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Mediaset, Cielo, Dmax come cambia il mondo-tv Stampa E-mail
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11/02/2014, 
Fulvio Bianchi, 
Repubblica.it
La guerra delle tv (con l'ultimo colpaccio di Mediaset) costringerà sempre più gli sportivi e soprattutto i calciofili a destreggiarsi fra abbonamenti, schede, decoder, eccetera. Detto che il calcio, nonostante tutto, gode di ottima salute, ecco che Mediaset ha scompaginato le carte. 
L'emittente berlusconiana, come noto, si è aggiudicata i diritti della Champions League dal 2015 al 2018 per circa 700 milioni di euro (circa 230 a stagione). Felice l'Uefa, ovviamente, e pure i club italiani che guadagneranno (molto) di più grazie al market pool. Sky ha contenuto i danni prendendo l'Europa League che vale (molto) meno della Champions, d'accordo, ma che solo in Italia snobbano. In passato ci fu accordo fra Mediaset e Sky per spartirsi le Coppe europee: sarà così anche in futuro? Non è affatto escluso. Per Sky sarebbe una brutta botta dover rinunciare alla Champions.

E' completamente cambiata, nel giro di pochi anni, l'offerta delle tv. Anche sul fronte sportivo. Basta pensare che domenica scorsa dieci milioni di persone hanno visto su Sky e Cielo i Giochi di Sochi (di cui la Rai dà una sintesi). Cielo ha fatto il 3,5 di share durante la giornata, con picchi di oltre l'8%. Cielo, come noto, trasmette in chiaro: è in crescita e Sochi può dargli nuova visibilità. Sky ha acquistato i diritti delle Olimpiadi di Londra 2012 e Sochi 2014: per i Giochi invernali ha ceduto a Cielo, che fa parte della ... famiglia, 100 ore in chiaro, come prevede la legge. Rio 2016, invece, sarà della Rai.

Un'altra piacevole realtà è Dmax, televisione nuova, giovane: si vede in chiaro, sul canale 52 del digitale terrestre. Per ora ha pubblico prevalentemente maschile. Per ora ha un solo sport, il rugby. Ma si sta facendo conoscere. Trasmette tutte le 15 gare del Sei Nazioni, Italia inclusa ovviamente: domenica pomeriggio, la sfida in Francia è stata seguita da 564.000 spettatori nel minuto medio con una share del 3,2% sul totale individui, registrando 1,8 milioni di contatti netti. La share è salito al 6,3% sul target uomini 20-49 anni e durante il match Dmax è stato il 3° canale nazionale, toccando alle ore 16,29 un picco di 747.000 spettatori. Sono ottimi ascolti, non c'è dubbio. Dmax, in futuro, potrebbe prendere anche ciclismo e tennis. Gli sportivi presto dovranno abituarsi al canale 52. 

E la Rai? Non ha i mezzi per competere: voleva riprendersi la Champions, prodotto dai grandi ascolti soprattutto se le nostre non fanno flop. Ma a Viale Mazzini non possono certo investire quello che ha investito Mediaset. ''C'è rammarico'', fanno sapere da Viale Mazzini. Il direttore di Rai Sport, Mauro Mazza, teneva alla Champions, ma è anche realista: sa che quelle sono cifre fuori mercato per la Rai. C'è comunque la soddisfazione di poter trasmettere i Paralimpici da Sochi, ''e quello è vero servizio pubblico'', ricorda Mazza.

Ora sarà la volta dei diritti tv del campionato di serie A: nuovo bando d'asta per il 2015-'18. La Lega lo sta preparando: quando le autorità garanti daranno in via libera, ad aprile-maggio sarà pronto il bando. Ci saranno novità, nuove "finestre" (per le pay tv), orari magari che piaceranno poco ai tifosi ma che consentiranno di incassare più soldi. Sky e Mediaset (Premium) sono pronte a darsi battaglia, nessuna delle due può rinunciare al campionato anche se la tv di Rupert Murdoch vorrebbe fare il colpo grosso... E la Rai? Deve difendere non solo la Coppa Italia, che piace con la nuova formula (complimenti alla Lega) e fa ottimi ascolti dagli ottavi alle finali, ma anche le sue trasmissioni cult. Da Stadio Sprint alla Domenica Sportiva, passando per Novantesimo Minuto. Trasmissioni, che lo ricordiamo, fanno ascolti ottimi per una Rete, la Rete 2, in ribasso. Per i diritti in chiaro, più radio, la Rai aveva pagato 14 milioni a stagione alla Lega: quanto è disposta a pagare per il futuro? Certo, la Rai è in affanno sul fronte sportivo, anche su fronte sportivo: l'offerta adesso si è ampliata, non esiste più monopolio della tv pubblica. Bisogna scendere a patti, cercare accordi.



     
 
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