E, per alcuni, con un fremito di nostalgia per quel pugno chiuso con cui si salutanoi due Eric del film, il postino Bishop e il suo idolo materializzato Cantona. Il film è stato accolto dal più lungo applauso registrato finora al festival, il più intenso, il più grato. «Gli ultimi due film erano molto duri, avevo voglia di offrire qualche sorriso. Del resto un film comico è solo una tragedia a lieto fine. Looking for Eric poteva finire in modo drammatico, ma seguendo la verità dei personaggi non potevamo che arrivare a una conclusione positiva», dice il regista inglese. La sorpresa è che sia riuscito a realizzare una commedia senza tradire le sue idee e l' umanità della working class che racconta con l' affetto di sempre, scegliendo attori e non attori tutt' altro che glamour, ma in grado di comunicare verità in una vicenda controcorrente. «Il tema è l' amicizia e la solidarietà, è un film contro l' individualismo: in gruppo si è più forti che da soli. So che per molti è un principio banale e non di moda: nel lavoro l' idea è di essere circondati non più da compagni ma da concorrenti. Eppure continuo a credere che dipenda dai colleghi e dai luoghi di lavoro, che la solidarietà esista ancora, soprattutto tra amici legati da stessi interessi e passioni. Il calcio per esempio». Ancora una volta Loach ha scritto il film con Paul Laverty, «questo piccolo uomo con cui divido due passioni, la politica e il calcio. Perciò, quando tre anni fa abbiamo saputo che Eric Cantona, il mito del Manchester United, voleva incontrarci, non abbiamo esitato. Senza di lui questo film non ci sarebbe. Non solo perché lo coproduce ed è nel cast, ma nella sceneggiatura abbiamo usato alcune alcune delle sue uscite mediatiche. La più famosa è quella detta a una conferenza stampa dopo il calcio sferrato a uno spettatore che l' aveva insultato durante la partita.
|
Invece di rispondere alle domande dei giornalisti disse: "Se i gabbiani
seguono un peschereccio è perché pensano che le sardine saranno gettate
a mare"». All' incontro stampa Cantona c' è ed è subito protagonista.
«Ho avuto qualche problema ad interpretare me stesso ma nell'
immaginario di Eric Bishop. Poi mi sono fidato di Kene ho superato gli
ostacoli», dice l' ex calciatore. Da quando «a trent' anni ho lasciato
la professione ho trovato un' altra vita con il cinema». Tra i suoi
autori preferiti c' è Pasolini e naturalmente Ken Loach. «Loach e
Ferguson sono molto simili: hanno in comune una profonda umiltà e la
capacità di motivare chi lavora con loro, la squadra o la troupe»,
risponde alla domanda sul confronto tra il regista e l' allenatore del
Manchester United. Se pure «calcioe cinema sono due lavori che
richiedono spirito di squadra e solidarietà in un collettivo», dice Ken
Loach, «sullo schermo è un connubio che non funziona. I film sul calcio
hanno scarsa fortuna, perchéi ritmi sono diversi, un film non potrà mai
riproporre il crescendo di emozioni di una partita. Looking for Eric
non è un film sul calcio, ma sull' importanza del calcio nella vita
delle persone. Durante una partita si vive una gamma di emozioni
diverse, l' attesa, la passione, la delusione, l' entusiasmo, la
disperazione, la gioia. Non sempre un film arrivaa tanto.E la squadra
rappresenta una comunità, è l' unica cosa che giustifica il
nazionalismo, che per altro è un sentimento negativo, come dimostrano
le tragedie del nostro tempo». |