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L'assemblea della Lega di serie A approva l'accordo sui diritti tv Stampa E-mail
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legacalc.jpg08/07/2011, Dario Pelizzari- Il Sole24Ore.com
«Più si va avanti nel tempo e più ci si rende conto che grazie ai negoziati le distanze si riducono e si capisce che se non si trova un accordo le difficoltà si moltiplicano. Andare avanti sull'asse del tempo che avvicina le posizioni nel merito, sta facendo vedere che conviene trovare delle intese piuttosto che aumentare i rischi per tutti».
Maurizio Beretta, il presidente della Lega calcio di serie A, era sicuro che prima o poi si sarebbe raggiunto un accordo in merito alla spartizione dei diritti tv e così è stato.

Nell'assemblea che si è tenuta oggi a Milano e che ha visto protagonisti i dirigenti di tutte le società di serie A, è stata trovata all'unanimità un'intesa per la stagione 2011-12. Per quelle successive, sarà necessario un altro incontro, che si terrà probabilmente la prossima settimana.
La svolta: la percentuale che è stata attribuita al peso dell'auditel nella divisione dei 197 milioni di euro, che rappresentano una parte importante (circa il 20%) della torta dei diritti televisivi. Le società medio-piccole chiedevano fosse del 33%, in base ai risultati di un'indagine demoscopica sui bacini d'utenza che dimostrava che le tre big storiche del calcio italiano (Juventus, Milan e Inter) meritavano meno denaro e che invece le altre, quelle che grandi lo vogliono diventare davvero (Napoli, Roma e Lazio), avrebbero dovuto battere i pugni sul tavolo per incassare qualche milione di euro in più, vale a dire circa 8 per Napoli e Roma e addirittura 13 per la Lazio di Lotito, uno dei principali sostenitori della battaglia contro lo strapotere delle solite note.

L'accordo è stato raggiunto a quota 16,3% e fa felici un po' tutti. Le grandi, che rinunceranno a qualche milione di euro, ma che non vedranno dissipato un tesoretto che negli anni ha contribuito a fare la loro fortuna. E tutte le altre, che si trovano ora in cassa qualche soldo in più e che si sentono meno distanti da chi sta in alto da sempre.
Si ricompone quindi la frattura che nei mesi scorsi aveva rischiato di mettere seriamente in crisi il calcio italiano. Che già tremava per gli esiti dell'inchiesta sul calcioscommesse, e che da qualche giorno è ritornata nel vortice del Calciopoli bis per merito o a causa (è questione di sfumature) della relazione del procuratore federale Palazzi. Inter, Milan e Juventus non accettavano le imposizioni delle altre sorelle della serie A. Volevano venisse mantenuto lo status quo che prevedeva un riconoscimento importante in termini economici del loro seguito di tifosi, evidentemente tanti, tantissimi. Dall'altra parte, tutte le altre società chiedevano che fossero considerati nel conteggio finale altri due valori che fino ad oggi non avevano avuto spazio: l'auditel e i tifosi "simpatizzanti", quelli che tengono a due o più squadre. L'accordo non si trovava. E le carte sono arrivate al tribunale della Figc, che le ha rigettate. Potevano arrivare anche al Consiglio di stato, come avevano minacciato i dirigenti delle tre big, se poche ore fa non fosse stata raggiunta un'intesa che, come dicevamo, ha il merito di accontentare e di scontentare un po' tutti, perché, si sa, il compromesso si muove sempre in questa direzione.
 
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