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dolce-e-gabbana02.jpg04/08/2011, Gian Luigi Paracchini- Corriere della Sera.it
Derby degli stilisti Fashion e business, sfida di ultima generazione

Più scolpita sui pettorali la sciancrata camicia di Ambrosini o quella di Zanetti? E, passando alle giacche: segna meglio giro vita e spalle di Ibra o di Eto' o? Eccoli, i campioni delle squadre milanesi in terra cinese: non si sa quanto in forma per giocare una partita vera, ma che figurona in passerella. Sono le meraviglie dei derby di nuova generazione, dove il confronto non è più soltanto a suon di gol per sollevare il primo trofeo stagionale ma pure a colpi sartoriali di forbici su freschi popeline e lane sopraffine. Agli entusiasti spettatori di Pechino viene riservato così un variegato, esaltante spettacolo. In attesa del derby in campo, si serve quello fra celebri stilisti che vestono fuori campo nuove figure di calciatori-indossatori-testimonial. Insomma calcio e moda in trasferta per un doppio trionfo di due residue eccellenze del made in Italy. Ieri riflettori puntati sull' Inter, di cui si è presa cura personalmente la bionda Donatella Versace. Oggi è invece il turno del Milan che indosserà la nuova divisa nella boutique di Dolce & Gabbana, suo marchio di riferimento ormai istituzionale.
I tifosi rossonerazzurri hanno trovato poco rispettosa dei reciproci sentimenti questa lontana e quindi costosissima (per loro) location? Hanno perfettamente ragione. Ma gli affari sono affari. I cinesi esibiscono un' economia con percentuali di crescita e nuove ricchezze che soprattutto di questi tempi il resto del mondo invidia. Non vantano però un calcio all' altezza dei loro numeri e in più guardano alle nostre griffe come a un estasiante paradiso d' eleganza che nemmeno la loro provata capacità clonante riesce a sublimare. Ecco perché i marchi italiani (e non soltanto italiani) considerano quell' immenso Paese come uno dei possibili mercati in grado di corroborare bilanci da qualche tempo tristemente dimagriti. Così ogni occasione è buona per richiamare l' attenzione, andando in scena come questa volta a Pechino. Ed ecco perché il calcio, che a domicilio perde costantemente spettatori dal vivo, cambia continente per trovare nuovi, entusiasti supporter, ancorché già impratichiti purtroppo delle nostre peggiori abitudini. I sentimenti dei tifosi abituali? Quelli si possono sempre tenere vivi con il telecomando.
 
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