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Career dedicato ai Manager
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Alessandro Donato Alessandro Donato
Consulente e Research Director

StageUp (Agenzia Sport Marketing)
Alessandro Donato, 34 anni.

Attuale posizione:
Dal 2007 Responsabile della business unit Ricerche, con cui rappresenta la società nella joint venture con il gruppo multinazionale Ipsos.

Esperienze precedenti:
Esperienza aree marketing e comunicazione in organizzazioni sportive professionistiche, nel 2002 Junior Research Manager in StageUp.
Autore pubblicazioni e articoli.

Formazione:
Economia Aziendale e Master in "Management delle Organizzazioni Sportive" dell’Università di S. Marino con menzione d'onore.
  1. Cosa ti ha portato a lavorare nell’industria dello sport business?
    • In StageUp – Sport&Leisure Business mi è stata data la possibilità di coniugare la mia grande passione per lo sport con la mia aspirazione professionale di lavorare nel mondo della consulenza.
      Fin da giovane sognavo di diventare dirigente sportivo (nella fattispecie d.s. di una blasonata squadra di calcio).
      Quando mi sono reso conto che la carriera nell’ "area tecnica" era ostacolata dal fatto che non avevo maturato esperienze da giocatore e non appartenevo a quel mondo, ho sviluppato le competenze nelle aree marketing e management dello sport. Ed ora sono molto soddisfatto di questa scelta.
  2. Qual è il livello di professionalità nel settore?
    • Lavorando in questo settore da ormai 10 anni ed essendomi capitato nel corso della mia attività professionale di confrontarmi con dirigenti degli sport più diversi (dal calcio ai motori, dal basket al volley, etc.) ed a tutti i livelli (dirigenti sportivi, agenzie, concessionarie pubblicitarie, organizzatori di eventi, investitori, etc.), mi sento di dire che la professionalità in molti ambiti è abbastanza buona (con punte anche di eccellenza). Ritengo che sia comunque necessario un ulteriore innalzamento del livello di professionalità per stare al passo con un mercato che cambia di frequente quasi tutti i paradigmi di successo.
  3. Cosa miglioreresti nel business dello sport?
    • Ritengo che sia necessaria da parte dei dirigenti sportivi una maggiore attenzione alle esigenze dei clienti (spettatori e tifosi, investitori e media) e più genericamente degli stakeholder. Sono convinto che un orientamento “customer centric” porterebbe notevoli benefici (economici e non solo) alle organizzazioni sportive. Auspico anche una maggiore attenzione a tutti i livelli alle enormi valenze sociali che lo sport comporta.
  4. Quali sono i segmenti di questo settore con maggiore possibilità di crescita?
    • Ritengo che il nuovo processo di rifacimento e privatizzazione di stadi e palazzetti, con la costruzione di impianti polifunzionali che prevedono servizi e spazi commerciali, possa essere trainante nel prossimo futuro. Anche il mercato dei "big event" (che in virtù della globalizzazione diventano sempre più grandi a discapito degli eventi minori) e quello dell’applicazione delle nuove tecnologie allo sport (penso ad esempio allo sfruttamento delle potenzialità offerte dal web 2.0) sono destinati a mio giudizio a crescere con vivacità nel medio termine.
  5. Cosa consiglieresti ad un giovane che voglia entrare in questo settore?
    • Agli studenti che incontro a corsi di specializzazione post laurea in management dello sport a cui partecipo come docente consiglio di non lasciarsi affascinare troppo da un mondo che da fuori potrebbe sembrare il "paese dei balocchi", ma di studiare tanto e lavorare sodo perché si tratta di un ambiente per molti versi "chiuso" e autoreferenziale.
      Molti sognano di andare a lavorare nei grandi club di calcio, io provo a spiegare loro che ci sono altri sbocchi (specie nel cosiddetto indotto sportivo) ugualmente interessanti e assai motivanti, e StageUp ne è un esempio.
 
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