11/09/2011, Alex D'Agosta- Il Sole24Ore.com
In un'ottica di riduzione delle spese in Formula 1, crollate grazie alle imposizioni della Fota e alla riformulazione dei contratti di piloti e tecnici (i quali oggi, evolvendo il sistema degli incentivi, prevedono in molti casi un minimo garantito più un tot a punto), anche il sistema delle sponsorizzazioni sta cambiando e si sta per certi aspetti rendendo più accessibile.
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Certo la situazione globale non è delle più felici, e l'Italia non ha i migliori strumenti per cavarsela, spiega un po' deluso uno che la sa lunga come Giancarlo Minardi: "bisogna considerare che in Inghilterra ci sono otto team nel raggio di 50 chilometri, mentre in Italia due, di cui uno è stazione austriaca e l'altro, la Ferrari, è la nostra mamma che, nel bene e nel male, condiziona l'attività di tutti i campionati e di tutta la crescita delle varie strutture italiane."
E se in effetti Ferrari detta legge sulle sponsorizzazioni, esse sono comunque sempre meno italiane e sempre più globali, a causa anche della vertiginosamente rara presenza di piloti titolari della nostra penisola: per fortuna proprio oggi è stato annunciato il rinnovo di Jarno Trulli con il Team Lotus, ma è ancora incerto il futuro di Tonio Liuzzi. Dello stesso avviso di Minardi è anche Cesare Fiorio, che in occasione di Monza ha presentato il suo libro biografico: "il problema è che tutto viene assorbito dalla Ferrari e non c'è spazio per nessun altro. Io ho diretto sia squadre italiane sia straniere, ma solo quando sono andato all'estero ho capito di quale vantaggio godono le squadre di casa. Basti pensare alla Ligier, la quale aveva degli sponsor francesi che davano soldi solo se i piloti erano francesi. Ho usato motori giapponesi che mi venivano dati solo se i piloti erano giapponesi. Invece qui in Italia, in 40 anni di carriera, nessuna squadra mi ha mai chiesto di usare unicamente piloti italiani. Non c'è la mentalità di aiutare le squadre nazionali, c'è la mentalità di correre sempre a sostenere qualche driver straniero che, chissà perché, è sempre visto come più bravo, e tutte le altre risorse vanno a finire alla Ferrari. In Italia quindi si fa molta fatica. Fanno fatica le squadre ma anche e soprattutto i piloti."
Problemi noti che come spiegato non impensieriscono il Cavallino, che ha già da qualche tempo rinnovato con i tre sponsor principali ancora per qualche anno a venire.
Seppure Whitmarsh ammette che la F1 deve ancora migliorare come "marketing machine" ed eventualmente mutuare ancora esperienza da sport americani come la Nascar e la Indycar, per loro natura più business oriented (anche se meno visibili a livello globale), la McLaren è un altro team che vive giorni tranquilli con gli sponsor di lunga data. Red Bull Racing, dal canto suo, ha annunciato da poco tempo il rinnovo con Pepe Jeans e proprio a Monza con Geox. In occasione del Gp d'Italia Renault Gp ha colto l'occasione di annunciare addirittura quattro nuovi partner: Embratel (telecomunicazioni), Ogx (gas naturali), Auden McKenzie Group (farmaceutica) e Gillette (produttore di rasoi), mentre per Marussia è arrivato Soleco (energia solare).
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Innegabilmente però i protagonisti delle nuove recenti sponsorizzazioni
sono stati i faentini della Toro Rosso, che da questa gara fino a fine
anno, con possibilità di estensione già prevista nel contratto, avranno
anche il logo della Compañía Española de Petróleos, conosciuta come
Cepsa, ovvero il secondo più grande gruppo iberico del settore, i cui
prodotti abbracciano tutta la catena del petrolio. Senza dettaglio
alcuno sull'impegno economico assunto, certo è che sono già iniziate le
speculazioni sulle ragioni di uno sponsor così potente, visto e
considerato che alle spalle vanta la International Petroleum Investment
Company, nota agli addetti ai lavori con l'acronimo Ipic, un gigante
finanziario legato al governo di Abu Dhabi. "Dopo un'esperienza di
qualche anno in altre categorie più piccole, con la Formula 1 proviamo a
incrementare la nostra presenza nel mondo", spiega Alfonso Escàmez,
esponente della comunicazione della società spagnola. Tuttavia i motori
Ferrari devono usare i propri lubrificanti, quindi questa partnership,
atipicamente per questo settore, sarà solo commerciale e non tecnica. La
società inoltre giustifica l'interesse anche "grazie alla presenza di
un pilota spagnolo, Jaime Alguersuari", tuttavia viene naturale pensare
che quest'azienda non possa essere solo una "patacca" in più sulla
carrozzeria, come direbbero in Romagna, ma un possibile primo passo per
un più roseo futuro per la scuderia di Faenza, magari anche indipendente
da Red Bull. |
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