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Il dubbio Ma dietro il nome c’è un vero genio della panchina? |
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30/12/2010. Redazione- Il Giornale.it
Mettetegli un saio, o una tonaca, un vangelo aperto e ascoltate la predica. Gli riuscirà convincente da qualunque pulpito.
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Fatelo parlare e non vi deluderà. Per il resto si vedrà. Il primo giorno di Leonardo all’Inter poteva essere lo stesso che fu al Milan o che sarebbe stato alla Juve, al Chelsea, al Real Madrid. Una sorta di Alice nel paese delle meraviglie, una storia da spot della famiglia del Mulino bianco: ti parla di sogni, fascino, meraviglie, gioia di vivere. Dice di non essere Mourinho e, invece, in qualcosa lo è quando riavvita, riannoda discorsi e sensazioni già ascoltate altre volte. Mou, a Madrid, sta riproponendo show altre volte trasmessi ad Appiano. Leo ci ha riproposto un vocabolario.
Ma sopra tutti, e soprattutto, c’è una domanda a cui nessuno sa dare risposta. Che poi è il dubbio di tanti, magari anche il suo: Leo è simpatico, intelligente, non fa fare brutte figure, ma sa allenare davvero? Il curriculum è da guinness: un anno al Milan, sei mesi in ferie ed ora all’Inter campione del Triplete e campione del mondo. Certo, il nome (Leonardo) è incoraggiante. Ma quell’altro era un genio. Questo, per ora, un uomo che piace. I ricordi milanisti conducono a una gestione soave degli uomini (anche
se Gattuso e Inzaghi poi si sono lamentati) e a una guida meno
tranquillizzante sul campo, in partita. Qualche strategia non azzeccata,
difficoltà nei cambi, situazioni non sempre riconosciute, un derby da
buttare.
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Per un esordiente ci sta tutto. Ma ora il derby potrebbe essere
cartina di tornasole per un tifo non proprio convinto dalla scelta.
Interismo è anche veleno, non solo vangelo. Stavolta Leo vien chiamato a prendere in mano quella che il suo patron
definisce ancora una fuoriserie. Se la vedrà con uno spogliatoio dalla
camaleontica capacità di adeguarsi al gioco del potere: se piaci al
padrone la passi liscia, appena circola aria di dubbio e nervosismo
cominciano i tempi duri.
L’Inter ha messo alla prova qualunque uomo della panca, anche Mourinho.
Moratti (parole di Mou) sa allenare ogni tecnico. Se resisti e vinci, la
patente è sicura. Quella che sta inseguendo Leonardo. Il patron lo ha
fatto partire con un piccolo handicap: il contratto più corto firmato
nella sua gestione (18 mesi). Per ora non gli darà rinforzi (salvo
Ranocchia). Alla prima partita Leo dovrà vincere, altrimenti ciao
scudetto. Il destino che forse è cinico, ma non baro, dice che Leonardo è
il primo esemplare a salire sul carro del vincitore ma con il rischio
di starci molto scomodo. Inter leonardesca o leopardiana? Il tempo dirà.
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