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STADI/ Francesco Giro: la Legge serve, ma necessario seguire modello della Juve Stampa E-mail
Impianti sportivi
stadio-olimpico03.jpg16/09/2011, Redazione- Romacapitalenews.it
“La legge sugli stadi ferma in Parlamento aveva lo scopo importante di accelerare le procedure affidando ai Comuni poteri più certi e più forti per portare avanti lo studio di fattibilità del nuovo stadio, corredato dal piano finanziario promosso dal soggetto proponente ovvero la società sportiva o i soggeti privati e pubblici coinvolti dalla società sportiva stessa nella realizzazione del progetto.
Ciò per evitare che passino 10 anni dal progetto come è accaduto a Torino. Il ministero dei beni culturali ha chiesto un approfondimento del testo della legge e ha ricordato che la costruzione di uno o di più impianti sportivi oppure l’adeguamento funzionale e ammodernamento di quelli esistenti non poteva trasformarsi nel palese pretesto per aprire la strada in tutti i Comuni d’Italia alla realizzazione di pesanti interventi edificatori”.
Così, in una nota, Francesco Giro, sottosegretario ai beni e attività culturali. “L’apertura del nuovo stadio della Juventus – continua – può rappresentare un modello virtuoso da seguire e da replicare anche a Roma perchè in quel caso la legittima sostenibilità economica e finanziaria del progetto è associata ad una serie di interventi edili e di marketing collaterali che puntano alla realizzazione di strutture e di servizi strettamente legate alla vocazione sportiva dello stadio e ad esso omogenee come ristoranti a tema, bar, punti ristoro e aree verdi attrezzate per il tempo libero, centri commerciali collegati allo stadio, tribune, palchi-suites e foyer da destinare a grandi aziende che volessero offrirle ai loro clienti, parcheggi, proposte di sponsoring come il “naming right” che assegna allo sponsor la possibilità di unire il suo nome allo stadio, fino ad una serie di inziative mirate alla difesa del marchio commerciale della squadra per contrastare l’abusivismo commerciale nei dintorni dello Stadio. Sono come si vede tutte operazioni “dello” stadio e non “accanto” allo stadio e tutte legate all’immagine della squadra proprietaria dell’impianto e finalizzate a offrire servizi migliori e di qualità agli spettatori.
Grandi operazioni di commercializzazione dello stadio piuttosto che interventi edilizi proprio per garantire l’equilibrio economico e finanziario della costruzione dell’impianto e per far sì che anche le società sportive italiane abbiamo uno stadio di proprietà i cui ricavi oggi fermi mediamente al 13% del totale degli introiti e legati esclusivamente al ticketing e non a servizi aggiuntivi di qualità, possano raggiungere la media europea del 27% di Inghilterra e Germania. Il caso della Juventus è emblematico. Ha incassato lo scorso anno dallo stadio 11 milioni di euro, l’8% del fatturato. Con il nuovo stadio punta ad incassarne il triplo, 32, pari al 20% del fatturato. Senza considerare che mentre in Europa gli stadi sono sempre al limite dello loro capienza e viaggiano fra l’80 e il 90%, in Italia sono sempre più vuoti. Ma per riempirli servono servizi agli spettatori e alle loro famiglie che rendono economicamnete sostenibile e vantaggioso la costruzione dell’impianto come ci insegna oggi la Juventus”.
 
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