Home arrow Dai media: Articoli dalla stampa arrow Sportivi arrow Sport, l'abbuffata dei soldi
libreria dello sport

di
anno

ARTICOLIDALLASTAMPA

Sport, l'abbuffata dei soldi Stampa E-mail
Sportivi
sport-e-soldi.jpg26/12/12, G. Caccamo – Lettera43.it
Atleti in divisa pagati dallo Stato. E dal Club olimpico per meriti sportivi. Ma ora si lamentano dei tagli imposti dal Coni.
Quasi tutti dilettanti, ma pagati dallo Stato. È una situazione che ricorda quella dei Paesi dell’ex blocco sovietico, quella dei compensi degli atleti italiani.

Tutti i comitati olimpici nazionali danno sovvenzioni per partecipare ai Giochi, ma l’Italia è un'anomalia. Perché il nostro Paese è infatti uno dei pochi a garantire uno stipendio a molti atleti. Che spesso si aggiunge a quello che viene percepito dagli atleti arruolati nei vari corpi di polizia e militari.

Il Coni, il Comitato olimpico italiano, destina infatti un compenso secondo criteri prestabiliti attraverso il Club olimpico. Ma in linea con il clima di spending review, i fondi sono stati tagliati. Ed è scoppiata la polemica.

NUOVE REGOLE PER IL CLUB OLIMPICO. Recentemente sono entrati in vigore i nuovi criteri che il Coni aveva adottato nel 2011 in vista dei quattro anni successivi all'Olimpiade di Londra.

Le categorie previste dal Comitato olimpico sono tre: «Oro», «Medagliati» ed «Élite».

In pratica funziona che chi ha vinto un titolo olimpico a Londra ha diritto a 30 mila euro l’anno fino al 2015, chi invece ha conquistato l'argento o il bronzo ai Giochi 2012 percepisce 20 mila euro nel 2013, mentre per i quarti classificati all'ultima Olimpiade l'assegno si ferma a 16 mila euro.

In totale al Club sono stati riservati oltre 1,5 milioni di euro. Che si sommano ai circa 36 milioni di premi pagati ai medagliati olimpici.

La protesta degli atleti esclusi dal Club olimpico.

A qualcuno, però, i nuovi criteri imposti dal Coni non sono piaciuti. Anche perché hanno segnato un netto taglio con il passato. Infatti se nel precedente Club olimpico erano entrati 124 atleti, ora gli stipendiati sono stati ridotti a 72. Colpa della decisione del Coni che dopo l'Olimpiade di Pechino del 2008 aveva ammesso anche i quinti classificati ai Giochi, che con le nuove regole sono invece rimasti esclusi.

PIZZO FUORI DAGLI STIPENDIATI. Tra questi c'è Paolo Pizzo, campione del mondo di spada nel 2011, ma che all'Olimpiade di Londra si è fermato ai quarti di finale, anche a causa dei postumi di un infortunio.

«Fare parte del Club olimpiaco è fondamentale per un atleta come me che non ha le entrate di un calciatore», si era sfogato Paolo Pizzo sul sito Olimpiazzurra.com. «Il rammarico è tanto», aveva continuato lo schermidore catanese, «e non solo per il danno economico grave, ma soprattutto perché testimonia una certa mancanza di 'sensibilità' da parte di chi ha deciso i criteri. Bastava lasciare un minimo di discrezionalità per casi come il mio».

DEROGHE PER ATLETICA E NUOTO. Le nuove regole però sono state decise e il Coni non ha intenzione di cambiarle per il prossimo quadriennio. Anche se le deroghe cui si è appellato Pizzo in reatà esistono.

Atletica e nuoto sono stati i flop più clamorosi degli Azzurri a Londra e il Coni forse l’aveva profetizzato. Tanto che le regole varate nel 2011 prevedono che per queste discipline «entrano nel Club olimpico anche gli atleti che raggiungano una prestazione, certificata dalla federazione internazionale di appartenenza, entro le prime otto al mondo».
In Italia le discipline professionistiche sono poche

Il rammarico degli esclusi, come Pizzo, è certamente comprensibile, ma non bisogna dimenticare che la sovvenzione dello Stato allo sport va ben oltre il Club olimpico e lo stipendio erogato dal Foro Italico.

In Italia, infatti, esiste la figura dell’atleta di Stato. Si tratta di militari, poliziotti, carabinieri e persino forestali che fanno sport nelle vesti di pubblici dipendenti in un Paese dove, non si deve dimenticare, le discipline professionistiche sono pochissime. E si tratta di un folto gruppo di persone, Pizzo compreso.

A LONDRA IL 63% DEGLI ATLETI DI STATO. All'Olimpiade di Londra, infatti, su 290 atleti, 183 (il 63%) appartenevano a corpi militari e di polizia: 42 finanzieri, 30 poliziotti, 28 dell’aeronautica, 25 militari, 20 carabinieri, 18 poliziotti penitenziari, 15 forestali e 5 della Marina.

E ci sono discipline in cui l'Italia ha inviato ai Giochi britannici solo atleti in divisa: scherma, judo, tuffi, pugilato, equitazione, taekwondo, tiro a segno e a volo, tanto per limitarsi a quelle più note e in cui gli Azzurri hanno vinto medaglie o hanno fatto bella figura.

Soltanto nella pallavolo, nella pallanuoto, nel tennis e nel ciclismo maschile non c’erano atleti statali.

UNA LEGGE TUTELA I CORPI MILITARI. E che l’Italia tenga molto agli sportivi in divisa lo dimostra il fatto che da più di 10 anni esiste pure una legge specifica per tutelarli.

È la 78 del 2000, che dà ai corpi militari e alle forze di polizia la patente di «amministrazioni pubbliche autorizzate all'assunzione diretta di atleti di interesse nazionale». Un riordino delle forze armate che, indipendentemente dal Club olimpico, ha portato con sé garanzia di stipendio e tutele previdenziali per chi gareggia per guardia di finanza (Fiamme gialle che riconoscono uno stipendio base tra i 1.200 e i 1.400 euro al mese), polizia (Fiamme oro), polizia penitenziaria (Fiamme azzurre), esercito, marina, aeronautica, carabinieri, vigili del fuoco e pure forestale.

AL SUD È UN WELFARE IN PIENA REGOLA. Molti però l’uniforme la indossano solo quando vengono ricevuti al Quirinale dopo l'Olimpiade e l’appartenenza a un corpo è funzionale all’attività sportiva.

Quello dell’arruolamento applicato allo sport, in pratica si traduce in un welfare in piena regola. Tanto che la divisa, soprattutto al Sud, è quasi un ammortizzatore sociale, una garanzia di lavoro e un’alternativa alla disoccupazione giovanile. Non sarà un caso dunque se la percentuale di “atleti di Stato” è più alta nel Meridione, dove gli sport più praticati sono pugilato, scherma e judo. Discipline esclusivamente 'militari'.

 
< Prec.   Pros. >
torna su