MILANO - Si chiude un anno tribolato per la Lega di Serie A, che ancora non ha limato tutte le differenze con l'Assocalciatori circa la normativa sul collegio arbitrale (scoglio che, di fatto, ha portato allo sciopero della prima di campionato) e con un presidente che, complice il nuovo incarico in Unicredit, è stato di fatto sfiduciato. Maurizio Beretta, però, appare soddisfatto nel giudizio sul 2011 che va chiudendosi, soprattutto in merito alla questione dei diritti televisivi: "Non sarei drastico come lo sono in molti, nel valutare né il lavoro né il clima che c'è all'interno della Lega - dice a Sky il n.1 della 'Confindustria del calcio' - vorrei ricordare che noi abbiamo per la prima volta dalla stagione 2010-2011 applicato un sistema di funzionamento completamente nuovo, si è passati dai diritti soggettivi a quelli collettivi fissati da una legge dello Stato italiano. La Lega ha venduto i diritti, poi ha dovuto trovare i meccanismi per distribuire questa cifra, che rappresenta all'incirca il 70% dei ricavi complessivi del calcio italiano di serie A. Che si discuta, che ci si confronti, che ci siano dibattiti anche aspri, per spartirsi questa torta, lo trovo abbastanza fisiologico".
"PUNTIAMO A GRANDI ACCORDI COLLETTIVI" - "Sarei stato più preoccupato se ci fosse stato un atteggiamento non attento ad un cambio così epocale - ammette Beretta - la Lega i suoi accordi li trova, abbiamo trovato il modo di dividere i diritti per il primo biennio, abbiamo venduto i diritti del 2012-2015 con un sensibile aumento. Dentro l'assemblea va costruito l'accordo per trovare una soluzione che abbia una vasta maggioranza. I nodi da sciogliere? Quelli grandi li abbiamo affrontati e risolti, c'è davanti il problema di impostare i ragionamenti per dividere i proventi 2012-2015, guardare ad una serie di sponsorizzazioni collettive, nel frattempo abbiamo rinnovato con Nike per i palloni dei prossimi anni".
"18 SQUADRE IN SERIE A? PROCESSO LUNGO" - In molti, tra gli addetti ai lavori, chiedono un ritorno ad una Serie A a 18 squadre, tema sul quale Beretta prende tempo: "La posizione della Lega sarà quella che verrà portata in discussione quando la maggioranza dell'assemblea la chiederà - dice il presidente della Lega - siamo stati già impegnati nei mesi scorsi con un tavolo di riforme aperto in Figc che ha confermato che con le regole in vigore nessuno è in grado di decidere per sé.
|
Un numero diverso di squadre prevede un meccanismo ed un accordo anche con le altre Leghe, sono processi che devono essere avviati, innestati e che hanno un percorso decisionale complesso che non è solo nelle mani di un singolo soggetto. Sarebbe un utile elemento di riflessione ragionare anche sulle rose, ma tutto deve essere guardato con l'ottica di dare al calcio italiano il massimo di sostenibilità nel tempo ed un equilibrio economico guardando al fair play finanziario".
"SCUDETTO 2006 NON E' AFFAR NOSTRO" - Tra i tempi caldi del calcio italiano, c'è, come sempre, quello riguardante Calciopoli, reso nuovamente d'attualità dal tavolo della pace organizzato, con esiti al di sotto delle aspettative, dal presidente del Coni Gianni Petrucci: "E' un problema che non è mai arrivato sul tavolo della Lega ed è giusto che non ci arrivi - dice non senza sollievo Maurizio Beretta - Inter e Juventus, dal mio punto di vista, sono due società che lavorano in Lega con grande capacità collaborativa".
"NO A CRISI AL BUIO" - Sulla questione del passaggio di mano in testa alla Lega, Beretta si dichiara pronto a farsi da parte, a patto che ci sia un successore pronto: "Credo che sia importante che si trovi un accordo su un successore che soddisfi le società, che abbia un largo consenso - spiega il presidente - io aspetto solo un segnale in questa direzione per convocare l'assemblea elettiva, perché sarebbe ingiusto aprire una crisi al buio. Io faccio degli altri mestieri e, se arrivasse l'indicazione di un successore, sarei molto contento di lasciare e passare la mano, ma ribadisco sarebbe ingiusto verso i presidenti aprire una crisi senza un successore pronto ed è di questo che abbiamo sempre ragionato".
|