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Perché il Pallone d'oro logora chi ce l'ha Stampa
pallone_calcio.jpg 11/01/2011, Lara Vecchio- Il Sole 24Ore.it
Una sassata nello stagno. Una straordinaria mossa di marketing o l'inizio del declino di un trofeo francamente fin troppo sopravvalutato?

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Questo lo scopriremo solo vivendo ma intanto il re è solo. Leo Messi, incoronato per la seconda volta consecutiva ‘Pallone d'Oro', questa volta a sorpresa, è il primo a essere imbarazzato, soprattutto nei confronti di compagni di squadra che pur non avendo il suo valore assoluto avrebbero meritato più di lui l'ambito riconoscimento per i risultati ottenuti nell'arco temporale preso in esame, il 2010. Orgoglioso e felice, ma imbarazzato. Perché di tutte queste trame, più o meno limpide, lui non sospettava nulla e ora il disappunto generale rischia di veicolare su di lui antipatie razionalmente ingiustificate ma istintive. Un boomerang per l'immagine della ‘pulce'.
Ecco a chi sarebbe andato il pallone d'oro se avessero votato solo i giornalisti (di Gigi Garanzini)

Perché dove non ci sono regole certe si alimenta la dietrologia e al banchetto della dietrologia il mondo del calcio si accomoda famelico sempre volentieri. Il mondo, per scoprire che Leo Messi è il miglior giocatore del pianeta, non aspettava certo gli oligarchi di France Football (208 giornalisti reclutati nelle principali testate internazionali e i tecnici e capitani delle nazionali). Con il suo talento fenomenale ne nascono al massimo un paio a secolo ma non è un motivo sufficiente per annullare qualsiasi altra competizione. Seguendo il ‘criterio del valore assoluto' probabilmente possiamo chiudere bottega e risentirci tra una decina d'anni, e invece il fascino del ‘pallone d'oro' si è sempre basato sulla valutazione dell'apporto fornito dai campioni alle cause delle rispettive squadre di club o nazionali.

Diciamo che quest'anno, fra l'altro, non ci sarebbe stato neppure l'imbarazzo della scelta. Una scelta coerente sarebbe ricaduta senza ombra di dubbio su un giocatore dell'Inter. E se Milito, mattatore assoluto del triplete non è stato altrettanto devastante con la sua Nazionale (perché non gli sono state neppure date molte chance) Snejider, che invece ha fatto grandi cose anche con gli ‘Orange'non è neppure arrivato al rush finale. Messi, per carità, ha vinto la Liga spagnola, ma in Champions nulla ha potuto contro lo strapotere nerazzurro, e in Sudafrica, con l'Argentina, non ha mai convinto. Ecco, appunto.
Ci stiamo cascando anche noi, cercando di individuare perché stavolta Messi il pallone d'oro non lo avrebbe meritato. La domanda da porsi invece è cosa diavolo sarà successo nella stanza dei bottoni per snaturare un meccanismo collaudato.
Iniesta, autore del gol partita nella finale mondiale tra Spagna e Olanda, aveva la già la vittoria in tasca. Ora, nessuno vuole mettere in dubbio la regolarità del referendum ma le illazioni sono di rigore. Innanzitutto sul premio ha in qualche modo messo le ‘zampe' la Fifa, come organismo patrocinante (e mai passivo) che, con le sue esigenze da manuale Cencelli, potrebbe aver in qualche modo condizionato il voto. La seconda ipotesi che ci viene in mente è quella di restituire al premio un effetto sorpresa per alimentare nel bene o nel male il cicaleccio, ridotto all'osso negli ultimi anni viste le indiscrezioni che da sempre sfuggono al segreto dell'urna e diventano certezze prima dell'assegnazione ufficiale. Da qui l'operazione marketing di rilancio in modo che dal prossimo anno a nessuno venga in mente di sbiadire il ‘momento'. Infine, la tesi del complottisti più convinti, con voci per il momento solo sussurrate a mezza bocca che associano la mancata premiazione di un atleta spagnolo allo scandalo doping che si sta allargando a macchia d'olio e in maniera trasversale sullo sport iberico.

E' di pochi mesi fa la notizia trapelata, seppur mai confermata, secondo cui l'ormai famigerato dottor Fuentes, già rinominato ‘dottor doping' e finito in cella per le sue pratiche illecite, avrebbe rivelato ad alcuni compagni di carcere di possedere elementi per poter mettere in ginocchio lo sport spagnolo, calcio incluso, cancellando in un battibaleno i meriti ottenuti sul campo dalle Furie rosse campioni del mondo. E se fosse questo il motivo di questa repentina inversione di marcia? Un odore di scandalo dal quale, nel dubbio, è meglio tenersi alla larga evitando in un secondo tempo l'imbarazzo di una revoca? Qualunque sia il motivo il mondo del calcio è in rivolta. Gli unici a non battere ciglio, con grande fair play, sono i più diretti interessati, Xavi e Iniesta, che si sono visti soffiare un sogno sotto il naso. ‘Il Pallone d'oro resta in famiglia, a Barcellona' commentano in coro, forse con la voglia comprensibile ma repressa di partecipare a quel banchetto di cui sopra, per loro un po' più indigesto.
 
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