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i-volti-di-napoli.jpg01/04/2012, M. Caiazzo - Repubblica.it
Davide Tizzano. Canottiere e velista, due ori olimpici e un futuro da leader
Due medaglie d'oro olimpiche a distanza di otto anni e su scafi diversi, la Vuitton Cup col Moro di Venezia e un lungo elenco di medaglie internazionali. Ma Davide Tizzano non s'è fermato a cullarsi sugli allori conquistati da canottiere e velista, perché dopo il ritiro dalle gare si è laureato in scienze motorie, è diventato numero uno regionale della Federcanottaggio, numero due per la sezione sportiva della Canottieri Napoli e adesso punta alla presidenza federale.

"Ma non c'è un segreto, mi reputo fortunato perché ho trovato nello sport che più amavo la mia dimensione. Non è facile restare a grandi livelli, è vero, ma io sono innanzitutto un amante dello sport, ho gareggiato alla mezza maratona di Londra e Napoli e sarò a quella di New York. E anche nel lavoro ho trovato una collocazione professionale di alto profilo in un settore nuovo. Dietro però c'è grande applicazione, non smetto mai di studiare e quando posso rubare i punti di forza di personaggi più bravi ed esperti di me, lo faccio con estremo piacere".

Il futuro è adesso, ma prima c'è un passato da ricordare. Tizzano, jeans scuro e camicia azzurra, lo racconta sulle terrazze della Canottieri, dove avviò la sua vita da atleta nel 1979. "Avevo 11 anni, vivevo a piazza Carlo III e passavo le mie estati più spensierate a casa di mia nonna, a Caianello. Mio nonno invece era uno dei Pironti delle librerie, io crescevo felice e gracile, tanto che a mio padre consigliarono di farmi praticare il nuoto".

Ma Davide vuole stare "sopra l'acqua, e in mare", e approda al Molosiglio. "Ho trovato una famiglia, il mio primo allenatore è stato Antonio Cammarota che ancora oggi è il tecnico dei bambini. Quello che mi attraeva davvero era stare in mare, a prescindere dallo sport e dai risultati". E' subito amore: nel 1982 il direttore tecnico della Nazionale, Nilsen, lo vede in gara a un progetto per la ricerca di talenti e ne resta impressionato. "Mi disse: vieni con noi a Piediluco e vincerai una medaglia olimpica tra dieci anni, seguendo il nostro metodo".

I risultati non tardano, Tizzano partecipa ai Mondiali del 1984 in Svezia, è argento alla rassegna iridata juniores a Brandeburgo e agli Europei di Baniolas in coppia con Alberto Belgeri. A 18 anni è oro nel singolo ai Mondiali giovanili di Roudnice e nel 1988, sei anni dopo la promessa di Nilsen, è campione olimpico a Seul 1988 con Poli, Farina e Agostino Abbagnale. "I fratelloni Giuseppe e Carmine hanno vinto due ori olimpici nella stessa specialità, insieme a Peppino Di Capua. Io e Agostino siamo stati gli unici a conquistarli in specialità diverse, e Agostino è andato pure oltre vincendo un terzo oro".

Resta storica, a suo modo, la premiazione in Corea, dove viene gettato in acqua dai compagni perdendo la medaglia, ritrovata dopo lunghe immersioni da un sub tuffatosi più volte nelle acque limacciose del fiume Han. Nel 1989 arriva un altro argento iridato, poi un incontro gli cambia la vita. "Alla Canottieri conobbi il nipote di un socio che lavorava con il Moro di Raul Gardini e mi chiese se avessi avuto piacere a fare una selezione: risposi di sì, e con l'entusiasmo di sempre andai a Palma di Maiorca dove mi scelsero per far parte dell'equipaggio. Arrivai al Moro dopo pochi mesi, a San Francisco vincemmo la Louis Vuitton Cup ma perdemmo la finale per l'America's Cup, togliendoci però la soddisfazione di vincere una gara, unica barca italiana a riuscirci nella storia della vela".
Davide resta un anno negli States, quindi nel 1993 è primo con Blue Emeraude al Mondiale di vela nella classe Maxi Yacht, ma nel 1995 partecipa e trionfa alla regata storica delle Repubbliche Marinare con l'equipaggio di Amalfi, che gli fa riscoprire l'amore per il canottaggio (guiderà il team campano alle vittorie anche nel 1997 e 2003). E così la vita cambia di nuovo al tramonto di quell'anno.

"Giuseppe La Mura mi convocò per rinforzare l'otto, ma in cuor mio volevo altro". Il passaggio sul doppio in coppia con Agostino Abbagnale è quasi immediato, troppo forte il sodalizio partenopeo per essere disperso su uno scafo composto da altri sei canottieri. "Vincemmo tutte le gare di quella stagione, nessuno c'è più riuscito". Davide e Agostino diventano il simbolo più bello di Napoli. A bordo portano sempre un asciugamano, una spugnetta e una bottiglietta d'acqua, da gettare in mare prima del via. La finale dei Giochi di Atlanta è dietro l'angolo: 27 luglio 1996, il doppio azzurro nel bacino olimpico di Lake Lanier conduce dall'inizio alla fine, lo sforzo di Tizzano è tale da rendere necessario l'intervento dei medici al termine. Ma è ancora oro, otto anni dopo Seul. "Emozione enorme, indimenticabile, che mi valse il Collare d'Oro dalla Presidenza della Repubblica per i meriti sportivi e i prestigiosi successi ottenuti nel mondo".

Il ritiro è lontano (c'è prima da aggiornare il numero dei titoli italiani ottenuti: a fine carriera sono sedici, dalla prima affermazione nel 1984 all'Idroscalo di Milano, nel singolo ragazzi, all'ultima nel 2004 a Piediluco con l'otto), ma nel frattempo Tizzano studia da dirigente. Ed è una lunga corsa, anche negli ultimi dodici anni: dirige il Centro Nautico Enel di Presenzano, che si occupa di avviamento allo sport dei giovani e opera anche nel settore della disabilità comportamentale, motoria e mentale con corsi sportivi legati all'acqua; nel 2001 viene eletto presidente campano della FIC, quindi torna alla vela con Mascalzone Latino di Vincenzo Onorato. "Però la Coppa America del 2007 l'ho fatta a terra come responsabile della motivazione, perché nel frattempo mi sono laureato in scienze motorie, specializzandomi in comunicazione e marketing per lo sport, e oggi mi occupo di formazione". L'ultimo successo è la poltrona da vicepresidente della Canottieri Napoli. "Da lì son partito, è giusto che provi a dare il mio contributo".

Oggi vive a Napoli con la moglie Roberta e i tre figli Rosanna, sedicenne che nel canottaggio giovanile ha già vinto un bronzo agli Assoluti, Vittoria, 13 anni e Giuseppe, 2. L'obiettivo, ora, è la presidenza della Federcanottaggio, uno sport "da cambiare. Ancora oggi molte federazioni sono gestite come si faceva 40 anni fa. Ma il mondo è rivoluzionato, si deve capire che il Coni, che pure dà molto, non basta più. Bisogna ricostruire un rapporto col territorio, coinvolgere il mondo della scuola e quello accademico, perché non è vero che chi comincia a 18 anni non può arrivare al top. Si deve allargare la base e dare a tutti la possibilità di provare. Penso di potermi spendere per migliorare questo mondo e aiutarlo a salvaguardare una grande tradizione, riportandolo a una dimensione più umana".
 
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