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Asics corre in Italia con lo sport “Un business che non va in crisi” Stampa E-mail
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09/09/2013, Enrico Maria Albamonte– Repubblica.it
CALZATURE AD ALTISSIMA TECNOLOGIA TESTATE SU ATLETI DI OGNI DISCIPLINA SONO ALLA BASE DEL SUCCESSO DEL GRUPPO NATO IN GIAPPONE NEL 1949. NEL NOSTRO PAESE OGGI VENDE 15 MILIONI DI SCARPE, SOPRATTUTTO GRAZIE ALLA PASSIONE PER IL RUNNING.
In questi tempi di vacche magre i consumi di moda potranno anche calare, ma le vere passioni degli italiani come lo sport no. Almeno secondo Luca Bacherotti, ammini-stratore delegato di Asics per l’Italia e il Sud Est dell’Europa, uno che in materia la sa lunga. Anzitutto perché pratica da sempre vari sport come calcio e wind surf; e poi perché, dopo aver lavorato per Levi’s e Tommy Hilfiger da qualche mese dirige le filiali strategiche di un gruppo nato nel 1949 in Giappone — e oggi quotato alla Borsa di Tokyo — da un’idea di mister Onitsuka, lo stesso inventore del marchio di sneaker vintage Onitsuka Tiger che in Italia va già come un treno. Il nome di Asics è tutto un programma perché è l’acronimo dell’adagio latino “anima sana in corpore sano”. Insomma lo sport inteso come risposta positiva agli orrori della guerra e carburante per la ricostruzione.

E così il linguaggio universale dello sport “sudato”, il cosiddetto sport attivo come la corsa, il tennis e via dicendo, ha trovato un fitto stuolo di adepti anche in Italia dove Asics ha mosso i primi passi grazie al campione Francesco Arese e dagli anni ‘60 non si è più fermato, continuando a produrre calzature ad alto tasso di tecnologia testate su atleti in carne e ossa. «Il business europeo di Asics con le sue 5 filiali complessivamente per il 2012 genera un fatturato di 700 milioni di euro — fa sapere il manager — e di questa torta il giro d’affari dell’Italia corrisponde al 12% con i suoi 15 milioni di scarpe prodotte all’anno ».

Il tutto grazie soprattutto alle scarpe da running che costituiscono l’80% del fatturato italiano dell’azienda giapponese. Ma gli obiettivi per il futuro sono già ben chiari al manager genovese: «Puntiamo a realizzare entro il 2014 un +10% in Italia dove contiamo già 1800 punti vendita multibrand, e questo non solo con le scarpe da running che diventeranno sempre più leggere, fino a dare l’impressione di correre a piedi nudi».

E aggiunge: «Sempre per il prossimo anno abbiamo in programma l’apertura di due monomarca, uno a Milano e l’altro forse a Roma che andranno ad affiancare gli altri flagship europei di Barcellona, Londra, Parigi e Amsterdam». E siccome solo nel Bel Paese — a differenza di Francia o la Germania — l’età media di chi pratica la corsa è di 10 anni più alta con una media di 35 anni, Bacherotti ha intenzione di aggredire il ghiotto mercato dei giovani: «La chiave per ringiovanire la nostra clientela italiana sarà la comunicazione — spiega il manager — promuoveremo iniziative mirate e itineranti anche nei luoghi dove abitualmente si pratica il running come Parco Sempione a Milano o il Parco del Valentino a Torino e poi apriremo le nostre “cliniche” per educare i nuovi runner confrontandoli con allenatori e sportivi per poi far provare i nostri prodotti sul campo». Presto quindi anche in Italia Asics avrà negozi faro dove anche i ragazzi potranno «verificare la qualità della loro performance sportiva dopo la corsa grazie a dei chip situati sulle stringhe delle scarpe, farsi una doccia negli spogliatoi appositamente allestiti e consultare perfino un fisioterapista».

Nel frattempo a ottobre approda nei negozi specializzati l’ultimo modello di scarpa Gel Kayano 20, frutto dell’inventiva dell’omonimo ingegnere giapponese.


     
 
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