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Del Piero, un campione in castigo dietro alla lavagna Stampa E-mail
Sportivi
del-piero04.jpg25/10/2011, Giuseppe Ceretti- Il Sole24Ore.com
Del Piero, atto secondo. Dopo il brusco congedo presidenziale, viva era la curiosità di verificare la risposta sul campo del giocatore, pur conoscendo la sua naturale sobrietà. Quelli di Sky hanno persino sfoderato la "Del Piero cam", telecamera personalizzata per carpire le reazioni nella tribuna- panchina dello stadio torinese.
Invano le ripetute inquadrature hanno cercato di cogliere un gesto d'insofferenza, sia pure solo accennato, una piega amara del labbro, uno sbuffo; macché, nulla di nulla. Solo sorrisi, brevi dialoghi con i compagni, esultanza per i gol fatti e dispetto per le reti subite.

All'intervallo il giocatore viene invitato al riscaldamento che nessuno immagina possa durare per l'intero secondo tempo. D'accordo, il suo è un fisico da mettere in moto con cautela, ma anche il maturo campione pareva dopo un quarto d'ora d'esercizi essere al giusto punto di cottura. Invece le supreme esigenze tattiche lo hanno fermato sino al novantesimo, quando Conte lo ha spedito in campo nel recupero, non senza averlo catechizzato, tramite il suo secondo, sulla posizione da tenere in campo. Dell'intera sceneggiata è quest'ultimo gesto che colpisce per la gratuità. Si possono comprendere le esigenze tattiche legate al risultato che stava per maturare, ma che c'entra la lavagnetta elettronica esibita al giocatore?

Via, Conte, lei lo conosce bene, ha condiviso con lui gioie e dolori di campo e di spogliatoio. Del Piero ha scritto pagine luminose della lunga storia della società bianconera, ha inventato persino un tiro di punizione che porta il suo nome; non ha fatto, come molti altri, le valigie il giorno successivo alla retrocessione in serie B, al contrario si è trasformato nell'esempio, nella bandiera della riscossa.

No, mister, non si fa così, perché nemmeno un uccellino riesce a volare alto e in pochi istanti fare un miracolo per ritrovare le grazie del giovane presidente che lassù fumava nervosamente l'ultima sigaretta della sera.

Si sostiene da più parti che il calcio italiano ha bisogno d'ammodernarsi con nuovi stadi e managerialità capaci di creare profitti dentro e fuori il rettangolo del campo. Non passa settimana senza udire presidenti che reclamano un pallone libero da lacci e laccioli. Tutto vero, se si riuscisse a non scordare nel contempo che il calcio è anche sogno, passione, attesa e poi incanto di un gesto irripetibile che solo i campioni riescono a compiere. Non c'è modernità, non c'è stadio nuovo che possa vibrare senza il tocco di un genio che ci fa dire: non mi sarebbe mai venuto in mente!
No, i campioni non si possono trattare in questo modo.
Il turno infrasettimanale
Due le partite clou, l'anticipo tra Juve e Fiorentina e la sfida tra Napoli e Udinese.
I bianconeri di Torino rischiano la sindrome dell'incompiuta. Due gli interrogativi:
1) Pirlo, sia pure in forma strepitosa, non può essere l'unico costruttore di gioco e il paradosso juventino è che il gruppo diventi dipendente dall'ex milanista, lasciato troppo spesso solo a centrocampo.
2) Per vincere gli scudetti ci vuole qualità e la Juve non l'ha ancora dimostrato, né nel gioco sulle corsie laterali, né nei meccanismi di una difesa che avrebbe bisogno di un inserimento per aumentare il non elevato tasso tecnico. I bianconeri vanno spesso in affanno contro squadre veloci e abili negli scambi. E' il caso della Fiorentina di Jovetic che in questa partita mette in palio una consistente quota del destino del suo allenatore.

Gli altri bianconeri, quelli del nord est, scendono a Napoli. Guidolin teme l'ondata di elogi e continua a fare scongiuri parlando di quota salvezza da raggiungere, ma non può negare che lo strepitoso Di Natale (a proposito di campioni maturi) e una difesa bunker (un solo gol subito!) autorizzino ben altri pensieri. Trova una squadra nervosa (leggi Lavezzi) e che perde importanti pezzi di un centrocampo già non folto, con l'infortunio a Gargano che resterà fuori un mese. Per entrambe le formazioni che studiano da grandi e in parte già lo sono, è un esame fondamentale per l futuro.
Buon campionato a tutti.
 
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