28/10/2011, Giuseppe Ceretti- Il Sole24Ore.com
Una gioia rabbiosa, cupa, s'è impadronita dei nostri tempi, né il calcio può essere immune. Essa non pare più esplodere, prorompere come moto istintivo, ma solo quale rappresentazione. Una sorta di rito collettivo al quale il pallone offre la massima visibilità.
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I festeggiamenti per i gol si preparano a tavolino, da soli o in gruppo. Il giocatore del Palermo Pinilla, ultimo in odine di tempo, s'infila il pallone sotto la maglietta dopo la rete su rigore contro il Lecce, in nome del figlio che sta per arrivare. Altri suoi colleghi non s'accontentano e offrono veri e propri spettacoli di gruppo preparati in allenamento, allestendo corpi di ballo che coinvolgono più atleti. Ma sempre più spesso tali scenette celano rancori, malumori e piccole vendette da consumare: "Vedete, razza d'idioti che m'avete criticato?" accompagnate da dita levate in segno di monito e seguite dall'esposizione di magliette ammonitrici ("Perché sempre io?" lamenta un accigliato Balotelli inaugurando la grandinata di gol del City contro il Manchester United) o lassative, come la celeberrima scritta apparsa sul petto di Totti dopo una rete nel derby romano.Gioia, dal latino gaudia, neutro plurale di gaudium, suggerisce il vocabolario, moto dell'animo di intesa allegria e contentezza. C'è ancora posto nel gioco italiano più popolare per una siffatta reazione spontanea? A giudicare da come sui campi si celebra l'evento più atteso, parrebbe di no. L'ultima giornata ha offerto parecchi esempi in proposito, ma non si distingue dalle precedenti, perché l'eccezione si è trasformata in norma, l'abnorme è diventato normalità.
La memoria corre, sono trascorsi quasi trent'anni, all'esultanza di Tardelli, l'urlo liberatorio dopo la rete decisiva contro la Germania ai Mondiali di Spagna. Quel gesto divenne la copertina d'un evento felice, l'inconsueto che dava colore e smalto a una gioia sincera, ma contenuta, semplice nelle forme, sia pure irrituali, espresse dal presidente di tutti gli italiani, Sandro Pertini, con le sue mani roteanti a indicare la qualità del gioco.
Oggi quell'urlo s'è trasformato in una catena di gargarismi che "obbligano" alla gioia, un'emotività esteriore senza partecipazione. Come molte altre passioni e sentimenti si rappresenta, va in onda in diretta che in realtà è già differita, perché tutto è già stato visto, provato.
All'indomani del Mondiali di calcio vinti dall'Italia nel 2006, nella
rubrica Buongiorno, il vicedirettore della Stampa, Massimo Gramellini,
scrisse parole splendide e profetiche sotto il titolo Liberi tutti
dinnanzi a quell'esplosione di eccessi.
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Era il 12 luglio, all'indomani
della finale vinta contro la Francia. Una festa, scrive Gramellini,
"sguaiata, isterica, a tratti violenta, completamente priva di
poesia...Liberi tutti, in una sorta di amnesia mentale. Un entusiasmo
troppo gridato per non suonare ingannevole. Un'emozione violenta e
fragile, di quelle che di solito si dimenticano in fretta... ".
Il guaio è che assieme alla gioia nello sport è stato sequestrato anche
il dolore, con l'irruzione di raccapriccianti applausi persino negli
angusti spazi destinati al silenzio dopo i clamori della tragedia. Siamo
sicuri che la morte debba finire sul maxi schermo come un Mondiale?
N.B.
Il sabato del villaggio calcistico lascia alla vecchia domenica le
briciole e consuma dal tardo pomeriggio alla notte gli eventi più
attesi. Il match tra Inter e Juve occupa la scena e non c'è bisogno di
chiedersi perché. Gli interrogativi dovrebbero piuttosto concentrarsi
sulle ragioni che spingono ad alimentare questa sfida con polemiche ed
eccessi di nervosismo che non aiutano. I bianconeri, dopo anni di
sofferenze, arrivano da primi della classe con merito, mentre l'Inter dà
l'impressione, al netto dei rigori contestati, che la convalescenza sia
il massimo esito d'un male che si chiama fine di un ciclo. Ne
riparleremo, così come del Milan e del suo schema 4-1-3, ovvero 4 gol a
partita, con 1 solo giocatore che da solo fa 3 gol. Rossoneri forti con i
deboli e deboli con i forti? Dopo le sconfitte di Napoli e Torino,
tocca agli uomini di Allegri smentire scettici e critici contro la Roma.
I giallorossi hanno perso a Genoa una partita dominata che vincerebbero
sempre se ripetuta cento volte. Infine il Napoli a corrente alternata e
con un ritrovato Lavezzi fa le prove di Champions contro la sorpresa
Catania. Sarà capace di concedere per una volta il bis a Mazzarri,
rimasto in maniche di camicia e senza parole, e ai suoi esuberanti
tifosi?
Buon campionato a tutti. |
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