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Cari geni del Mercato comprate il coraggio Stampa
Galliani 24/10/2010, Gianni Mura - Repubblica  
Allora è allarme rosso, ho pensato ieri leggendo un sommario sul Messaggero. 

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Tema: il flop delle squadre italiane in Europa. Parere di Arrigo Sacchi: «Ci manca la fantasia». Se lo dice lui, dev' essere vero. Con tutti i meriti che ha, Sacchi è famoso per la prevalenza del collettivo sul singolo, degli schemi sul solista, della tattica sulla tecnica. La fantasia nonè particolarmente amata da Sacchi e dai sacchiani, il fantasista nemmeno (vada al circo, se vuole). Si narra, chissà se è vero, che dopo una vittoria della Lazio Zeman abbia sgridato Boksic perché aveva fatto gol in una posizione in cui, secondo gli schemi, non avrebbe dovuto trovarsi. Cresciuto in un calcio da oratorio, continuo a pensare che allo stadio si paghi il biglietto nella speranza di vedere qualcosa di bello, che abbia più poesia e suggestione di una chiamata di fuorigioco o di una diagonale difensiva. Allora è allarme rosso, ho ripensato dopo aver cambiato giornale. Sul Corriere dello sport, in prima pagina: «Grygera lungo stop. Juve, è caccia a un difensore». Per la lesione a un legamento, si spiega all' interno, il terzino tornerà solo a dicembre. «A gennaio Marotta colmerà il vuoto. A destra interessano Aogo e Lichtsteiner». Perché Marotta colmerà a gennaio un vuoto che può colmare Grygera stesso in dicembre? Questa è la prima domanda. Si sa che Rinaudo è infortunato, ma intanto non può bastare Motta o Salihamidzic (se tolto dal limbo) o il riciclaggio di Pepe? Marotta per colmare a destra ha altri nomi sul taccuino: Debuchy, Cavanda, Van der Wiel. Per colmare a sinistra: Radu, Sagna, Clichy, Capel, Bale. Per colmare in mezzo: Carriço, Tasci, Abraham, Sakho, Subotic, Douglas, Shawcross.  Cavanda è un difensore della Lazio, ha 19 anni, contro il Milan mi era piaciuto. Ma alla Juve non hanno un equivalente di Cavanda nella squadra Primavera? Questa è la terza domanda ed è essenziale nel discorso sull' allarme rosso. E la Juve c' entra solo per freschezza di cronaca, tutte le squadre di prima fascia si comporterebbero allo stesso modo. Una volta si esordiva giovani in A per ovviare all' infortunio di un titolare e una volta ci s' infortunava di meno.Qui, basta si faccia male un titolare e subito si pensa al mercato. Non sonoi giovani che mancano, quanto la voglia di metterli alla prova. A meno che non sia quasi obbligatorio, la Juve ne sa qualcosa. La retrocessione in B ha portato due titolari fatti in casa, a costo zero: De Ceglie e Marchisio, più Giovinco attualmente al Parma. Il nostro flop non sta solo nella mancanza di fantasia, ma di coraggio. Ci si scanna per un posto in Uefa e, una volta in Uefa, quasi mai si gioca con la formazione migliore preferendo riservarla al campionato. E' un modo, non dichiarato, di togliersi il fastidio, ma allora ha un senso andarselo a cercare? Anche perché la globalizzazione, cioè l' incontro di vecchie povertàe nuove ricchezze, ha portato calciatori africani e sudamericani nei campionati considerati di seconda o terza fila (Romania, Bielorussia, Ucraina) e lì, giustamente, tutti giocano con la formazione migliore. Sul Paìs di ieri una pagina sul premio Principe delle Asturie, consegnato venerdì alla Spagna del pallone (oltre che a medici, scrittori, sociologi) nella cornice del teatro Campoamor (bel nome) di Oviedo. Vicente Del Bosque ha elencato le doti della squadra campione del mondo: «Sacrificio, talento, disciplina, solidarietà e modestia». Piccolo particolare: i giocatori e Del Bosque hanno chiesto (e ottenuto) che alla festa partecipasse anche Luis Aragonés, il ct che portò alla vittoria europea del 2008 e che durante l' ultimo mondiale aveva riservato critiche anche pesanti alla squadra. Piccolo particolare, ma significativo: come Galliani che al Bernabeu guarda la partita seduto accanto a Perez. Ha ragione la Gazzetta, che aveva lanciato quest' idea per il nostro campionato vedendola attuata solo dalla Fiorentina. Se rinunciamoa piccoli gesti di civiltà, che oltretutto non costano un euro, da qualche parte sarà sempre allarme rosso. Passiamo all' azzurro-Napoli. Un librone e un librino ricordano Maradona e i suoi 50 anni. Il librone è "Caro Diego..." (ed. Vele Bianche, 407 pagine, 27 euro). Lo ha scritto Mimmo Carratelli, arguto collega napoletano che ha seguito per anni grandezzee miserie di Maradona (e gli altri anni se li è fatti raccontare da beninformati). Il librino è "Volevamo essere Maradona" (ed. CentoAutori, 37 pagine,3 euro). Lo ha scritto Rosario Cuomo, studente in ritardo, e racconta Maradona per com' era vissuto dai minicalciatori dell' Agerola.
 
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