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E' morto Bob Lovati. Una vita nella Lazio Stampa E-mail
Sportivi
bob-lovati01.jpg30/03/2011, Alberto Abbate- Repubblica.it
E' morto a Roma, aveva 84 anni. Arrivato nella capitale nel 1955 era stato portiere di Pisa, Monza e Torino. Poi una vita all'interno della società biancoceleste come allenatore delle giovanili, preparatore dei portieri e infine dirigente. Lotito: "Ci lascia una persona straordinaria"
Il "Cigno" vola in cielo, un pezzo di storia se ne va: "Addio Bob". E' una giornata di lutto per il mondo biancoceleste: "Oggi si è spento Roberto Lovati, una bandiera, una persona straordinaria, che aveva stretto un legame indissolubile con la Lazio. Il club, il suo presidente Claudio Lotito, i giocatori e tutto lo staff si stringono attorno alla famiglia ed esprimono il proprio cordoglio", recita il sito ufficiale. I funerali si terranno venerdì 1 aprile, alle 15, presso la chiesa di Ponte Milvio a Roma.

UNA VITA DA PORTIERE - E' andato via in silenzio nella notte. Non aveva ancora compiuto 84 anni, le ultime candeline le aveva soffiate con una vitalità invidiabile: "E' incredibile la gioia che provo ogni anno - aveva assicurato il 20 luglio scorso a Radio Sei - perché i laziali mi dimostrano un affetto unico. Mi hanno chiamato in tantissimi per farmi gli auguri. Sono lombardo, quindi un romano acquisito, eppure da quando sono arrivato è stato amore a prima vista. E' stato impossibile andar via dalla capitale. Solo una volta ci fu la possibilità, quando il tecnico Bernardini stava lasciando la Lazio e voleva portarmi a Firenze. Ma io dissi no". Centotrentacinque presenze, i colori biancocelesti non li ha mai traditi dal quel lontano giugno 1954, quando venne acquistato dal Monza: "Sono soddisfatto della mia carriera di calciatore - raccontava Lovati nel 1994 - perché sono stato capace di scalare gradualmente tutte le tappe.
Dalla serie C con il Gerli di Cusano, al Monza in B, sino alla Lazio, via Torino". Già perché, dopo una stagione passata in prestito ai granata, soltanto nel 1955 Lovati riuscì a prendersi i pali della porta laziale. Non li lasciò più. Bob è un simbolo della Lazio, è lo spirito di una società che ha vissuto per più di un terzo dei suoi 111 anni. Con i suoi guantoni arrivò in bacheca il primo trofeo della storia: la Coppa Italia del 1958 con 7 vittorie, 2 pareggi e il successo in finale, all'Olimpico, contro la Fiorentina a suon di parate del mitico Bob. Piazzamento eccezionale, imbattibile nelle uscite grazie ai suoi mezzi fisici ( 1,88 cm per 77kg), soprattutto quelle con i pugni, Lovati riusciva a dare sicurezza a tutta la retroguardia. E' stato uno dei più forti portieri della Lazio e tra i migliori d'Italia, ma anche lui ebbe però dei nei. Beccato dai tifosi laziali per i gol incassati nei derby dall'incubo Dino Da Costa: "In quattordici stracittadine mi rifilò la bellezza di otto reti. E, se una volta riuscivo ad avere la meglio, al ritorno era capace di fare una doppietta". Appese i guantoni al chiodo a 33 anni.

