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anno 2011
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Il discorso del re Michel «Il calcio paghi il debito» Stampa E-mail
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michel-platini03.jpg15/11/2011, Paolo Tommaselli- Corriere.it
Platini: «D' accordo con me anche i presidenti italiani»
Sembra sempre quel ragazzo disteso con la faccia perplessa, dopo il magnifico gol che gli venne annullato nella finale della Coppa Intercontinentale 1985. Spettacolare e irriverente, concreto e pieno di idee, il presidente dell' Uefa Michel Platini ritira il sesto premio «Il bello del calcio» alla memoria di Giacinto Facchetti, indetto dalla Gazzetta dello Sport , e giostra su tutto il fronte di attacco davanti a spettatori d' eccezione, oltre naturalmente alla famiglia di «Cipe»: Petrucci, Abete, Galliani, Moratti, Carraro assistono divertiti allo show di Le Roi Michel. Sollecitato sul palco della premiazione, Platini si dimostra un politico sui generis, determinato a vincere la battaglia che può caratterizzare il suo secondo mandato: quella del fair play finanziario. «In questo periodo di crisi è importantissimo. Non capisco perché, mentre l' economia sta soffrendo, le squadre di calcio debbano avere tanti debiti. Le società non devono spendere più soldi di quanto incassano: è tanto semplice, quanto evidentemente complicato perché ogni anno il calcio professionistico produce 1,4 miliardi di debiti in Europa. E allora c' è stato un coglione che ha detto basta, io. L' ho fatto d' accordo anche con tanti presidenti italiani come Moratti, Galliani e il vostro ex presidente del Consiglio». Platini difende anche un altro aspetto importante della sua presidenza, quello degli assistenti dietro le porte. Pur sempre un piccolo passo rispetto all' immobilismo del grande capo della Fifa, Sepp Blatter: «A lui gli assistenti dietro le porte non piacciono troppo perché non sono una sua idea - dice ridendo, ma senza scherzare -. Sono contro la tecnologia nello sport, ma gli arbitri vanno maggiormente aiutati perché i loro errori sono visti da tutti alla tv. Un arbitro solo sul campo non basta. In Champions non abbiamo mai avuto problemi e anche Collina, che è il responsabile degli arbitri, mi ha detto che l' ausilio dei due assistenti di porta è molto apprezzato. Dopo l' Europeo vedremo cosa deciderà l' International board della Fifa...». Commosso per l' omaggio a Facchetti (i 10 mila euro di premio verranno devoluti alla fondazione Borgonovo), Platini ascolta con nostalgia la canzone degli Stadio, dedicata a Giacinto e a Gaetano Scirea. E in memoria dei vecchi tempi Michel fa una carezza a uno dei suoi maestri: «Trapattoni è sempre giovane, è un grande personaggio e allenatore. Lui sa le cose, non si discute. L' unica cosa che non sapeva era quando mi voleva far difendere nella Juve...». Col Trap, Platini vinse tre volte di fila il Pallone d' oro nel 1983, ' 84 e ' 85: «Messi mi supererà, ma lui è arrivato a 13 anni al Barcellona e io a 27 alla Juve. Il calcio oggi è molto cambiato». Di quegli anni alla Juve c' è un altro «reduce» ancora in prima linea: «Prandelli è un grande allenatore per forza - gigioneggia Michel -, è stato cinque anni con me alla Juve... Sta facendo davvero bene e l' Italia sta tornando squadra: c' è gente che segna e Buffon è tornato in forma. Anche la Francia di Blanc si sta riprendendo: il mio sogno da presidente Uefa è che ai prossimi Mondiali in Brasile nel 2014 possa vincere una squadra europea, come in Sudafrica...». Così, per vedere che faccia fa Blatter.
 
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