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Popolo di fantallenatori Stampa E-mail
fantacalcio.jpg30 novembre 2008, Antonio Dipollina - Repubblica
Esistono davvero, lo hanno fatto e se ne sono vergognati solo un po' . Sono quelli che un giorno, in una determinata domenica, hanno visto la propria squadra del cuore sconfitta sul campo. E hanno esultato. Hanno visto in diretta il gol di Squartolini, centravanti avversario, e hanno urlato «Sì!».
Se avesse segnato Pirampolli sarebbero caduti nella disperazione più nera. Ma Squartolini era nella loro squadra del Fantacalcio, Pirampolli no. E allora hanno esultato, contro la squadra di cui sono tifosi assatanati da una vita: tollerati dalla cerchia di amici - quasi tutti adepti del gioco virtuale - giustificati da un certo senso comune e soprattutto assolti dalla propria coscienza. Il Fantacalcio è un formidabile surrogato alla vita vera e ne conserva caratteristiche importanti. Da oltre vent' anni fa sì che il massimo torneo di calcio (in Italia e in mezzo mondo) non si riduca certo al solo computo delle classifiche o alla visione dei mitici "riflessi filmati" alla fine delle gare. Il Fantacalcio è ovviamente l' avverarsi nella realtà del vecchio ritornello sugli italiani tutti o quasi allenatori della Nazionale. E qui bisogna entrare nello specifico: si è sempre detto «un popolo di cinquantasei milioni di commissari tecnici della Nazionale», nessuno ha mai detto «allenatori del Milan». La differenza è sostanziale e risiede nella particolarità unica del ct della Nazionale: ossia di poter scegliere i giocatori, in proprio, pescando nel meglio (non c' entra granché, ma in molti non hanno mai capito perché un simile mestiere debba essere remunerato a cifre record: una teoria per nulla bislacca ha sempre sostenuto che l' allenatore della Nazionale dovrebbe pagare lui, casomai, per ricoprire il ruolo). La possibilità di scegliere, quindi, e di riuscire ad azzeccare. La competenza da dimostrare, un' abilità da mettere in campo e che nessuno ti verrà mai a contestare davvero nel giorno del fallimento, al massimo lo sfottò. Da oltre vent' anni giocano a migliaia e migliaia, da Internet in avanti con moltiplicazione stellare, al Fantacalcio ufficiale o alle migliaia paralleli, con le regole statutarie classiche o apportando le modifiche che si vuole, basta un gruppo di otto che siano d' accordo - in quale altro campo della vita può succedere qualcosa di simile? A quel punto ti sei iscritto e devi acquistare giocatori con Fantasoldi, disputandoteli con gli altri fino a mettere giù una formazione passabile da mandare in campo ogni domenica. Per i fissati, la giornata di serie A che va in scena praticamente non esiste come entità a sé stante, come la vedono tutti gli altri: tu hai una tua formazione che è dislocata su vari campi, frantumata, spezzettata, diversa da quella del tuo vicino. Se entri nel giro duro, da intossicato, l' unica cosa che ti interessa, seguendo magari il "Diretta Gol" delle tv a pagamento, è controllare se un tuo attaccante su un qualunque campo ha segnato, se il tuo portiere ha parato un rigore, se il terzino è stato ammonito e così via. Alla fine si tira il punteggio e un' altra giornata è passata, i conti si fanno alla fine del campionato, spesso con un' enfasi che tiene in vita tornei che magari a cinque giornate dalla fine hanno già emesso tutti i verdetti. C' è caso che a quel punto i giocatori veri delle squadre si chiedano perché dovrebbero andare in campo fino a fine torneo e le risposte sono due, efficacissime: perché li pagano e spesso sontuosamente, e per il Fantacalcio. Il gioco in questione è una notevole invenzione della fantasia umana e non somiglia a nessun altro conosciuto in natura: ha caratteristiche proprie, che mescolano il parassitismo al protagonismo vero e proprio, richiama i giochi da tavolo dell' infanzia ma poi ha come teatro la realtà vera, fuori, giocata da altri: spettatori e attori insieme. Più il pallone, collante e stimolo come poco altro. La sfida, piuttosto, è con quelli che al Fantacalcio non ci giocherebbero mai perché sul calcio, o sul gioco in generale, o ci sono in ballo soldi veri e il brivido della scommessa secca, oppure non è una cosa seria - fermi restando quelli che il brivido riescono ad aggiungerlo eccome anche al Fanta allestendo premi e scambi in danaro. Le scommesse online che dilagano e rappresentano ormai l' unico posto che offre ai patiti del gioco dignitose chance di vittoria senza scarpinare fino ai casinò, stanno da quest' altra parte della linea di cesura netta tra il Fanta e la vita vera. Nel Fantacalcio la caratteristica è il collettivo, l' interscambio, il gioco dentro un torneo, le esultanze in tanti, il dileggio verso chi è sconfitto, le manfrine per assicurarsi il tale giocatore e anche le richieste di consigli, di persona o sul web: i dibattiti perfino, su quale attaccante sia