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La A su Dahlia tv? Le ragioni di un intervento |
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07/02/2011, Sergio Mutolo – calciopress.net
Come abbiamo scritto in altro articolo pubblicato oggi su Calciopress, il fallimento di Dahlia tv rischia di dare la scossa finale al già precario sistema calcio italiano.
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L’emittente televisiva che fa capo al gruppo svedese Wallenberg, dopo una perdita di 90 milioni di euro in meno di due anni ha deciso di dire basta.
Le telecamere sarebbero state già oscurate dall’inizio di febbraio se la Lega Serie A Tim (sono otto i club di cui Dahlia trasmette le partite) non avesse concesso una dilazione di quindici giorni sul pagamento dei debiti fin qui maturati. La Serie Bwin del presidente Abodi è imbufalita, visto che le gare dei ventidue club cadetti sono irradiate dall’emittente televisiva svedese. Senza contare lo scorno degli abbonati, tra 200mila e 300mila, che hanno pagato in anticipo uno spettacolo di cui non potranno godere fino al termine del campionato.
La Serie A ha pensato di diventare proprietaria di Dahlia, acquisendone il ramo d’azienda in sede fallimentare dopo un periodo transitorio di affitto. Sarebbe stata la migliore delle soluzioni possibili.
Un modo innovativo per tutelare gli interessi degli otto club della massima serie e dei ventidue di cadetteria, che dovranno rinunciare da subito a profitti cospicui forse già contabilizzati nei bilanci (con il rischio di “buchi” assai pericolosi). Verrebbero anche garantiti i diritti degli abbonati, che si stanno già
preparando a un’azione legale (class action). Infine ci si smarcherebbe
dall’intrusività delle altre due pay tv (Sky e Mediaset), che
diventerebbe intollerabile con il passaggio dei diritti tv a un regime
di fatto monopolistico.
Tutto bene, dunque? Sulla carta si. Ma il presidente della Serie A Tim
Maurizio Beretta, in un’intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport,
si è dichiarato pessimista.
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“Il futuro di Dahlia non è nelle nostre mani, non abbiamo la struttura
giuridica per diventare editori”, ha precisato il numero uno della Lega
calcio. “Siano i soci dell’emittente a trovare una soluzione: palla a
loro”, ha concluso poi, lasciando trasparire una sorta di disimpegno.
Si tratta di una marcia indietro dopo i facili entusiasmi iniziali? Il
macigno del debito, che grava sui venti club della massima serie
nazionale, potrebbe rappresentare un ostacolo insormontabile alla
realizzazione di un progetto salvifico di questa fatta. Con le
difficoltà di bilancio che incombono, dove trovare i soldi per comprarsi
una tv?
Il rischio per il sistema pallonaro italiano, consegnatosi di fatto
nelle mani di pay tv che ormai fungono da ufficiali pagatori, non è mai
stato così forte. Il collasso dell’azienda calcio, privata dei (pingui)
diritti tv in un regime monopolistico, potrebbe diventare realtà.
Bisognerebbe avere la saggezza di saper guardare oltre la punta del
proprio naso.
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