Home arrow Dai media: Articoli dalla stampa arrow In Fuorigioco arrow Processo sportivo per Inter e Milan sulle plusvalenze
libreria dello sport

di
anno

ARTICOLIDALLASTAMPA

Processo sportivo per Inter e Milan sulle plusvalenze Stampa E-mail
5 febbraio 2008, Il Sole24 ORE

milaninter.jpgIl processo penale lo avevano evitato, quello sportivo no. Milan e Inter sono state infatti deferite per i presunti falsi in bilancio legati alla compravendita dei giocatori: una delle inchieste più lunghe della Federcalcio, quella appunto sulle cosidette plusvalenze, è arrivata all' atteso giro di boa.
Il capo della superprocura Stefano Palazzi ha infatti aspettato che arrivasse la decisione della magistratura ordinaria prima di emettere i provvedimenti: tutti rinviati a giudizio sportivo, i due club milanesi per responsabilità diretta, e alcuni dirigenti, tra cui il vicepresidente rossonero Adriano Galliani. L'accusa però non è grave (anche se la cosa può sembrare paradossale): si tratta della violazione dell'articolo 1, quello della lealtà e correttezza sportiva. Tutti rischiano dunque solo un'ammenda e eventualmente una diffida. Certo non penalizzazioni. Si chiude così, in attesa delle decisioni che prenderanno gli organi di giustizia federale, la lunga vicenda nata dalla denuncia-esposto sul cosidetto doping amministrativo attivata dall'ex patron del Bologna Giuseppe Gazzoni Frascara. In particolare erano stati passati al setaccio gli anni dal 2003 al 2005 (con la conseguente iscrizione al campionato 2005-06) per analizzare gli escamotage contabili adottati dai club sulla compravendita dei giocatori: sotto i riflettori alcuni scambi proprio tra le due società, come quello di Simone Brunelli, portiere passato dalle giovanili del Milan all'Inter e valutato, al tempo del trasferimento, tre milioni di euro.  Sul filone milanese della più ampia vicenda sul doping amministrativo aveva voluto far luce anche l'ex capo dell' ufficio indagini dell'era Calciopoli Francesco Saverio Borrelli. Il magistrato in pensione prestato al pallone aveva infatti lasciato in eredità tutto il fascicolo a Palazzi. Il procuratore federale ha però atteso che si completasse l'iter della giustizia ordinaria che indagava sulla vicenda: e proprio il 31 gennaio scorso la Procura di Milano, ribaltando la richiesta del pm Nocerino titolare dell'inchiesta del 24 settembre scorso di processare sia Galliani che Moratti, ha prosciolto le due società perchè «il fatto non costituisce reato» e ha archiviato la posizione del patron nerazzurro. Palazzi invece ha chiesto il giudizio sportivo, stralciando la posizione di altri tre club sotto inchiesta: Parma, Sampdoria e Chievo. Nei deferimenti non c'è Massimo Moratti, mentre compare Galliani che deve rispondere della violazione del principio di lealtà «per aver sottoscritto alcuni contratti» dei giocatori «con abnorme e strumentale valutazione», ma anche per «aver contabilizzato nel bilancio chiuso al 30 giugno 2003 delle plusvalenze fittizie derivanti dalla stipula dei contratti di cessione con corrispettivi di gran lunga superiori a quelli realmente attribuibili». Per l'Inter deferiti Gabriele Oriali (all'epoca dei fatti direttore tecnico), Masimo Moretti (ex dg) Mauro Gambaro (all'epoca dei fatti amministratore delegato) e Rinaldo Ghelfi (ad e poi vicepresidente). Anche per i dirigenti nerazzurri l'accusa è la stessa: aver sottoscritto contratti con valutazioni «abnormi». L'Inter però di difende, ribadendo la «correttezza e l'assoluta conformità dei propri bilanci alla legge».
 
< Prec.   Pros. >
torna su