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Vecchi e giovani, ecco la mia Udinese |
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| Vecchi e giovani, ecco la mia Udinese |
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13 ottobre 2008, Andrea Sorrentino — Repubblica
Pasquale Marino è un uomo normale che dice cose sorprendentemente normali, quindi anomale: «Il primato in classifica è piacevole, ma stavamo bene anche prima». Oppure, sull' ultimo Udinese-Torino: «Vittoria importante, però all' inizio abbiamo faticato e al Toro è stato annullato un gol regolare».
Siciliano di Marsala, 46 anni, Marino allena l' Udinese: sembrava un
ossimoro, il siculo in terra friulana, invece l' Udinese è prima in
serie A, 8 anni dopo l' ultima volta. Taciturno e ombroso in pubblico
ma simpaticissimo in privato, Marino ha passato mezza vita, quella da
calciatore, a cuocersi sui campi meridionali della C (Marsala, Akragas,
Siracusa, Battipagliese, Potenza...) e l' inizio dell' altra metà da
allenatore già vincente: quattro promozioni, una salvezza in A col
Catania e una in B con l' Arezzo (dove rimediò l' unico esonero, ma fu
richiamato dopo sei giornate), poi l' Udinese riportata in Europa dopo
due anni e ora il primo posto. Che Udinese è, questa, Marino? «Una
squadra che ha fame. C' è la miscela giusta tra campioni, tipo Di
Natale, e giovani che vogliono emergere». E anche un allenatore di
valore, o no? «Non credo di fare niente di particolare. Mi impegno, il
resto lo fanno loro. Sono ragazzi davvero bravi: per merito loro sono
felice quando vado al campo per l' allenamento». E Pepe, la novità in
nazionale? «Se lo merita per tutti i sacrifici che ha fatto. E'
duttile, ha qualità importanti: in quel ruolo di esterno destro ce ne
sono pochi come lui». Ma un allenatore quanto conta nei successi di una
squadra? «Sono d' accordo con Lippi: conta al 20% quando le cose vanno
bene, al 100% quando vanno male...». Ancelotti ha detto: un allenatore
che ottiene la salvezza con la sua squadra può essere bravo almeno
quanto un suo collega che vince una Champions League. «Lo ringrazio, è
un' affermazione che va a mio favore. E la sottoscrivo. Ancelotti, tra
l' altro, è uno dei colleghi che stimo di più». Gli altri? «Prandelli,
che come Carlo ha la forza dell' umiltà. Poi ammiro Lippi e Ranieri,
che è una persona seria. Per chi arriva dal basso come me, sono punti
di riferimento preziosi». Si dice: un allenatore che non ha fatto
gavetta non è completo. «Io ne ho fatta tantissima e mi è servita. Ne
ho calpestati, di campi polverosi e bollenti». Anche da giocatore.
«Oltre 400 partite in serie C. Impari a vivere negli spogliatoi, a
capirne gli umori. Ora, da tecnico, so fino a che punto tirare la corda
con un giocatore, quando stimolarlo e quando lasciarlo fare. Conosco l'
elasticità mentale». Da allenatore, già tante soddisfazioni. «Certe
esperienze accrescono il tuo bagaglio tecnico e umano. A volte ti trovi
a lavorare in realtà in cui hai giocatori, ma prima ancora ragazzi, cui
devi insegnare tutto, mica solo le cose del calcio. L' impresa più
bella a Paternò: in due stagioni dai Dilettanti alla C1. Sa cosa vuol
dire Paternò, con 5000 persone che vengono al campo e per le quali la
squadra è tutto?». Vuol dire abituarsi al calore, come minimo. «Vuol
dire abituarsi alla passione, dunque alla pressione». Lei rimane
impassibile di fronte alle pressioni? «Cerco di essere equilibrato.
Sono convinto che la vera forza sia nell' equilibrio: comportarsi alla
stessa maniera nella buona e nella cattiva sorte». Per questo lei è un
personaggio completamente anti-televisivo? Appare pochissimo. «Alleno
una piccola squadra di cui si parla di rado. Poi è vero, la tv non mi
fa impazzire. Lo scorso anno sono andato una sola volta, e verso la
fine della stagione, a Telefriuli. Non è roba per me. Non voglio mica
prendere il posto di Pippo Baudo». Dica la verità, Marino: lei che
ambizioni ha? «Il mio pregio è saper vivere alla giornata. Se sogni
troppo, se ti illudi, rischi di rimanere deluso. Ora sto benissimo a
Udine, è contenta anche la mia famiglia. Ho un contratto fino al 2012 e
la società ha un progetto. E mi diverto come un pazzo ad andare agli
allenamenti e alla partita. La vita ti sorride, se intorno hai gioventù
ed entusiasmo».
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