Troppo gaya? Suvvia, non pensate male. Ma sul web ci hanno già provato seguendo il Benetton style, che ritocca foto e ispira campagne pubblicitarie. Poi hanno fatto ammenda, tanto nessuno ci avrebbe creduto. No, difficile pensare che Moratti e Agnellino domani finiscano così e forse nemmeno a braccetto. Al massimo una stretta di mano, perch´ fra gentlemen una mano stretta, non tesa, si nega a nessuno. Ecco, ieri l'atmosfera disegnata da parole e musica di Petrucci, Abete, Beretta, presidente di Lega (va detto sennò nessuno ricorda il suo ruolo) e il Moratti medesimo, ha riproposto la difficoltà a rendere credibile il tavolo della pace, ribattezzato dei lunghi coltelli, che prenderà forma a casa Petrucci.
Siamo vicini all'ora X e, ieri, il presidente del Coni ha provato a dare a tutti l'ultima benedizione di pace. Forse timoroso di scoprire davvero che qualcuno si porterà i coltelli, altro che ulivo. Ne è stata occasione una manifestazione connaturata al cuor d'oro, presentata a Milano nella sede della Gazzetta dello sport che ne è pure patrocinatrice: si chiama premio «I Piedi buoni del calcio - Lo sportivo esemplare», e intende valorizzare i calciatori di Serie A capaci di fare buon uso della popolarità sia dentro il campo (con il comportamento), sia fuori, portando avanti iniziative di solidarietà attraverso personali fondazioni o con associazioni e onlus (il ricavato del galà-premiazione sarà devoluto alla Fondazione Candido Cannavò e alla Cooperativa Agorà 97 - I Bindun).
Quale miglior occasione per l'ultima predica? Il presidente del Coni ci ha riprovato, sollecitando la bontà d'animo dei suoi invitati. «Ho chiamato chi probabilmente servirà a riportare serenità». Ovvero i soliti noti. Con Moratti che ogni tanto ammolla un buffetto, Agnelli che si è defilato, i Della Valle in fervida attesa. Anche ieri il presidente interista ha lasciato cadere poche parole, ma con il sale dell'ironia che, nel suo caso, è un po' corrosivo. «Tavolo della pace? Non so quale significato avrà. Andrò con molta curiosità». Quando vuol essere conciliante il patron nerazzurro usa altro modo di parlare, ed allora Petrucci gli ha replicato con monacale pazienza. «Gli ho già parlato, sa già di cosa parleremo. É una persona di buon senso ed ho fiducia in lui».
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Ed allora «serenità!», usato un po' come l'«allegria!» di Mike
Bongiorno. Una sorta di scudo per evitare eventuali siluri. Lo dicono
tutti, ciascuno a suo modo. Petrucci l'ha persa soltanto parlando di
Zamparini che gli fa girar le... cose. «Un presidente come sempre carino
e rispettoso per ricordare che il Coni non si comporta bene». Poi è
tornato cardinalizio: «Non si deve offendere chi non è stato invitato:
perch´ questo scetticismo? Presidenti, siate buoni tutto l'anno, non
solo sotto Natale. Ah, se i presidenti fossero più uniti... Il calcio ne
avrebbe un vantaggio».
Vanno a braccetto, loro sì, Petrucci e Abete, ovvero il presidente
federale che qualche colpa ce l'ha per tutto il guazzabuglio fra Moratti
e Agnelli ed ha cercato di confezionare il pacco regalo in confezione
natalizia: «Dall'incontro dovrà nascere uno spirito positivo per capire
che Calciopoli è stato un trauma e ha determinato effetti difficili
negli anni successivi. Ma dobbiamo avere la capacità di guardare con
serenità al passato ed anche al futuro. Nessuno pensi di strattonarci.
Il nostro ruolo è essere garanti delle regole senza avere figli e
figliastri, senza una logica di nemici e guerra».
Poi Abete ha dovuto ammettere che non si sente da tempo sia con Moratti
sia con Agnelli, cioè con i duellanti che nessuno riesce a far tirare
indietro. Il tavolo della pace ha dato questa sensazione: proposta
rasserenante di Petrucci, quei due che se ne dicono, gli altri che
vogliono farli tacere ed invece ora c'è chi si agita di più. Per esempio
Beretta che fa spallucce all'invito mancato, con lo snobismo di chi si
rode: «Credo che il problema riguardi solo alcune società, dunque
auguri. Ma ricordate che, in futuro, servirà un tavolo di costruzione
più vasta per discutere le regole».
Ecco, qui sta il problema: anche Moratti non vuol parlare di passato,
solo di futuro. Agnelli pensa al passato. Quel bacio non s'ha da fare.
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