrid: «Ti interesserebbe giocare in Qatar?». La modesta offerta era 6 mln a salire. Fabio preferì Dubai. In questo Qatar ramificato su modelli occidentali, la cultura sportiva non ha mai attecchito, proprio non sanno cos' è. Chi non ha fame non concepisce sacrifici in allenamento. Per questo sono costretti alla nazionalizzazione selvaggia. Paradosso. Nel 2022 il mondiale del calcio di Blatter sbarcherà nel paese in cui non esiste la parola "budget", ma la cui nazionale, che potrebbe essere il Qatar del futuro presidente della Fifa (Bin Hammam), non è in grado di offrire un solo calciatore indigeno: «Brasiliani, ecuadoreñi, egiziani, del Bahrein, persino del Sudan». C' è anche il brasiliano Montezine, 3 anni al Napoli. Il francese Bruno Metsu (ricordate il Senegal 2002?) ha lasciato da poco il suo incarico da ct per allenare l' Al Gharafa: «Non esiste la possibilità di programmare - dice Metsu - puoi solo prendere mercenari d' altri paesi, magari scarsi o scartati dal loro Paese. U n ' i d e a p i a t t a dello sport». Al suo posto Rajevac, ex ct del Ghana: «Spero non s' illuda di trovare un altro Ghana». I club della serie A sono straricchi ma non provvedono al mercato: ci pensa direttamente la Federcalcio. Che cerca e investe per loro. Raramente si intercetta un "locale" motivato e di qualità. Ma se succede la federazione è pronta a pagargli tutto, anche gli s t u d i a O x f o r d . Magari a c a m pionato fermo (12 squadre, si gioca fino ad aprile). Incide un fattore genetico: si sposano quasi sempre fra cugini. E il risultato di questi incroci è che Abdul, figlio del miliardario che dopo aver acquistato altre due banche vorrebbe, nel 2012, tentare la scalata al Manchester United, è volenteroso, ha piedi buoni, si contenta di giocare per hobby su campi d' erba semplicemente perfetti ma non ha alcuna voglia di dimagrire: metà degli uomini è come lui, l' altra metà è macilenta.
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Hanno un progetto di joint venture con alc u n i v i vai d' Europa
(Atalanta, Osasuna). «Ma non se ne farà niente». Anche una gestione
emotiva della ricchezza rallenta il sistema. Quattro anni fa l' Al
Gharafa (l' attuale squadra di Juninho Pernambucano campione in carica)
vinse la semifinale di Coppa dell' Emiro contro l' Al Sadd (come dire
InterJuventus). Travolto dall' entusiasmo, il suo presidente spalancò la
cassaforte davanti ai giocatori e disse: «Sono tutti vostri». E cadde in estasi sulla poltrona. A causa di quella bravata, per tre
mesi magazzinieri, tecnici e preparatori dell' Al Gharafa rimasero senza
stipendio. C' era anche Papasodaro: «Gli unici a non essere pagati in
Qatar... «. Altra scenetta: l' aspirante futuro presidente Fifa Bin
Hammam, preoccupato che a Doha per la recente finale di Coppa d' Asia,
Giappone-Australia, potessero esserci vuoti in tribuna, con 200 euro a
testa "costrinse" 10 mila indiani, pakistani e cingalesi ad andare allo
stadio. Risultato: 3 mila tifosi giapponesi e australiani, biglietto in
mano, non riuscirono a entrare. «Ma sarà un gran mondiale. Io ci sto già
lavorando, come vede», assicura Bora Milutinovic, coinvolto nello staff
2022. «Il caldo? Non sarà un problema. Qui refrigerano pure i
pensieri». Essendo il primo mondiale "in un giardino privato", con stadi
molto vicini fra loro, l' unico problema sarà separare le tifoserie. La
federazione ha offerto 22 mln a Guardiola per guidare la nazionale più
stravagante del mondo verso non si sa cosa. Pep ha cortesemente
rifiutato. Juninho ha fatto vincere lo scudetto all' Al Gharafa nel
2010. Ma dopo 2 anni non ne può più. Adesso è arrivato l' ex juventino
Kapo: prima partita due gol. Ma non è un mostro. È che il livello della
loro serie A è quello della nostra D: una star può fare due/tre numeri,
mai la differenza. Costruiranno stadi a forma di dhow (la prua della
nave tradizionale) e di conchiglia di mare. Ma per riempire di qatarini
la nazionale e di passione le tribune, 11 anni sembrano più corti del
fischio di un arbitro. |