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Basket Nba, nel 2017 cadrą un tabł: Le maglie avranno sponsorizzazioni Stampa E-mail
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15/04/2015 - Corriere.it
 di Flavio Vanetti


È un progetto pilota e con limiti definiti nel posizionamento (a sinistra sulla parte frontale della canotta) e nelle dimensioni: le scritte saranno al massimo di 7 cm per 7.
Prima riflessione: cè un mondo che cambia ad ogni livello, bisogna accettarlo. Seconda riflessione: se il rugby ha accettato a suo tempo di passare al professionismo, non c'è da stupirsi di fronte a questa svolta epocale che riguarda il basket Nba. Quale svolta? La possibilità che le squadre vendano spazi pubblicitarie sulle canotte di gioco a partire dalla stagione 2017-2018. Così, a fianco delle storiche scritte, Lakers, Celtics, Knicks, Spurs e via di questo passo, potremo vedere la "pecetta" di qualche bibita energetica, o di una marca di hamburger o di una casa automobilistica.

Un esperimento di tre anni
Ai puristi (che non mancheranno pure stavolta e che forse qualche ragione hanno...) vengono lasciate solo due consolazioni (magre, se volete, ma pur sempre consolazioni): il progetto per ora è sperimentale e avrà una durata di tre anni. Ma siamo pronti a scommettere che, in realtà, non si tornerà indietro. Inoltre - e qui siamo alla seconda consolazione - le scritte non potranno essere troppo grandi (approssimativamente, 7 centrimetri per 7) e avranno una collacazione ben definita (nella parte frontale sinistra della maglia). Nulla a che vedere, insomma, con le sponsorizzazioni in voga in Europa e pure in Italia (dove la società mutua il nome del partner pro-tempore).

Il commissioner: «Occasione di crescita»
Ciascun club sarà autonomo nella vendita della spazio. Adam Silver, il commissioner che ha preso il posto del grande David Stern e che ha comunque cominciato a caratterizzare il suo mandato con iniziative che denotano una chiara personalità, ha voluto spiegare le ragioni delle novità:«Grazie alle sponsorizzazioni, si creerà un miglior legame tra le squadre e gli interlocutori commerciali. È un'occasione di crescita: penso che a gioco lungo ne guadagneranno pure il marketing e lo spettacolo, immaginando le iniziative che saranno varate a sostegno degli abbinamenti».

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L'esperienza in Italia
Nel nostro basket la possibilità di piazzare il nome sulla maglia è stato alla base del successo di questo sport, a cominciare dalla fine degli anni 50 e con la grande espansione degli anni 60 e 70. Basti pensare a marchi leggendari come Simmenthal e Ignis, ad altri nomi importanti come Forst, Snaidero, Knorr, Kinder, Ford (la prima a sfiorare il miliardo di lire a stagione con Cantù), oppure a una Scavolini che ha un record di longevità sulle maglie di Pesaro. E per arrivare pian pian ai giorni d'oggi e alla sponsorizzazione di Giorgio Armani di Milano, come scordare i periodi del Messaggero di Raul Gardini (l'abbinamento era con Roma) o di una Benetton, a lungo «madre» dello sport trevigiano? Il nostro sitema-basket ha avuto bisogno come il pane dei marchi sulle maglie e la cosa è ancora più vera oggi che le risorse sono inferiori e che certe partnership non sono più possibili. Il caso della Nba è diverso: ma la pecetta da 7x7 è una piccola breccia che potrebbe aprire un futuro tutto da scrivere.
 
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