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Il Nido dei dubbi, da icona a seccatura |
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Impianti sportivi
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03/08/2011, Marco Del Corona- Corriere della Sera.it
Supercoppa Costato 400 milioni di euro, il simbolo dei Giochi 2008 ne richiede 18 di manutenzione Gli altri
Lo stadio usato (poco) per concerti, gare tra auto, giochi con la neve Il Watercube è diventato un centro ricreativo, altri stadi sono stati demoliti
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| Da lontano è come se l' Olimpiade non fosse mai finita. Il Nido d' uccello domina la spianata nel semicentro nord di Pechino, territorio di turisti cinesi. La sagoma dello stadio si gode la definitiva metamorfosi in icona. Eppure, da vicino, lo stadio olimpico sconta - tre anni dopo - un' usura dovuta a un utilizzo saltuario e spesso improprio. Irripetibili i 90-100 mila spettatori della capacità massima, e va bene. L' erba per il derby di Supercoppa di sabato è cresciuta altrove, niente di male. Ma lì dentro è successo di tutto: partite di calcio, come la Supercoppa 2009 in cui la Lazio stese l' Inter 2-1, ma rare; poi gare automobilistiche, un parco giochi con la neve in inverno, una «Turandot» con la regia di Zhang Yimou e un' acustica avventurosa, un concerto di Jackie Chan... È un monumento allo sport che rischia di diventare un monumento e basta. Poco sport e, invece, un' onerosa eredità olimpica. Dovrebbe essere costato sui tre miliardi e mezzo di renminbi, circa 400 milioni di euro, ma subito dopo la chiusura dei Giochi di Pechino i calcoli su come mantenerlo si sono fatti ardui, nonostante i circa 30 milioni di euro di introiti del primo anno. Le stime sui costi della manutenzione oscillano fra i 12 e i 18 milioni di euro l' anno, e nel 2008 l' ex vice manager Yang Weiying aveva previsto l' attivo solo dopo 30 anni. Ecco allora un ronzare di ipotesi, dalla sponsorizzazione Adidas da 8 milioni di euro (2009) alla trasformazione in centro commerciale. Il Watercube - il palazzetto del nuoto - ha patito meno pressioni,
costruito com' era grazie a donazioni: rinato come centro ricreativo, ha
sposato la linea dello sfruttamento commerciale (lancio di modelli Bmw,
di prodotti Lancôme), fino a dare il suo nome a un liquore.
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Altri impianti conoscono mesti riutilizzi o trasformazioni funzionali,
alcuni (vedi lo stadio del baseball di Wukesong) sono stati demoliti.
Unico, il Nido. Anche nella capacità di essere metafora della Cina
recente. Già da cantiere rappresentava la volontà olimpica della Cina
ottimista, in procinto di diventare potenza. Concepito dallo studio
Herzog & de Meuron e dal designer Ai Weiwei nel 2003, lo stadio ha
accolto i trionfi dei Giochi, nido - davvero - dell' orgoglio di una
nazione. Dopo l' Olimpiade, l' incertezza sul suo destino pareva
riflettere il graduale assestarsi della Cina come seconda potenza
mondiale ma dubbiosa sul ruolo globale da interpretare, inquieta per le
responsabilità che le si chiede di assumere. Adesso che si allargano le
preoccupazioni per l' ordine sociale e i nervosismi per i nuovi assetti
della leadership del 2012, suona ironico il legame del Nido d' uccello
col nome di Ai Weiwei. Oggi Ai non è più un critico del potere coperto
da una tacita immunità, corteggiato dal Partito comunista, ma un
dissidente che ha sperimentato la detenzione. Chi, all' estero, non lo
conosceva per lo stadio, ora sa di Ai per la mobilitazione di artisti e
attivisti in suo favore. Effetti ritardati di un' Olimpiade. |
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