Va di fretta. Mamma Jennifer, molto prima che lo certificassero i record del mondo sui 100 e 200 metri, l' aveva capito prima di tutti. Nacque prematuro, e poi non si fermò più. Battuto (da Tyson Gay a Stoccolma), infortunato (un indolenzimento alla schiena l' ha costretto a chiudere la stagione con due meeting, Zurigo e Bruxelles, e parecchie migliaia di dollari in tasca, in meno), Usain Bolt assiste agli ultimi botti dell' atletica dalle spiagge della Giamaica (non tornerà ad allenarsi prima di ottobre) con un sorriso largo così sul faccione. Il talento di Bolt, la sua simpatia congenita e un' abile strategia di marketing ispirata al mondo del pallone, infatti, ne hanno fatto la stella dell' atletica leggera più pagata di sempre e il primo sprinter assimilabile a un calciatore di alto livello: il rinnovo del contratto con Puma (fino al 2013: Mondiali di Daegu e Olimpiade di Londra inclusi) ha un valore simile a quello dell' accordo quadriennale di Cristiano Ronaldo, fuoriclasse del Real Madrid, con Nike. 32,5 milioni di dollari. 25,4 milioni di euro. Il patto del diavolo, a vita, di David Beckham con Adidas si aggira intorno ai 160 milioni di dollari. Il contratto decennale di Roger Federer con Nike balla tra i 100 e i 130 milioni di dollari (la tennista più ricca è Maria Sharapova: 70 milioni di dollari per sette anni di matrimonio con la stessa marca). Nonostante gli infortuni privati, Tiger Woods vale sempre un centinaio di milioni di bigliettoni verdi, e il rinnovo del 2006, firmato ben prima che la raffica di tradimenti alla moglie Elin venisse a galla, l' ha messo al riparo da brutte sorprese. «Michael Jordan è stato il primo sportivo a diventare un marchio - ha detto il Lampo prima di partire per le vacanze -, spero che il mio faccia il giro del mondo». Una leggenda per lo sport, e per la pletora di consulenti finanziari che gestiscono il patrimonio Bolt. Cos' hanno in comune Bolt e Ronaldo, l' atletica e il calcio? Poco, e moltissimo. Ispirata dalle esultanze (all' inizio spontanee, poi pianificate come lo sbarco di Normandia) che hanno mandato in visibilio i fan del pianeta - da New York (primo record del mondo sui 100: 9' ' 72) al Mondiale di Berlino (ultimo: 9' ' 58), dall' Olimpiade di Pechino (tre ori) a ogni singola uscita in pista dell' immenso gigione di Trelawny -, la campagna studiata da qui al 2013, quando cioè Usain Bolt potrebbe essere diventato la più grande stella dell' atletica di tutti i tempi, pescherà molto dalle abitudini del pianeta pallone. L' abbigliamento: la linea «To Di World» («di» è la traduzione fonetica, alla giamaicana, di «the») sarà nei negozi da dicembre. Non è un mistero che Bolt l' abbia ricalcata sulla copia di «Jumpman», il trademark con cui Michael Jordan e Nike hanno spopolato fino a farne un marchio da 1 miliardo di dollari a stagione. «Mi diverto a inventare cose sempre nuove - ha raccontato lo sprinter al Guardian la settimana scorsa -, l' intenzione è di svecchiare lo sport il più possibile».
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La strategia: dall' anno prossimo, a ogni meeting Bolt indosserà una canottiera diversa. Dopo aver sperimentato con successo la collaborazione con l' artista pop svedese Skinny Digital a Stoccolma, «l' idea è quella di coinvolgere qualcuno della nazionalità del posto in cui andrò a correre, perché disegni una maglietta a cui io, poi, darò il tocco finale». Il concetto non è lontano dalle maglie per le partite in casa, in trasferta o in Champions League, insomma. E se appena tagliato il traguardo Bolt si togliesse la canotta e la lanciasse in tribuna (senza rischio di ammonizione), non ci sarebbe poi troppo da stupirsi. Jochen Zeist, amministratore delegato Puma, sa di avere in mano il fenomeno più straordinario che abbia mai calcato il tartan, più di Jesse Owens e di Carl Lewis, l' unico uomo in grado di uscire dal perimetro della pista per debordare nel mondo, a maggior ragione se dal 2013 comincerà a dedicarsi anche, come minaccia di fare, al salto in lungo. Fregoli, in confronto, era un principiante. «Usain è una rarità, andrebbe salvaguardato come una specie protetta. Ha un talento unico, una connessione tutta speciale e non replicabile con il pubblico, dentro lo stadio e fuori», così Zeitz ha spiegato l' investimento deciso dalla casa tedesca, che scelse Bolt sconosciuto e da Bolt leggenda è stata ampiamente ricompensata. «Certo che avevo altre offerte - ha precisato lui -. Ma Puma era numero uno della lista: mi vestono da quando ho 15 anni, sono stati i primi a credere in me quando non ero nessuno. Ormai sono la mia famiglia e io di famiglia ne ho una sola». In una stagione in cui l' esperimento Diamond League ha lasciato molto a desiderare (e quella soluzione con le finali delle specialità spalmate tra Zurigo e Bruxelles è stato un clamoroso autogol), Bolt è stato ancora una volta la ciambella di salvataggio. Ogni sua uscita pubblica, ogni sua gara (compreso il k.o. di Stoccolma dopo una striscia di 14 finali dei 100 vinte), ogni suo gesto ha lasciato una traccia della memoria di chi lo ha guardato divorare la pista, riscrivere le leggi dell' atletica o inaugurare un nuovo negozio Puma nel centro commerciale di una capitale del mondo. Dategli un pallone, lo butterà in rete.
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