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Basket, Siena azione di responsabilitÓ per salvarla Stampa E-mail
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10/05/2014, Luca Chiabotti
Il day after si apre col Sindaco di Siena, Bruno Valentini, che chiede «a chi ne ha la facoltà» di ragionare sull’apertura di una azione di responsabilità nei confronti di chi ha amministrato la Mens Sana Basket, in primo luogo l’attuale presidente (dal 1 luglio) della Legabasket, Ferdinando Minucci.

Può diventare l’ultima (piccola) scialuppa di salvataggio della società ormai fallita. L’ordine di esecuzione di misura cautelare per Minucci, la segretaria generale del club, Olga Finetti e i due soci della Essedue Promotions e Brand Management, Stefano Sammarini e Nicola Lombardini, eseguito giovedì, da questo punto di vista può dare una mano. Si legge, infatti, che le indagini hanno mostrato come l’attività criminosa abbia: «Contribuito al depauperamento e alla definitiva messa in liquidazione della società». Fosse dimostrato che il club è stato vittima di comportamenti fraudolenti, potrebbe essere più facilmente aiutato a non scomparire dalla Fip. Che ha già respinto un piano presentato dal liquidatore che prevedeva la costituzione di una bad company, incompatibile col diritto sportivo. Domani, il Comitato Mens Sana nel cuore e la Curva Nord si ritroveranno a piazza Salimbeni per un corteo. Lunedì l’incontro col Sindaco.

PAGAMENTI — La vicenda ha scoperchiato il sistema dei pagamenti dei giocatori, soprattutto stranieri, dimostrando che la quota di stipendio depositata in Lega è minima rispetto ai contratti di immagine (regolari se congrui e dichiarati al fisco) e ai pagamenti in nero a fittizie società di scouting o marketing. Sono 17 i giocatori che dovranno rispondere di omessa denuncia di dichiarazione dei redditi, di cui tre ancora in Italia (Rimas Kaukenas, David Moss, Benjamin Eze) col primato di evasione di Lavrinovic 2.6 milioni, Kaukenas, 1.9, e Stonerook, 1.5. Il documento chiave è stato sequestrato al d.s. senese Jacopo Menghetti, che in una mail scambiata con l’agente di McCalebb, Eric Fleisher, si accordava su un contratto netto di 900.000 dollari, 360 mila netti depositati in Lega più un lordo di 1 milione e 80 per sfruttamento di diritto di immagine e scouting. 

«Vorrebbero il 50% cash e il 50% con bonifico» dice Menghetti riconosciuto totalmente estraneo all’organizzazione a delinquere ma solo a conoscenza, in quanto esecutore, delle transazioni con i giocatori. Viene svelata l’ipocrisia di fondo del nostro sistema: se i controlli della Comtec sui bilanci riguardano solo il 40% degli stipendi dei giocatori, significa che anche la loro efficienza è ridotta del 60%. Viene chiarito che il pagamento dei giocatori nei bilanci finisce in gran parte sotto la voce servizi invece che spese per il personale dipendente: Siena, negli anni, non è stata la più spudorata in questo rapporto anche se su cifre più elevate. Altra amara considerazione: per forza gli italiani non sono competitivi economicamente, se gli stranieri sono pagati in nero all’estero...  chi ha parlato — Oltre alle prove documentali schiaccianti, l’inchiesta si è avvalsa di due testimoni che hanno collaborato. Il primo è Alberto Galluzzi, responsabile di due società, la Columbus Value e la CS2, che produceva le fatture false per la società Essedue Promotion e che si è presentato spontaneamente alla polizia giudiziaria. In pratica, oltre che per i contratti di immagine, la Mens Sana pagava la Essedue per servizi inesistenti, che venivano appaltati alle aziende di Galluzzi che producevano fatture false. 

I soldi non spesi venivano riportati a Siena in contanti da corrieri e rimessi a disposizione del club, salve le percentuali trattenute dagli intermediari, il 5% da Minucci. L’altra persona che ha collaborato è Paola Serpi, consulente e vicepresidente della Mens Sana, in stretto contatto con la Finetti. Anche quando è venuto il momento di distruggere i documenti più compromettenti perché il 15 dicembre del 2012, due giorni prima dell’arrivo della Finanza per la prima volta, Minucci fu avvertito dalla moglie della imminente perquisizione. «Io sto qui a brucià quella robba» dice la Finetti al telefono, la Serpi distrugge un file di excell col budget della squadra. Ma non è finita qui. C’è la cessione del marchio per 8 milioni alla Brand Management, senza la quale la Mens Sana sarebbe fallita due anni fa, che i magistrati devono ancora valutare, la richiesta bancarotta fraudolenta sull’ultimo bilancio. Sarà una vicenda ancora lunga e dolorosa per tutti. 


     
 
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