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Parla Cacciari «A scuola facevo a botte con i tifosi di Bartali» Stampa E-mail
massimocacciari.jpg13 dicembre 2008, Marco Pastonesi- Gazzetta dello Sport
Il sindaco di Venezia, che il 9 maggio ospiterà il via del Giro: «Ero un coppiano totale... E dopo Fausto non ho avuto un altro dio». Massimo Cacciari: sindaco, professore, filosofo, ciclista, ciclosofo.
Se le dico bicicletta? «Lido di Venezia. Monto in sella e pedalo. Mia madre mi ha detto che ho trovato immediatamente l' equilibrio. Come camminare». Il primo ricordo in bici? «Io che mi arrampicavo sul telaio di una bicicletta da donna, in piedi sui pedali, mezzo storto». La sua prima bici? «Non me la ricordo. La prima bici che mi ricordo era un' Atala da turismo. L' avrei voluta da corsa, ma mia madre sosteneva che, data la posizione, facesse venire il mal di schiena». Vero? «Ma va». E la sua prima da corsa? «Sempre un' Atala, sarà stato il 1960». Adesso? «Ho ancora quell' Atala. Con il tempo ho aggiunto una Bianchi, una Coppi e una Doge, fatta da artigiani veneziani, a mano, con strati di carbonio. Leggerissima. Un gioiello». E il primo ricordo di ciclismo? «Giro d' Italia 1951, 15ª tappa, Brescia-Venezia, volatona in via Roma, al Lido, primo il belga Rik Van Steenbergen, secondo il quasi veneziano Toni Bevilacqua. L' anno dopo Van Steenbergen concesse il bis, stavolta sullo svizzero Ferdi Kubler». Che cosa custodisce di quei giorni? «La sensazione della folla, della gente, del popolo del ciclismo. E mia madre che mi accompagnava, finché poteva, mano nella mano». Poi? «Ho ritrovato il Giro d' Italia in altre occasioni, sulla strada, come per una cronometro a Vicenza. E sempre in tv. È così televisivo, il ciclismo». Il suo eroe? «Fausto Coppi. Ero un coppiano totale. A fare a botte, con i compagni delle elementari, divisi fra Coppi e Bartali. Coppi era Coppi. Roba che ti si appiccica alla pelle e ti entra nelle ossa, nel cuore. Dopo Coppi non ho avuto nessun altro dio». Il Giro d' Italia è...? «L' unico vero evento nazional- popolare italiano. Nazional- popolare era la letteratura, ma a un altro livello, con un' altra penetrazione. Il Giro è reale, autentico». E il Tour de France? «Con il Giro del Centenario gli faremo una grande concorrenza ». Il bello del ciclismo? «Per apprezzarlo, bisogna farlo. Anche in minima parte. Altrimenti non si capisce che cosa significhi superare cinque passi alpini. Il ciclismo è innanzitutto una sfida verso se stessi: i propri limiti, i propri confini, le proprie frontiere. Il ciclismo esalta la capacità di resistere ». Poi? «Se il ciclismo è dei professionisti, la bici è di tutti. E la bici vuole dire poter andare al proprio ritmo. Silenziosa, pulita, straordinariamente intelligente. Non ingombra, non occupa, non invade. Ma accompagna, aiuta a respirare e a pensare. E qualche volta anche a fischiare o a cantare». La bici salverà la Terra? «Da sola no. Però qualche città sì. La bici è l' ideale per muoversi, per vivere, per trequarti della popolazione e per trequarti dell' anno. E non ne diventi mai schiavo o prigioniero, come invece succede quando stai in macchina. E pensare che c' è ancora gente che, per venire a Venezia, sceglie la macchina». Il Giro parte da Venezia, ma Venezia non è la città meno ciclistica d' Italia? «Il Lido di Venezia è una grande pista ciclabile in mezzo alla Laguna. Venezia-Venezia è la città del remo, Venezia-Mestre è quella della bici. Quando sarà completato - presto - il piano delle piste ciclabili, Mestre sarà finalmente una città a misura di bicicletta, all' avanguardia non soltanto in Italia». Remo e ruota. «Vi trovo una grande affinità elettiva». Sindaco, questo non sarà solo il Giro di Venezia, ma anche di Lance Armstrong. «Io spero che vinca un italiano ».

 
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