 |
11/02/2011, Oliviero Beha - tiscali.it
Uso qui un titolo da parodia della famosa serie cinematografica americana, “Mamma, ho perso l’aereo”, per due motivi: il primo è che a quanto pare la faccenda dell’acquisizione della Roma calcio ha preso un indirizzo “a stelle e strisce”, come scrivono in prima pagina da qualche giorno quasi tutti i giornali; il secondo è che il mio timore sia appunto che possa essere semplicemente un “film”, oppure che ci siano molti elementi che ne accentuano gli aspetti romanzati e poco chiari.
|
Visualizzazioni: 105 | riporta l'articolo sul tuo sito! | Segnala ad un amico
Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti Accedi o registrati
Non sto dicendo che le cose non andranno alla fine come dicono e scrivono: almeno mentre leggete non dovreste avere più elementi di me per farvi un’idea. Semplicemente vorrei fare con voi una piccola ricognizione. Come tutti sanno è grande “l’opacità del pallone sotto il cielo”. Ne fanno di tutti i colori, i conti non si conoscono mai bene del tutto, i club sono in difficoltà e ripianano i debiti con sempre maggiore fatica, non sai mai se davvero il campione X o il semibrocco Y siano stati pagati quanto si dice ecc. Non sembra fare nessun effetto né al tifoso rincoglionito né agli addetti complici o correi, ma è perlomeno dai tempi del più famoso tributarista italiano, Victor Ukmar, che lasciò clamorosamente il suo incarico di revisore dei conti della Rotondocrazia, ormai parecchi anni fa, che nessuno scommetterebbe un euro sulla trasparenza del Mondo Rotondo.
Sì, c’è una Commissione di controllo che si chiama caco- fonicamente
Covisoc (un acronimo), ma insomma di conoscere davvero le cifre non se
ne parla. Figuriamoci poi se a questa eufemistica “opacità” del pallone
se ne aggiunge un’altra, quella della Borsa, ossia in particolare della
quotazione di alcuni club a Piazza Affari. Che è di suo in fatto di
trasparenza un girone dantesco, in cui praticamente tutti fanno tutto e
la Consob, l’equivalente borsistica della Covisoc, è spesso una o tutt’e
tre le scimmiette della storiella. Calcio più Azioni è un combinato
disposto che ha del mostruoso.
L’ha capito al volo il Milan del Berlusca, anche in questo, come in
certe piccole “scappatelle” di cui vagamente si parla in queste
settimane- o in questi anni di Priapo al comando-, più sveglio e capace
di altri. Se ne è tenuto infatti lontano. Senza beni, stadio di
proprietà e altro, quotarsi è un’operazione quanto meno discutibile che
fa del tifoso-azionista ancora di più carne da cannone dopo averlo usato
a Piazza Affari come “parco buoi”. Il filetto del bue rosolato sul
campo. E l’Inter è in Borsa attraverso Saras…
Da più di dieci anni, invece, Roma, Lazio e Juventus festeggiano (si fa
per dire) questo abbinamento opacissimo: gli azionisti- tifosi ci hanno
rimesso tutti, il dislivello tra il prezzo di collocamento delle azioni e
il loro valore attuale è più o meno terrificante. Si dirà: peggio per
il tifoso. E’ un po’ come quando vai dal mago o dalla fattucchiera:
peggio per te che sei un incapace circonvenuto. Anche fosse proprio e
solo così, e non è, metteremmo i padroni del calcio e i tenutari di
Borsa sul piano dei plagiatori del tarocco: accidenti, che Paese !!!
|
Ebbene, nella vicenda della Roma, società di calcio importantissima in
senso stretto ma forse ancor di più politicamente e con un risvolto
sociale colossale (da Colosseo…), e ripercussioni elettoralistiche
forti, questa ridda prima di voci e poi di offerte d’acquisto, ad oggi
culminata con l’offerta vincolante prescelta della cordata americana
“bostoniana” di Di Benedetto e c., è stata una meravigliosa cavalcata
cinematografica. Si è visto di tutto, non si è scritto con chiarezza di
niente. Comunicati ufficiali che non arrivavano, notizie “sparate” a
borsa aperta, le azioni che “stranamente” non decollavano e mentre
scrivo sono ancora al palo, Fondi Arabi accennati e poi spariti, nebbia
sulle altre offerte fuorché su quella della famiglia Angelucci
disponibilissima a rifarsi una verginità mediatica e politica in sella
al club di Totti. Il tutto mentre “si dice” che gli “americani!” offrano meno denaro di
quel che si legge, lo diano a Unicredit, la banca creditrice e
proprietaria del club attraverso i debiti dei Sensi, a condizione di un
aumento di capitale cui sia pure in minoranza dovrebbe partecipare la
stessa Unicredit (insomma, una partita di giro del denaro che arriva
all’ Istituto di credito e ritorna subito in circolo) che dovrebbe anche
finanziare l’investimento della “cordata” per il potenziamento futuro
della squadra. Naturalmente questo non è stato chiarito per nulla almeno
fino a oggi e si sprecano invece i titoloni “cubitaloni” sui giornali.
Tanto il tifoso si ubriaca di tutto. “Mamma, ho comprato la Roma”:
appunto. |
|