Questo lo scopriremo solo vivendo ma intanto il re è solo. Leo Messi, incoronato per la seconda volta consecutiva ‘Pallone d'Oro', questa volta a sorpresa, è il primo a essere imbarazzato, soprattutto nei confronti di compagni di squadra che pur non avendo il suo valore assoluto avrebbero meritato più di lui l'ambito riconoscimento per i risultati ottenuti nell'arco temporale preso in esame, il 2010. Orgoglioso e felice, ma imbarazzato. Perché di tutte queste trame, più o meno limpide, lui non sospettava nulla e ora il disappunto generale rischia di veicolare su di lui antipatie razionalmente ingiustificate ma istintive. Un boomerang per l'immagine della ‘pulce'.
Ecco a chi sarebbe andato il pallone d'oro se avessero votato solo i giornalisti (di Gigi Garanzini)
Perché dove non ci sono regole certe si alimenta la dietrologia e al banchetto della dietrologia il mondo del calcio si accomoda famelico sempre volentieri. Il mondo, per scoprire che Leo Messi è il miglior giocatore del pianeta, non aspettava certo gli oligarchi di France Football (208 giornalisti reclutati nelle principali testate internazionali e i tecnici e capitani delle nazionali). Con il suo talento fenomenale ne nascono al massimo un paio a secolo ma non è un motivo sufficiente per annullare qualsiasi altra competizione. Seguendo il ‘criterio del valore assoluto' probabilmente possiamo chiudere bottega e risentirci tra una decina d'anni, e invece il fascino del ‘pallone d'oro' si è sempre basato sulla valutazione dell'apporto fornito dai campioni alle cause delle rispettive squadre di club o nazionali.
Diciamo che quest'anno, fra l'altro, non ci sarebbe stato neppure l'imbarazzo della scelta. Una scelta coerente sarebbe ricaduta senza ombra di dubbio su un giocatore dell'Inter. E se Milito, mattatore assoluto del triplete non è stato altrettanto devastante con la sua Nazionale (perché non gli sono state neppure date molte chance) Snejider, che invece ha fatto grandi cose anche con gli ‘Orange'non è neppure arrivato al rush finale. Messi, per carità, ha vinto la Liga spagnola, ma in Champions nulla ha potuto contro lo strapotere nerazzurro, e in Sudafrica, con l'Argentina, non ha mai convinto. Ecco, appunto.
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Ci stiamo cascando anche noi, cercando di individuare perché stavolta
Messi il pallone d'oro non lo avrebbe meritato. La domanda da porsi
invece è cosa diavolo sarà successo nella stanza dei bottoni per
snaturare un meccanismo collaudato.
Iniesta, autore del gol partita nella finale mondiale tra Spagna e
Olanda, aveva la già la vittoria in tasca. Ora, nessuno vuole mettere in
dubbio la regolarità del referendum ma le illazioni sono di rigore.
Innanzitutto sul premio ha in qualche modo messo le ‘zampe' la Fifa,
come organismo patrocinante (e mai passivo) che, con le sue esigenze da
manuale Cencelli, potrebbe aver in qualche modo condizionato il voto. La
seconda ipotesi che ci viene in mente è quella di restituire al premio
un effetto sorpresa per alimentare nel bene o nel male il cicaleccio,
ridotto all'osso negli ultimi anni viste le indiscrezioni che da sempre
sfuggono al segreto dell'urna e diventano certezze prima
dell'assegnazione ufficiale. Da qui l'operazione marketing di rilancio
in modo che dal prossimo anno a nessuno venga in mente di sbiadire il
‘momento'. Infine, la tesi del complottisti più convinti, con voci per
il momento solo sussurrate a mezza bocca che associano la mancata
premiazione di un atleta spagnolo allo scandalo doping che si sta
allargando a macchia d'olio e in maniera trasversale sullo sport
iberico.
E' di pochi mesi fa la notizia trapelata, seppur mai confermata, secondo
cui l'ormai famigerato dottor Fuentes, già rinominato ‘dottor doping' e
finito in cella per le sue pratiche illecite, avrebbe rivelato ad
alcuni compagni di carcere di possedere elementi per poter mettere in
ginocchio lo sport spagnolo, calcio incluso, cancellando in un
battibaleno i meriti ottenuti sul campo dalle Furie rosse campioni del
mondo. E se fosse questo il motivo di questa repentina inversione di
marcia? Un odore di scandalo dal quale, nel dubbio, è meglio tenersi
alla larga evitando in un secondo tempo l'imbarazzo di una revoca?
Qualunque sia il motivo il mondo del calcio è in rivolta. Gli unici a
non battere ciglio, con grande fair play, sono i più diretti
interessati, Xavi e Iniesta, che si sono visti soffiare un sogno sotto
il naso. ‘Il Pallone d'oro resta in famiglia, a Barcellona' commentano
in coro, forse con la voglia comprensibile ma repressa di partecipare a
quel banchetto di cui sopra, per loro un po' più indigesto.
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