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Fisco. E Kakā paga 2 milioni Stampa E-mail
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kak.jpg24/01/2013, G. Turano - Espresso.Repubblica.it
Il campione brasiliano ha provato a dribblare le insidie della tassazione italiana. Ma è stato stanato dagli ispettori dell'Agenzia delle Entrate che gli hanno imposto una multa salata per un contratto pubblicitario.
Scordatevi Mario Balotelli. la star del calciomercato in versione Agenzia delle Entrate è Ricardo Izecson Leite detto Kakà, Pallone d'oro milanista nel 2007, passato al Real Madrid nel 2009 e cavallo di ritorno per un Adriano Galliani in piena recessione. L'amministratore delegato del Milan si deve districare tra i problemi della fiscalità spagnola così come al campione brasiliano è toccato dribblare le insidie della tassazione italiana. Dribbling fallito nel caso del contratto pubblicitario per i biscotti Ringo. Gli investigatori di Attilio Befera hanno presentato un conto da due milioni di euro. Il calciatore si è impegnato a firmare una transazione con l'indicazione specifica che non si desse notizia dell'accordo. La preoccupazione è comprensibile vista la tempesta mediatica che ha investito campioni di altri sport come Valentino Rossi e Diego Armando Maradona o, dodici anni fa, una leggenda della lirica come Luciano Pavarotti.

L'infortunio fiscale di Kakà, oggi trentenne, è da imputare a una delle sue società italiane, la Tamid sport & marketing, controllata da Ricky insieme alla moglie Caroline Celico e alla madre Cristina Dos Santos Leite. Tamid è una piccola cassaforte con 11 milioni di euro di attivo e 8 milioni di debiti "per diritti di sfruttamento dell'immagine" del calciatore. E' uno schema molto in voga che in gergo tributario si chiama "star company". Grazie all'interposizione di una società di capitali, la stella in questione paga il 27 per cento di aliquota invece del 43 per cento previsto per i redditi di una persona fisica oltre i 75 mila euro.

In realtà, la differenza dovrebbe essere comunque pagata al momento della distribuzione dei dividendi all'azionista. Che, nel caso di Tamid, è la famiglia Izecson. Il problema è che, nel 2009, Kakà ha spostato la sua residenza fiscale a Madrid e il fisco italiano non aveva intenzione di regalare ai colleghi spagnoli un paio di milioni di euro.
L'Agenzia delle Entrate sta lavorando su diversi altri casi di calciatori stranieri che giocano o hanno giocato in Italia. Nel caso di Kakà la transazione è stata chiusa senza troppe opposizioni anche perché il fuoriclasse brasiliano ha mantenuto molti interessi economici in Italia anche dopo il trasferimento al Real Madrid per 67 milioni di euro. A Milano in particolare Kakà ha conservato tre immobiliari (Gosen, Flavia, Nikos) e un robusto conto bancario che, fra fondi di investimento e depositi liquidi, supera i 5 milioni di euro. Anche il fratello Digão, difensore non impenetrabile oggi in forza ai New York Red Bull dopo mezza partita in serie A con il Milan (marzo 2008), è tuttora consigliere della Up management, società di eventi sportivi.

Fino a qualche tempo fa, la gestione del business di famiglia era in mano al padre di Ricky, Bosco Izecson, ingegnere della buona borghesia paulista. Adesso le operazioni sono affidate a Ezio Maria Simonelli, commercialista con un curriculum da Pallone d'Oro della categoria. Fra gli incarichi attuali o passati, ci sono le banche Ubs, Bpm, Dexia, Akros. Il punto forte è la galassia Fininvest con la batteria delle varie Holding Italiana. Seguono Mediolanum e Mondadori, mentre si è chiusa nel 2010 l'esperienza come amministratore di Visibilia, la concessionaria di Daniela Santanchè. In ambito sportivo, Simonelli guida il collegio sindacale di Branchini Associati, l'agenzia che ha portato al Bayern Pep Guardiola.

Fino alla settimana scorsa, Simonelli è stato in corsa per la presidenza della Lega calcio come uomo vicino a Galliani, prima di essere sacrificato alla ragion di Stato. Il nuovo asse tra il Milan e la Lazio di Claudio Lotito ha portato alla conferma di Maurizio Beretta.
 
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