Da oggi in poi chiamatelo dottor Massimo Oddo. Dottore in Scienze giuridiche, economiche e manageriali dello sport. Oggi, nel primo pomeriggio, il difensore del Lecce ha in programma la discussione della tesi ad Atri, nella sede distaccata dell'università di Teramo. Il relatore è il professor Patricio Ciampani e la tesi è incentrata sul Milan Lab. «Tutti ne parlano e nessuno lo conosce in maniera dettagliata», racconta il terzino che nel 2006 si è laureato campione del Mondo con la maglia azzurra. L'appuntamento di oggi corona un inseguimento partito diversi anni fa, dopo il conseguimento del diploma di geometra. Oddo aveva iniziato con Giurisprudenza, studi interroti dopo che è decollata la carriera calcistica e ripresi negli ultimi anni. A 35 anni ecco il grande giorno per un calciatore che si è distinto in mezzo al campo e fuori con diverse iniziative, anche di carattere benefico. E la tesi di oggi raccoglie le esperienze vissute durante la militanza nel Milan. Approfondisce le caratteristiche di una struttura medica messa in piedi dal club rossonero alcuni anni fa. «Non ci si cura e non si guarisce con il Milan Lab», ha detto Massimo Oddo, «si tratta di un centro raccolta dati, uno storico di ogni calciatore che approda al Milan. Viene monitorato dall'inizio alla fine della militanza rossonera». Ma come avviene la raccolta dati? «Attraverso dei test di vario genere: uno, che viene svolto una volta l'anno, va a classificare le qualità fisiche di un calciatore; un altro, denominato performace, viene svolto teoricamente una volta al mese, misu
ra il livello di forma; e, infine, Milan Lab che viene effettuato dopo gli sforzi e va a verificare la stanchezza, la forza del calciatore. A questi dati vanno aggiunti altri (valori ottici, sanguigni e altri ancora) e l'incrocio nel tempo determina le qualità di un calciatore e fornisce un quadro ben preciso. ad allenatore, dottore e preparatore che stabiliscono il lavoro specifico per migliorare le prestazioni».
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Un'esperienza vissuta in prima persona, visto che Oddo fino a maggio è
stato a Milanello. «I dati», ha aggiunto, «non vengono comparati da
giocatore a giocatore, sono soggettivi. Arrivi con dei valori e quando
te ne vai devono essere migliorati». Già, ma come mai Oddo si è
appassionato a Milan Lab? «Sono sempre stato un tipo curioso e questa
struttura mi ha attratto anche perché conosco preparatori, psicologi e
dottori».
Le servirà in futuro? «Tutto fa esperienza, ho avuto la fortuna di
vivere in ambienti molto evoluti e voglio mettere a frutto le mie
conoscenze. Ho tanti sogni nel cassetto. L'idea è quella di restare nel
mondo del calcio, ma non vorrei fare l'allenatore. Mi piacerebbe
occuparmi della gestione dell'azienda-calcio, magari anche dell'aspetto
tecnico».
Oggi la tesi di laurea, domenica la sfida che il Lecce giocherà a
Cesena, probabilmente decisiva per le sorti dell'ex tecnico biancazzurro
Eusebio Di Francesco. «Nel calcio quando i risultati non arrivano chi
paga è sempre allenatore», ha spiegato Oddo, «ma lui ha ben poche colpe.
Ha idee chiare e fa giocare la squadra, in questo momento però stiamo
raccogliendo meno di quanto seminato. Siamo sfortunati, commettiamo
sempre errori individuali, non di reparto. Lui non c'entra, è colpa
nostra». |