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Calciatori extra-Ue, ecco quali Paesi hanno “liberalizzato” e quali hanno imposto restrizioni Stampa E-mail
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30/09/2014 - 
marco bellinazzo – ilsole24ore.com 
La presenza massiccia di giocatori stranieri è stata individuata dal presidente federale Carlo Tavecchio come uno dei problemi maggiori del calcio italiano.
Lo stesso Tavecchio, nel suo progetto di riforme, vuole regolamentare la presenza degli extracomunitari e degli stranieri nei campionati italiani: proposti un numero minimo di italiani da schierare dal primo minuto e l’istituzione di una commissione giudicante per gli extracomunitari provenienti dall’estero, riprendendo quanto già dichiarato durante l’assemblea estiva della Lega Dilettanti, nel famoso discorso riguardo al fantomatico “Optì Poba” (“In Inghilterra un giocatore deve dimostrare il suo curriculum e il suo pedigree”). La proposta non si differenzia da quelle di altre leghe europee, sebbene l’Inghilterra presa da Tavecchio come esempio, in realtà, non abbia grosse restrizioni da questo punto di vista.

In Italia vige già un divieto di tesserare calciatori extra-Ue in numero superiore a due. In Inghilterra in effetti non vi è alcun limite alla presenza di extracomunitari in squadra, ma solo se con regolare permesso di lavoro e con almeno il 75% di presenze nelle partite giocate dalla propria nazionale negli ultimi due anni. Questa regola è valida per la Premier League e per la Championship. Nessun limite anche nella Primeira Liga portoghese, in Germania (sia per la Bundesliga che per la Zweite Liga) e in Olanda, dove però gli extracomunitari possono essere ingaggiati solo in Eredivisie (e con un minimo di ingaggio in modo che l’impegno del club sia “serio”). Gli altri campionati europei a non avere restrizioni sul numero di extracomunitari in rosa sono la Jupiler Pro League belga, il campionato irlandese, la Premier League gallese, la IFA Premiership dell’Irlanda del Nord, la Premier League scozzese, la Tippenligæn norvegese, la Allsvenskan svedese e la SPL serba.

In pratica tre delle quattro nazionali europee che hanno disputato i quarti di finale del Mondiale brasiliano (Germania, Olanda, Belgio e Francia) non hanno limite per i calciatori extracomunitari.

In Spagna il limite massimo di extracomunitari per la Liga è di tre giocatori, mentre in Francia è di quattro extracomunitari in Ligue 1 e due extracomunitari in Ligue 2, eccezion fatta per le retrocesse che possono continuare ad avere quattro giocatori non comunitari in rosa.

In altri campionati, soprattutto dell’est europeo, non sono indicate limitazioni al numero di extracomunitari da inserire in rosa, ma solo a quelli da schierare in campo: in Bulgaria, Finlandia, Islanda, Repubblica Ceca e Slovenia il limite è di tre extracomunitari schierabili, mentre in Ungheria è di cinque.

Per i paesi europei non comunitari, sono in vigore limitazioni per gli stranieri: in Bielorussia il limite di stranieri da ingaggiare è di cinque giocatori, di cui al massimo quattro schierabili. Cinque stranieri come limite massimo anche per Israele, mentre Ucraina e Russia ne prevedono in campo soltanto sette (per la Russia, però, non c’è alcuna limitazione sul numero di stranieri in rosa). Limite abbastanza largo per la Polonia, che permette alle squadre della massima serie di tesserare al massimo 17 stranieri. Otto stranieri in rosa e massimo cinque in campo, infine, per la Turchia.





     
 
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