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Serie B, Stadi sempre più vuoti, le ragioni dei tifosi |
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24/10/2010, Sergio Mutolo– calciopress.net
Gli stadi italiani si stanno svuotando.
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Salvo sporadici casi in controtendenza, i dati sull’afflusso di pubblico sono in costante peggioramento. Non è una questione di categoria, visto che il fenomeno è trasversale e non risparmia nessuno: Serie A TIM, Serie Bwin, Prima e Seconda Divisione di Lega Pro (nella foto Triestina-Padovalo, il “Nereo Rocco” semivuoto).
Assistere dal vivo a una partita dei nostri campionati è diventato uno spettacolo spesso deprimente, visti gli ampi spazi vuoti sulle tribune. Anche in televisione (pay tv o trasmissioni in chiaro non fa differenza) l’effetto mette i brividi, al punto che c’è chi inizia ad attrezzarsi con spettatori di cartapesta (Triestina docet). I raffronti con le altre realtà professionistiche europee (Inghilterra e Germania in testa) sono perdenti in partenza: ci sarebbe da sotterrarsi per la vergogna quando si analizzano i nostri piccoli numeri.
Le cause sono (più o meno) note a tutti. Visto però che quanti dovrebbero impegnarsi (a vario titolo istituzionale) per tutelare un prodotto che rappresenta pur sempre una delle maggiori risorse finanziarie del nostro paese e dà lavoro a un numero rilevante di occupati fanno finta di niente, vale forse la pena ritornarci sopra.
L’obsolescenza degli impianti, in Italia fatiscenti come pochi altri nell’Unione Europea, è il primo fattore critico. Una vera vergogna costringere gli spettatori paganti ad assistere in condizioni così disagiate a uno spettacolo, perché di questo si tratta quando si parla di una partita di calcio. La costruzione di stadi nuovi, in Italia, dovrebbe rappresentare (rappresenta) una priorità. La relativa legge è da tempo immemorabile impantanata in un Parlamento in tutt’altre faccende affaccendato. Il cammino per rendere gli stadi luoghi frequentabili da un pubblico pagante si sta facendo davvero troppo accidentato. |
Acquistare un biglietto per assistere a una partita di calcio è una
faccenda maledettamente complicata. Ogni città ha regole sue, ogni
partita ha limitazioni insormontabili in certi casi. Casms,
Osservatorio, Questure e Prefetture fanno a gara per scoraggiare i
tifosi. Molti, alla fine, lasciano perdere e se ne restano a casa.
Di soldi da buttare non ce ne sono molti di questi tempi, un altro
elemento che certo non gioca a favore. Le pay tv, che vendono le partite
a prezzi ormai stracciati, fanno il resto. La gente sembra spinta a
restarsene a casa piuttosto che a partecipare dal vivo a quello che,
fino a non molto fa, era il rito della partita di calcio.
La sicurezza negli stadi è un obiettivo ancora lontano da raggiungere.
Le trasferte proibite e le curve ospiti chiuse fanno perdere migliaia di
tifosi e riducono i ricavi derivanti dagli incassi (già di per sé poco
cospicui in Italia). Ciò mette i bilanci delle società nelle mani delle
pay tv, diventate in sostanza gli ufficiali pagatori dei giocatori che
scendono in campo (costretti dal calcio-spezzatino a giocare anche
all’ora di pranzo).
Il colpo finale l’ha dato la Tessera del tifoso che, secondo il ministro
dell’Interno Roberto Maroni, avrebbe dovuto rappresentare la panacea di
tutti i mali del calcio italiano. Gli abbonamenti, in conseguenza
dell’entrata in vigore obbligatoria di questa discutibile card, sono
calati di circa un quarto rispetto alla stagione scorsa.
Il tempo passa inesorabile. I problemi si sommano e si incancreniscono.
Gli stadi si svuotano sempre di più. Il disimpegno dei tifosi rischia di
diventare irreversibile. E’ quanto si voleva in fondo ottenere? Questa è
la domanda.
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