Certo, ultrà che condizionano le scelte societarie e pretendono di dettare la linea del calciomercato, gruppuscoli che fanno irruzione negli spogliatoi e tengono a rapporto tecnici e giocatori, presidenti e giornalisti minacciati e costretti ad andare in tribuna con la scorta sono un fenomeno nato in casa nostra. Anche all’estero ci sono atti di violenza e i governi degli altri Paesi faticano a combattere il ribellismo giovanile, figlio di emarginazione sociale o di derivazione politica, che la società trasferisce negli stadi. All’estero manca, però, quel «professionismo» del tifo e quelle forme di «protagonismo» eccessivo, di cui l’Italia ha il copyright e le cui colpe non sono solo dei leader delle curve. Sicuramente Germania e Spagna sono due isole abbastanza felici. Gli stadi tedeschi sono bellissimi e sempre pieni di gente. Atti di teppismo si verificano, ma le partite sono sempre una festa anche quando le due squadre non sono ai vertici della Bundesliga. Idem dicasi per la Spagna nonostante gli stessi club siano spesso portatori di rivendicazioni politiche e nazionalistiche (si pensi a quel che rappresenta il Barcellona per la Catalogna o l’Atletico Bilbao che schiera solo giocatori baschi). Certo, a Madrid tra i sostenitori della camiseta blanca ci sono gli Ultras Sur, dichiaratamente di estrema destra, che non sono proprio dei boy scout. Ma chi si affaccia al Bernabeu resta affascinato dall’atmosfera e non racconterà ai parenti di una giornata trascorsa tra i lacrimogeni. E l’Inghilterra? Il Paese da dove oggi Capello pontifica? Sicuramente la lotta agli hooligan è stata condotta con fermezza. E ha dato i suoi frutti. Ma, forse, la pubblicistica ha enfatizzato i risultati. La violenza è stata allontanata dagli impianti, non debellata. Piccole fazioni hanno continuato a darsi appuntamento lontano dagli stadi, magari ad una fermata della metropolitana, e certo non per bere un tè. E quando vanno all’estero gli inglesi spesso si scatenano. Manca, in un quadro comparato con l’Italia, quell’organizzazione e istituzionalizzazione del «12˚in campo».
Lo spettatore resta spettatore e non interlocutore che pretende (e diverse volte ottiene) di sedersi al tavolo del club per cui tifa. È dall’altra parte della Manica che ci sono maggiori similitudini con l’Italia. In Francia, infatti, dopo che la gara Marsiglia-Paris St. Germain era stata rinviata a causa del Virus A, le due opposte fazioni si sono scontrate in varie parti della città. |
E nei gruppi ultrà transalpini cova odio nei confronti delle forze dell’ordine, accentuato dopo la morte di un tifoso del Paris St. Germain, ucciso dalla polizia nel 2006. A Bordeaux hanno lanciato una violenta campagna di boicottaggio contro L’Équipe, con cori e striscioni. Guardando le foto dei gruppi organizzati si scopre che sono sempre più composti da immigrati di seconda generazione. La partita di pallone diventa così teatro del malessere che aveva portato alla rivolta delle banlieue. Ciò che allarma l’Uefa sono i Paesi della ex Jugoslavia. Prima della gara di Europa League del 17 settembre, Partizan-Tolosa, ultrà di Belgrado hanno aggredito un tifoso francese, Brice Taton, che è morto dopo 12 giorni di coma. Il governo serbo ha promesso mano dura contro i responsabili del crimine. Nelle curve serbe, l’infiltrazione politica non è una novità: le terribili « tigri di Arkan» (ex capotifoso) nacquero di fatto tra le file degli ultrà della Stella Rossa. Nei Paesi dell’ex cortina di ferro c’è forte politicizzazione in Bulgaria. Ne fu la dimostrazione la gara con gli azzurri di Lippi (11 ottobre 2008 a Sofia), dove i richiami al nazifascismo non furono solo dei tifosi italiani. Ma anche degli ultrà del Cska Sofia. Non mancano i richiami alla Grande Russia tra i sostenitori delle squadre dell’ex Unione Sovietica. Su YouTube ci sono video dove gruppi dello Zenit San Pietroburgo e del Cska di Mosca si pestano in quella che sembra una scena da cinema, ma è reale. Incredibile ma vero, anche la tranquilla Svizzera non è esente dal problema di fazioni violente che trovano sfogo nel calcio (e nell’hockey su ghiaccio). In Portogallo la polizia è stata costretta, domenica sera, a sparare colpi in aria per allontanare i 4000 tifosi dello Sporting Lisbona, che avevano assediato con lanci di bastoni e bottiglie la squadra, rea di risultati non esaltanti. In Grecia il tifo è sì coreografico ma anche molto violento. Non solo nel calcio, ma anche nel basket e nel volley, dove l’ultima Champions è stata rovinata dai sostenitori dell’Iraklis Salonicco. Spesso i tifosi ellenici diventano strumento di battaglie societarie. Come, purtroppo, accade in Italia.
|