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Serie A e diritti tv Stampa E-mail
31 Ottobre, Aldo Grasso 2007 - Il Corriere della Sera

dirittitv1.jpgDopo otto ore di riunione le squadre di serie A trovano un accordo ed evitano l’intervento del governo…e Adesso si Pensi ai Doveri della Tv.
La torta dei diritti tv è stata infine spartita. Prima che intervenisse il ministro dello Sport Giovanna Melandri, i presidenti hanno trovato un' intesa. Con un po' più di coraggio, e senso di sportività, sarebbe stato meglio dividere l' intera torta in parti uguali fra i club, in modo che i grandi non siano sempre più grandi e i piccoli sempre più piccoli.

Discutibile anche la nozione di bacino d' utenza (sarebbe stato più giusto parlare di numero di abbonati alla pay tv per singola squadra) perché è molto più interessante Livorno-Inter che Inter-Livorno. Comunque da ieri sera c' è una grana in meno per tutti: per le squadre, che finalmente sanno quale cifra possono mettere a bilancio; per le tv, che vedono dove vanno a finire i loro soldi (650 milioni per i diritti criptati più Rai e Mediaset per il chiaro). Bene: finito il capitolo dei diritti conviene ora parlare dei doveri. Dei doveri di Sky, della Rai, di Mediaset, de La7, finanche dei diritti delle tv locali. Dei doveri delle squadre, dei calciatori. Il nostro calcio è ormai figlio della televisione, e lo sarà ancora di più se la moviola entrerà in campo. Ma cosa è successo in questi ultimi anni? C' è stata una grande sproporzione tra investimenti tecnologici e investimenti di contenuto. Vale a dire: sono state migliorate in maniera straordinaria le riprese, la grafica, la riscrittura in diretta (replay, fuorigioco, falli, gol, eccetera). La domenica pomeriggio su Sky, vedere tutte le partite in diretta, sul modello classico di «Tutto il calcio minuto per minuto», è una festa, una rara golosità visiva, un grande sogno sognato mille volte. Eppure c' è qualcosa che non va: le telecronache, che condizionano la nostra percezione dell' evento, salvo rare eccezioni sono roba vecchia ma gridata, i commenti grondano ipocrisia e reticenza, le numerose discussioni sul calcio sono rimaste al bercio: non è più giornalismo ma rissa fra tifosi, tra maschere regionali, tutti figli di Biscardi. L' errore più grosso che ha fatto Sky è stato quello di circondarsi di ex calciatori; alcuni molto bravi, altri molto furbi. Il calciatore, che sa leggere la partita meglio di chiunque altro, soffre però di contiguità, un male tanto sottile quanto deleterio. Contiguità significa che molti ex calciatori sono ancora troppo vicini alle squadre, all' ambiente, insomma sono coinvolti. Se manca la distanza necessaria tra il commentatore e i fatti da commentare, l' analisi soffre inevitabilmente di presbiopia. Si diventa ciechi nei confronti degli oggetti vicini. Se ne approfittano così i telecronisti che, invece di migliorare, pensano solo a diventare personaggi. E urlano. La Rai ha fatto un errore ancora più grosso: affidarsi agli allenatori momentaneamente disoccupati. Che sono bravi, capaci anche loro di leggere la partita ma troppo preoccupati di rientrare nel giro. E quindi con commenti già inficiati all' origine, sempre bisognosi di una traduzione. Anche qui: la scarsa attenzione ai telecronisti è quasi imbarazzante. Non urlano ma c' è da rimpiangere Bruno Pizzul che già faceva dormire, da par suo. A Mediaset, poi, hanno investito più su Paolo Bonolis che sul rinnovo delle loro trasmissioni canoniche. Siamo ancora lì con la velina, il comico, lo spretato, l' attenzione solo a tre squadre (Inter, Milan e Juve), la desolazione del vecchiume. Ecco, il grande sforzo della tv, padrona ormai del calcio sia in senso linguistico che in quello economico, è di adeguare il registro del contenuto (telecronache, commenti, discussioni) al registro tecnologico. Questo è il suo dovere. Così inevitabilmente seguirà quello dei calciatori: e che la finiscano con le simulazioni, gli sputi, i colpi proibiti. Tanto vediamo tutto.

 
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