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Andrea Annunziata Andrea Annunziata
Titolare

Sporthink
Andrea Annunziata

Attuale posizione:
Titolare Sporthink.

Esperienze lavorative:
Fondatore nel 2006 dello studio di sport-marketing; found-rising e comunicazione "SPORTHINK".
Docente presso la Scuola dello Sport CONI – Lombardia.
Scrive articoli di sport-marketing per il magazine Sport 2.0.

Formazione:
Laureato alla Facoltà di Economia Aziendale di Torino.
  1. Cosa ti ha portato a lavorare nell’industria dello sport business?
    • Durante il periodo universitario mi sono chiesto se non era il caso di unire la passione per lo sport al gusto che provavo nello studiare marketing. Con gli amici dell'Unione Industriale di Torino scoprimmo che il marketing e la comunicazione non erano molto sviluppati nell'ambito sportivo. Capii che era una opportunità lavorativa. Ecco come è nata Sporthink.
  2. Qual è il livello di professionalità nel settore?
    • A mio avviso il mercato è diviso in due, con le grandi aziende di sportmarketing legate ai grandi eventi ed al calcio, capaci di sviluppare i progetti ad ampio respiro che federazioni e società sportive devono preparare nel corso di una stagione agonistica.
      La professionalità è qui indubbiamente elevata. Vi sono poi le aziende medio piccole (come la mia) che sono legate allo sviluppo sul territorio e ai progetti di singoli comitati regionali delle federazioni o di società sportive interessate a provare nuovi players del settore.
      La professionalità qui è a discrezione dei singoli e personalmente la ritengo fondamentale. Per questo in Sporthink l'aggiornamento costante è un valore che cerchiamo di coniugare con un approccio innovativo che preveda l'uso costante del "pensiero laterale" per la risoluzione dei problemi.
  3. Cosa miglioreresti nel business dello sport?
    • L'etica e la formazione. La prima purtroppo sembra assente in buona parte della società, ma lo sport dovrebbe sempre portare valori positivi anche i dirigenti sono rappresentanti dello sport, così come i consulenti. Dovremmo ricordarcelo più spesso.
      La formazione è altrettanto importante perché in questo momento c'è un grosso problema nello sport italiano ed è l'improvvisazione dei ruoli dirigenziali. C'è assenza di una professionalità diffusa e questo non fa che tarpare le ali delle opportunità esistenti nel mondo della comunicazione oltre che aumentare i costi di gestione, poiché un dirigente formato resterà in società per molti anni, mentre la consulenza è per un tempo assai limitato.
      L'etica unita alla formazione, poi, renderebbe più appetibile lo sport per gli investitori e tutto ciò alzerebbe il livello qualitativo dei servizi sportivi sia di base sia di vertice.
  4. Quali sono i segmenti di questo settore con maggiore possibilità di crescita?
    • Credo che lo sport sia una miniera di opportunità, se un progetto è innovativo e si ha la pazienza di supportarlo nel tempo non può che avere successo. Indipendentemente dal segmento di appartenenza.
  5. Cosa consiglieresti ad un giovane che voglia entrare in questo settore?
    • Di metterci tanta pazienza e tanta passione. Le soddisfazioni arrivano, ma bisogna dare loro il tempo di far maturare i frutti. Il lavoro ben fatto paga sempre.
 
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