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Puntare sui giovani, unica chance Bargnani e un' Italia stile Nba Stampa E-mail
Sportivi
Bargnani 01/08/2010, Giuliano Foschini- Repubblica.it
Per tutti è Il Mago: amici, compagni, tifosi, mister e addetti stampa.

E così Andrea Bargnani, 213 centimetri, la faccia migliore del basket italiano, una stella Nba ma anche più semplicemente un 24enne di Roma, cerca di dare la ricetta della magia. «Coraggio di scommettere sui giovani. Società strutturate che ti fanno diventare prima un ragazzo e poi un giocatore. Attenzione ai dettagli. E un po' di fortuna. Fate, facciamo queste quattro cose e vedrete che lo sport italiano riparte. A cominciare dal basket». Bargnani ha la canotta azzurra. Ha appena finito di allenarsi nel nuovo palazzetto dello sport di Bari dove da domani sino alla fine del mese l' Italia si giocherà la qualificazione agli europei di Lituania 2011 insieme con Israele, Montenegro, Lettonia e Finlandia. Si comincia con Israele. Bargnani, la prima cosa che fa bene allo sport non è vincere? «Senza dubbio. E noi ci proveremo. Il girone è tosto, Israele e Montenegro sono squadre di ottimo livello. Se non si arriva agli Europei è una disfatta. La squadra ha tutte le carte in regola per farcela, il coach Simone Pianigiani mi sembra la persona giusta. Io e Belinelli cercheremo di mettere la nostra esperienza dell' Nba al servizio della squadra. Perché in due non si può vincere». In Nba non si vince con i campioni? «Anche. Ma senza collettivo e organizzazione non si va da nessuna parte. Io penso che qualsiasi sport nel mondo debba prendere esempio dal basket americano: attenzione al particolare dentro e fuori dal campo, dietro ogni cosa c' è qualcuno che le pensa. Io qui in nazionale dopo gli allenamenti mi annoio, lì ci programmano la vita 24 ore su 24, non esistono Natale o Pasqua. Questo non significa sacrificarsi: a Toronto mi diverto come un matto». L' anno prossimo nei Raptors non ci sarà Chris Bosh. Tocca a lei. « T o c ca a tutti. Io darò il massimo, mi prenderò le mie responsabilità cercando di fare la mia parte». Tornerà mai a giocare in Italia? 

«Tra molti anni, mi piacerebbe. Per ora mi voglio continuare a giocare questo sogno, per un giocatore di basket non c' è nulla di più dell' Nba. Io sono andato via di casa a 14 anni, prima nella scuola della Benetton senza la quale non sarei mai diventato un giocatore. Poi ho avuto la fortuna dell' America. Serve coraggio, ambizione. E avere sempre presente che per giocare bene bisogna stare bene, avere feeling con l' ambiente. Cambia da giocatore a giocatore, non esistono regole. Ecco perché non capisco quelli che si fanno troppe domande quando uno sportivo, magari un calciatore, sceglie di andare a giocare all' estero. Il problema non è chiudereo aprire le frontiere. Ma investire sulla crescita, sulle scuole. Senza è impossibile fare risultati. Si parla tanto di modello Spagna ma poi non si fanno le cose semplici».  La Spagna ha la nazionale di calcio campione del mondo, Nadal, Alonso, Contador, Gasol. Sono irraggiungibili per l' Italia? «Non siamo lontani. C' è Valentino, cheè un amico: sono andatoa vederlo al Mugello due anni fa, ci sentiamo ogni tanto, quello che sta facendo ora con una gamba rotta va oltre lo sport. Ho goduto come un matto a vedere la Schiavone al Roland Garros. Ecco, sarebbe bello che un po' tutti noi mettessimo a disposizione le nostre esperienze, le nostre storie, magari possono servire ai ragazzini». A 24 anni è quasi un veterano della Nba. Cosa ci può essere ancora? «Molte cose ancora, spero. Con Toronto, con la Nazionale.E poi ci sono i sogni: le olimpiadi di Roma 2020, la mia città. Avrei 34 anni. E non sarebbe affatto male».

 
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