Fai il rettilineo, curvi a destra in direzione oriente e alla fine del viaggio, 70 chilometri a nordest dal centro di Mosca, c' è il Moscow Raceway. Un circuito all' avanguardia in via di completamento (fine lavori giugno prossimo), 4 chilometri di asfalto d' autore progettati dal celeberrimo motor-architetto tedesco Hermann Tilke, costati 120 milioni di euro e pronti a ospitare, il 26 agosto 2012, il round russo del Mondiale Superbike. Sarà il primo evento motoristico in questa terra, un fatto storico e insieme l' ennesimo segno della schizofrenia spinta dello sport moderno sempre a caccia di nuovi mercati anche dove di certi show non si coltivano né memoria né passione. Fa niente insomma se la cosiddetta «cultura» motoristica è una faccenda soprattutto di una certa Europa e da queste parti la motocicletta è ancora un' entità aliena. Spagna o Italia sono mercati saturi, in crisi, e tutto il Vecchio Continente ha i suoi bei problemi. Le nuove frontiere giustamente stanno altrove, per rendersene conto basta camminare un pomeriggio per Mosca, illuminata e ricca come una New York d' Oriente. E allora si diversifica. Anche perché poi - perché no? - la cultura se non c' è nascerà, com' è accaduto (o si spera accadrà) in altri porti dove gli sport motoristici sono già sbarcati: Medio Oriente, India, Cina, Corea. A piantare la bandiera in Russia è il mondo Superbike, l' altra faccia della MotoGp: non prototipi ma moto derivate di serie, l' idea di uno sport più vicino al motociclista di tutti i giorni e ai portafogli degli investitori, gare sempre spettacolari e piloti che, dismessi più o meno a ragione dall' altra parte, qui trovano nuove vite, come nel caso dell' ultimo campione del mondo Carlos Checa, di Max Biaggi, iridato nel 2010, o di Marco Melandri. La Superbike è una bella e lunga storia nata nel 1988, uno sport che funziona (vanta 6 Case iscritte contro le 3 della MotoGp) e un business che tira, seguito in 175 paesi e in crescita costante di audience televisiva.
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Questo perché il suo boss Paolo Flammini, Ceo della Infront Motor
Sports, una delle più grandi società di marketing sportivo e di
organizzazioni eventi del mondo, è un tipo che guarda lontano. Un anno
fa ha incontrato Alexander Yakhnich, imprenditore a capo di una società
immobiliare che lavora con la Sberbak, la più grande banca russa. La
moglie di Alexander, Nadia, è pilota di moto e anche per lei il marito
ha creato la Yakhnich MotorSports, per la quale corre pure Vladimir
Leonov, al momento l' unico rider russo degno di questo nome. Il manager romano e il tycoon moscovita si sono trovati in sintonia,
hanno fiutato il business e hanno siglato un accordo che Flammini, nella
presentazione di ieri nel centro di Mosca, ha definito «una grande
avventura, oltre che un bel modo per festeggiare le nostre 25 stagioni.
La missione è cercare di entrare nei mercati emergenti. Com' è accaduto
in Asia, dove anche la Sbk approderà prima o poi, speriamo accada qui in
Russia». L' intesa, secondo cui YMS diventa l' organizzatrice e
promoter del round russo del campionato, avrà durata decennale («Sarà
una lunga partnership», assicura Flammini) e si inserisce in un percorso
generale di sviluppo sportivo-economico della Russia che prevede i
Giochi Olimpici del 2014 a Sochi (dove nello stesso anno arriverà la F1)
e i Mondiali di calcio del 2018. Anche per questo qui non si prevedono
certi flop come quelli di Shanghai o di Istanbul, dove la moto è apparsa
e subito scomparsa. Al Moscow Raceway, invece, rischia di raddoppiare,
perché i gestori del circuito ammettono che «ci sono delle trattative in
corso con la MotoGp». Per il 2013, forse. Oppure per l' anno dopo. Il
presente però si chiama Superbike, la prima capace di portare motori e
due ruote dove una volta c' erano falce e martello. Se non è una
rivoluzione, ci assomiglia molto. |