più in forma e abbia il bioritmo a posto, al fine di inserirlo nella fatidica formazione domenicale. Alle scommesse si è invece da soli, si esulta o si bestemmia in proprio, si cambia d' umore davvero riversando gli effetti sul resto della famiglia o sull' intero ufficio il giorno dopo. Il Fantacalcio è libero e puoi andare ovunque: ci sono tipi che gestiscono trenta - o magari trecento - squadre in altrettante "leghe", e per ognuna si studiano la formazione spendendo alla bisogna una quantità di tempo da non credersi, ma che evidentemente hanno a disposizione. Alle scommesse si va d' istinto, si valuta in pochi secondi e si butta dentro il grano, pochi - o tanti - maledetti e subito, anzi dopo novanta minuti, e senza muoversi dal tavolo di casa propria, grazie al dannatissimo web. Il Fantacalcio somiglia a un pezzo di paradiso, le scommesse sono una certezza d' inferno. Ed è per questo che molti preferiscono le scommesse. Resta il fatto che il mondo parallelo denominato Fantacalcio è ricco di perversioni e stranezze, quindi piace, piace, piace da anni. L' esultanza a fini propri per la sconfitta della squadra del cuore forse non è nemmeno il peggio in assoluto. Nelle aste per acquistare giocatori sono sempre volati colpi bassi, ma il punto è che poi l' intero maneggio virtuale per centinaia di migliaia di italiani deve andare a misurarsi con la realtà. L' aneddotica è ricca, ma per i particolari bisogna andare a cercare gli inside nei posti giusti. Per esempio le redazioni dei giornali sportivi che da vent' anni e più sono le depositarie dei voti assegnati a questo o quel giocatore: qui si entra in territorio a rischio, le leggende raccontano di pressioni infinite su questo o quell' inviato alla partita per alzare di mezzo punto il voto a un giocatore. E qui siamo appunto alle leggende (fermo restando che le pressioni maggiori in teoria arrivano da amici e soprattutto colleghi del giornalista, tenutari di regolare squadra di Fantacalcio). Ma ci sono anche riscontri oggettivi: molti anni fa, una volta diffuso quasi capillarmente il gioco, alla Gazzetta decisero semplicemente di modificare la struttura-base dei voti in pagella. Per dire, ci si stabilizzò sul quattro come voto più basso possibile per un giocatore. Prima volavano i due e anche gli zero, ma per un portiere, mettiamo, diventava una catastrofe fantacalcistica: tu avevi quel derelitto in squadra, quella domenica prendeva tre gol e l' inviato gli rifilava tre in pagella. Per la tua fantasquadra era una fantadébacle spaziale, potevi avere grandi e fortunati attaccanti, non ti risollevavi più. E quindi partì un tamtam di segnalazioni e implorazioni vere e proprie che arrivavano in redazione. Intanto, i più raffinati usavano strategie ben più sofisticate: studiavano i voti del tale giornalista che era fisso al seguito della tale squadra e decidevano che costui aveva una predilezione particolare per il giocatore X: se anche incappava in una giornata mediocrissima, spuntava comunque un sei di stima. Quel tale giocatore, a quel punto, diventava preziosissimo, e il suo valore al momento dell' acquisto saliva al livello dei più celebrati campioni e mitragliatori di reti. La più leggenda di tutte si diffuse nei primi anni Novanta: una domenica a San Siro qualcuno credette davvero di vedere l' Inter vittoriosa sul campo e dominatrice della gara, finché al novantesimo un difensore nerazzurro incappò in un fallo stupido e inutile rimediando l' ammonizione dell' arbitro. Qualcuno vide - credette di vedere - Walter Zenga, il portiere, schizzare via dai pali e andare a rincorrere il compagno, urlandogli in faccia di tutto. Motivazione: Zenga giocava al Fantacalcio, aveva quel suo compagno in formazione e così aveva perduto punti preziosi. L' incolpevole Zenga oggi non solo smentisce che l' episodio sia accaduto davvero ma minaccia querele verso chi possa prendere per buona una simile facezia. Ma ci sta che nel variopinto mondo che interseca giocatori virtuali e poco virtuosi, sfide accanite da strapaese giocate al bar o nel mare magno di Internet (dove chi è bravo raccoglie migliaia di adepti), passi di tutto e che tutto diventi verosimile. Ai tempi, ma anche oggi, ci si divertiva coi nomi buffi che vengono dati a molte squadre: di passata vengono ricordati casi notevoli come il Deportivo La Carogna (in originale è la spagnola Deportivo La Coruna), il Leeds Taylor - mica male - la multiuso A. C. Picchia, il Don Boskov (battutissimo ai tempi del mitico allenatore sampdoriano) o il Surreal Madrid. Per non dire de "La banda del Torchio" che cita un memorabile Totò, più quelli al limite dell' impubblicabile con giochi di parole deplorevoli. E da qui all' infinito, con un' aneddotica sterminata e personalizzata lega per lega, giocatore per giocatore, anno dopo anno, tutto pur di non cedere alla noia del reale.
 
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