ALLENATORE, DIRIGENTE E OSSERVATORE - Impossibile staccarsi dalla Lazio. Dal giorno del ritiro dall'agonismo, Bob Lovati non l'ha mai abbandonata. Una sfilza di incarichi guidati dal cuore biancoceleste: "Anche qui mi sono sudato tutto. Ho fatto una lunga trafila sino alla prima squadra, subentrando diverse volte a colleghi illustri", svelava una decina di anni fa a Lazialità. Tecnico della prima squadra per ben 105 partite in totale, sostituendo Gei, Lorenzo, Maestrelli, Vinicio e inoltre allenatore della De Martino (attuale Primavera), preparatore dei portieri, viceallenatore, capo degli osservatori, dirigente, talent scout, ma soprattutto la voce amichevole, esperta, competente e fidata di intere generazioni di giocatori, presidenti, allenatori e dirigenti biancocelesti degli ultimi 50 anni. Bob sapeva i segreti di ciascuno, li ha sempre custoditi gelosamente. Da allenatore riuscì a conquistare la Coppa delle Alpi nel 1971, poco prima che sulla panchina biancoceleste arrivasse Tommaso Maestrelli, con il quale ebbe un rapporto speciale, profondo. Tutti si fidavano di lui. Nella stagione 1979/80 Lovati riuscì persino con immensa abilità, dopo lo scandalo del calcio scommesse, a salvare la Lazio dalla retrocessione, schierando buona parte della Primavera: "Fu un momento drammatico. Ricordo quando, a Pescara, al rientro negli spogliatoi, l'ufficiale giudiziario mi chiese d'indicargli i giocatori implicati nel calcio scommesse per arrestarli. Mi opposi con tutte le mie forze". Lovati ha vissuto il meglio e il peggio della Lazio, i suoi campioni e i flop, presidenti amati, altri detestati: "I più forti giocatori che ho mai visto erano Frustalupi e Re Cecconi. Poi i vari Selmosson e Muccinelli, Tozzi e Signori. I portieri più forti: Pulici, Marchegiani e Peruzzi. Fra gli allenatori, Zoff ha fatto un grande lavoro, forse sottovalutato, Zeman è stato il tecnico più moderno. Ricordo Lenzini come un presidente splendido, un vero papà. Gli anni di Calleri furono parecchio difficili, poi Cragnotti modernizzò la Lazio, trasformandola in un club ad ampio raggio".
REAZIONI ALLA MORTE DEL MITO - Con il passare degli anni gli incarichi di Bob alla Lazio sono andati sempre più scemando, nonostante suo figlio Stefano continui a lavorarvi come medico sportivo. Lotito ha tagliato i ponti col passato, ma Lovati non ha mai avuto una parola fuori posto. Anzi, soltanto alla fine dello scorso campionato, a salvezza ottenuta, Bob aveva lanciato un appello al pubblico laziale: "E' un momento difficile, non ci sono risorse e resta complicato essere competitivi. Ho notato una forma di allontanamento dalla squadra, per motivi che non sta a me analizzare, ma è sbagliato. Bisogna sempre rimanere vicini a questa maglia, restare compatti per il bene della Lazio". La sua dedizione è rimasta intatta sino all'ultimo. Chiunque l'ha riconosciuta oggi, svegliandosi e apprendendo la triste notizia: "E' stato un emblema della Lazio per cinquant'anni - la nota del sindaco Gianni Alemanno - e un punto di riferimento indiscusso per tifosi e sportivi. Il suo grande attaccamento ai colori biancocelesti e a Roma ha contraddistinto la sua vita, rendendolo un simbolo del calcio capitolino. A nome mio e di tutta la città rivolgo un affettuoso pensiero alla famiglia e al sodalizio biancoceleste".  Condoglianze anche da parte del presidente della Provincia, Nicola Zingaretti ("Resterà nei cuori di tanti sportivi e tifosi per le sue doti sempre più rare nel calcio moderno"), e dal presidente della Regione, Renata Polverini: "Il Lazio perde un grande uomo di sport". Ancora sconvolto uno dei suoi più grandi amici, Felice Pulici: "Non trovo le parole per esprimere il mio dolore. Bob è la storia della Lazio, il mio tutore, mi ha insegnato tutto quello che so. Con lui se ne va un pezzo di Lazio. E' stata una persona straordinaria e importante. In una parola indimenticabile". Dino Zoff lo riassume in due: "Un grande portiere e un grande uomo". La Lazio dedicherà una puntata speciale stasera sulla propria Radio Ufficiale, venerdì pomeriggio alle 15 sarà presente ai funerali (chiesa Gran Madre di Dio, via Cassia 1, Ponte Milvio) per l'ultimo saluto. Il vicecapitano Ledesma intanto rivolge il proprio attraverso il suo blog: "Sei stato uno delle prime persone della Lazio che ho conosciuto. Uno dei primi a stringermi la mano e a incoraggiarmi quando tutto andava storto. Uno sguardo che non dimenticherò mai e che ho avuto l'onore di incrociare. Io, che in confronto a te non sarò mai nessuno. Ciao Grande Bob, tuo Cristian".
 
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