In tempi di connessione globale, un sospiro a Berlino può causare un sorprendente tifone a Tokyo, anche se la buriana è stata annunciata con dovizia di particolari, l'allarme meteo è stato dato per tempo e i meteorologi hanno ampiamente dissertato sulle conseguenze. Succede anche in F1, massima serie automobilistica, che ha visto concludere da poco il lungo calendario del 2011 e già si prepara a vivere la prossima stagione, cruciale per i destini – non solo sportivi – di alcuni degli attori principali.
Non stupisce nessuno (che non voglia dichiarare ad arte la propria meraviglia, mentendo e sapendo di mentire) il doppio abbandono della FOTA, l'associazione dei team di F1, da parte di Ferrari e Red Bull reso noto oggi. Da Maranello un articolato comunicato stampa ha spiegato la decisione, da Milton Keynes un silenzio assoluto, quasi omertoso. Ma si sa, gli austriaci sono a volte più taciturni dei siciliani, soprattutto se vivono immersi nella nebbia britannica.
In realtà questa mossa non è un terremoto, non spacca la F1 più di quanto non lo sia già, non è inattesa e soprattutto non significa la fine delle contrattazioni tra i team. Al contrario è il “botto” che segna l'avvio dei negoziati finalizzati al rinnovo del Patto della Concordia, l'accordo che regge le sorti della F1, a fine 2012. Patto che ridisegnerà la geografia dei rapporti di forza tra i team, tra i team e la FOM di Ecclestone, tra team, FOM e FIA. In discussione ci sono soldi (spartizione dei proventi tra Ecclestone e i team); regole tecniche, sportive e finanziarie condivise (motori, aerodinamica, nuove tecnologie, budget cap); nuove frontiere della comunicazione (addetti al marketing in fase di grande fibrillazione). Sullo sfondo il passato che ha visto protagonisti tutti, ma alla Ferrari pensano di aver pagato le conseguenze più gravi dell'attuale regime sportivo; così come alcuni ritengono la Red Bull la maggiore beneficiaria.
La Ferrari ha infatti dovuto sopportare la limitazione dei test privati, circostanza che è obiettivamente una sciocchezza per una serie sportiva professionistica; ma a Maranello hanno anche dovuto ingoiare il rospo della limitazione dello sviluppo dei motori e dell'esasperazione dell'importanza dell'aerodinamica nel bilancio tecnico della performance, amplificata dall'adozione di quel DRS (l'ala mobile posteriore) che è un vero doping tecnologico a forte contenuto illusionistico: perché rendere più facili i sorpassi, azionando solo l'ala posteriore, di piloti che non possono difendersi allo stesso modo è una illusione e una scorciatoia antisportiva.
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La Red Bull pare invece sia stata colta con le mani sporche di
marmellata verde (il colore dei Dollari), beccata ad infrangere
quell'accordo tra gentiluomini volto a limitare le spese, il RRA
(Resource Restriction Agreement) “casualmente” citato nel comunicato
della Ferrari, facendo passare per addetti al marketing tecnici e
ingegneri, i quali di comunicazione sanno tanto quanto noi sappiamo di
mappature di centraline o altre amenità tecniche. Chris Horner ha sempre
negato che il team anglo-austriaco abbia mai violato l'accordo.
Mercedes e Red Bull avevano sollevato il caso dopo le indiscrezioni
fatte trapelare dall'olandese Capgemini, l'organismo indipendente cui
era stato demandata la sorveglianza sui bilanci dei team di F1,
controllo peraltro limitato ai capitoli della contabilità e non esteso
al merito delle spese. Insomma un controllo con gli occhi mezzi bendati.
Tanto che qualcuno aveva lanciato l'allarme sulla possibilità di
mettere in discussione in sede giudiziaria sportiva il doppio titolo
iridato della Red Bull. Ieri un velato monito era venuto da Helmut
Marko, consulente della Red Bull, secondo il quale l'impegno
dell'industria di bibite in F1 durerà in funzione del successo ottenuto:
ossia, fino a quando vinciamo restiamo, poi ce ne andiamo.
Discutibile.
Per una volta ci sentiamo di stare dalla parte di Maranello: non si può
lottare contro avversari più furbi e smaliziati, pronti a violare con
sotterfugi i patti sottoscritti, con l'aggravante di dover perfino
tenere un braccio legato alla schiena. Ma il messaggio indiretto che
viene dalla Ferrari è chiaro per chi vuole capirlo, sebbene non scritto
da nessuna parte: da oggi si ridiscute su tutto. La Ferrari esisterà
sempre a prescindere dalla F1, ma non è altrettanto certo il contrario.
Chi ha orecchie per intendere, intenda. Per questo, non è difficile
prevedere a breve un viaggio di Bernie Ecclestone a Maranello... |