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Anche Djokovic finisce fuori per colpa di Tipso e Berdych Stampa E-mail
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novak-djokovic03.jpg25/11/2011, Claudio Giua- Repubblica.it
Cosa fareste per 120mila euro e un po' di gloria? Umiliereste il vostro miglior amico, che peraltro vi ha pesantemente umiliato quattro volte negli ultimi anni? Probabilmente sì.
E così ha fatto nel pomeriggio Janko Tipsarevic nell'O2 Arena, nel penultimo match del Gruppo B delle ATP Finals: 3-6 6-3 6-3 ai danni di Novak Djokovic dopo due ore e 7 minuti di confronto peraltro equilibrato, come dimostrano gli 84 punti conquistati da ciascuno dei due serbi sui 168 giocati.

Tipsarevic "Tipso" è un bel personaggio. Uno che s'è laureato a 22 anni (ora ne ha 27) in management dello sport, che legge Nietzsche e Goethe, che ha un tatuaggio sul braccio destro che dice "La bellezza salverà il mondo" (lo scrisse Dostojevski, ma forse il serbo pensava alla fidanzata, la più ammirata del circuito), che nell'ultimo anno ha fatto un salto di 40 posti nel ranking ATP, da 49 a 9: è come se - ci credereste? - alle Finals del prossimo anno trovassimo Fabio Fognini, attuale numero 48.

Djokovic è invece arrivato all'epilogo londinese del World Tour in condizioni fisiche imperfette, tanto da sommare qui - in sequenza, con Ferrer e poi con Tipso, appunto - due delle sei sconfitte della sua stagione più trionfante e comunque irripetibile. Eppure, sebbene a Londra avesse vinto solo il match d'esordio con Tomas Berdych, in serata ha rischiato per un'ora e mezza di accedere lo stesso alle semifinali, almeno fino a quando è sembrato che David Ferrer potesse prevalere facilmente sull'enigmatico ceco, capace di colpi eccezionali ed errori inaccettabili, equamente divisi. Invece nel momento in cui il gigante biondo ha trovato un po' d'equilibrio e di costanza di rendimento, lo spagnolo è letteralmente crollato, perdendo per 3-6 6-4 6-1.

Se si prescinde dal buio assoluto dalla metà del secondo set, a me Ferrer piace sempre di più. L'umiltà e la tenacia sono le qualità che tutti gli riconoscono, ma in queste Finals ha fatto vedere tanta qualità, e all'agilità e alla forza ha saputo accoppiare un'intelligenza tattica sempre superiori a quella dei primi due avversari, che sono stati Murray e Djokovic mica Dodig e Berlocq. Mi piace meno Berdych, cui però va riconosciuta la capacità di non essere mai prevedibile: oggi ha subìto Ferrer fino al break sul 3 pari del secondo set, poi ha ribaltato storia ed esito della partita.
Domani, dunque, si scontreranno Federer (primo del girone B e unico senza sconfitte) e Ferrer (secondo dell'A) e poi Tsonga (secondo del B) e Berdych (primo dell'A), per decidere chi saranno i due in campo domenica. Il numero 4 del ranking mondiale contro il numero 5, il 6 contro il 7. Bella e curiosa combinazione. Ci sarà da divertirsi.

Nell'attesa, il mio amico Giovanni butta lì un argomento che mi convince: quello delle motivazioni legate all'appeal delle Finals, a suo giudizio in forte calo. Dice: "C'è da tenere conto del superpremio per il vincitore senza sconfitte: 1 milione 650mila euro circa. A parte questo, il torneo londinese non ha molte attrattive per i giocatori. I punteggi ATP sono stati ridimensionati e sono ininfluenti sul ranking finale dell'anno. Poi capita che Nadal non può rischiare di andare in finale a Londra domenica e poi giocarsi venerdì la Davis con gli argentini su una superficie così diversa come quella di Siviglia. Federer, invece, ha puntato al superpremio sapendo che i giovani leoni erano già sazi e più teneri nella caccia, tanto per riprendere l'immagine poetica della savana".

In effetti, fino a pochi anni fa le Finals erano una sorta di quinto slam, l'evento tennistico più atteso dopo Melbourne, Parigi, Wimbledon e New York. La verità, amara, è che la crisi globale sta colpendo anche il tennis professionistico, che reagisce infittendo il calendario, ma rischiando così di ridurre la capacità di attrazione di ciascun evento sul grande pubblico (che peraltro in Italia ora può, grazie a Sky e a Supertennis, seguire in diretta praticamente tutti i principali tornei). Per esempio, l'anno prossimo tra l'ultimo torneo del circuito e le Finals non ci sarà alcuna sosta: a Bercy si giocherà l'ultima partita la domenica, il lunedì gli otto migliori saranno già in campo a Londra. Quanti tra loro rinunceranno agli indoor parigini? E chi arriverà men che spompato alle Finals?

Presto - scommetteteci - l'ITF e l'ATP dovranno occuparsi di questi problemi di sistema. Non bastano a nasconderli le emozioni e le pailettes dell'O2 Arena.
 
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