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Enrico Marinò Enrico Marinò
Responsabile della Comunicazione

Ravenna Calcio
Enrico Marinò, nato nel 1973.

Attuale posizione:
Responsabile della Comunicazione nel Ravenna Calcio.

Esperienze lavorative:
2000-01: addetto stampa nell’Olimpia Martina (tennistavolo, serie C1).
2000-01: caporedattore del mensile "Martina Calcio", rivista ufficiale dell’AC Martina (serie D). 2006-10: radiocronista per l'emittente Radio International, radio ufficiale del Ravenna Calcio.

Formazione:
1996: Laurea in Giurisprudenza.
2000: Master in marketing e management dello sport organizzato da Eventi – Centro Studi per l’Impresa di Valenzano (BA).
2001: stage in marketing e comunicazione dello sport presso la Federazione Italiana Giuoco Calcio, nel corso della Meridian Cup 2001, torneo internazionale UEFA–CAF.
2001: Master on line in “Marketing sportivo”, organizzato dal portale StageUp.com.
2003: corso specialistico in “Selling Sponsorship”, organizzato dal portale StageUp.com.
2006: corso specialistico in “Pubbliche relazioni per società sportive”, organizzato dal portale StageUp.com.
  1. Cosa ti ha portato a lavorare nell’industria dello sport business?
    • Da sempre appassionato di sport in generale, e di calcio in particolare, sono arrivato tardi però ad immaginarlo come la mia professione. E’ avvenuto all’età di 28 anni, quando ho deciso di “rischiare”, cioè provare a mettere da parte una laurea in giurisprudenza (e il successivo dottorato di ricerca) oltre all’abilitazione forense, per iscrivermi ad un master in management dello sport che mi ha permesso di iniziare a formare una nuova professionalità. E’ a quel corso che ho conosciuto Leonardo Zizzi, una persona che non smetterò mai di ringraziare: fu infatti lui a offrirmi la possibilità di affiancarlo nel Ravenna Calcio. E quasi dieci anni dopo, eccomi ancora qua.
  2. Qual è il livello di professionalità nel settore?
    • In crescita ma ancora non eccelso. Il proliferare, negli ultimi dieci anni, di master e corsi di formazione nello sport business ha senz’altro elevato la qualità e la professionalità di chi si inserisce sul mercato ma, per quello che è il mio angolo di osservazione, le possibilità di inserimento all’interno di un club rispondono spesso a logiche che, diciamo così, non tengono nel giusto conto il livello di preparazione. Per quella che è la mia esperienza, avverto poi la necessità di creare dei momenti di confronto e di condivisione delle esperienze: soprattutto per chi lavora in club minori, sarebbe un’ottima opportunità di crescita quella di conoscere i modelli e gli esempi offerti dalle Società più importanti.
  3. Cosa miglioreresti nel business dello sport?
    • Cambierei la mentalità di tanti presidenti, sempre pronti a fare follie per l’acquisto di un calciatore, e molto meno ad investire su un buon manager e, in generale, sulle risorse umane.
  4. Quali sono i segmenti di questo settore con maggiore possibilità di crescita?
    • In Italia i diritti tv e la commercializzazione di spazi pubblicitari continuano ad essere il primo pensiero, e senza dubbio rappresentano le aree più redditizie. Ma la sfida del futuro, anzi del presente, è quella di riportare il pubblico negli stadi (parlo sempre del mondo del calcio perché è quello che conosco meglio).
      E questo dovrà avvenire non affidandosi, come spesso avviene, ad iniziative e promozioni “a spot”, cavalcando cioè i risultati sportivi del momento, bensì facendo rientrare questo obiettivo di marketing in una organica politica di fidelizzazione del tifoso. La fruizione dal vivo dello spettacolo dovrebbe rientrare tra gli obiettivi delle Leghe stesse, che potrebbero studiare anche dei meccanismi economici premianti verso le Società più virtuose e sensibili nell’avvicinare il pubblico allo stadio, un po’ come avviene quando s’incentiva l’impiego di giovani calciatori. Un sistema di questo tipo potrebbe fungere da stimolo per i club, spesso pigri di per sé nell’attivarsi autonomamente in strategie di mass marketing.
  5. Cosa consiglieresti ad un giovane che voglia entrare in questo settore?
    • Passione, prima di tutto: quella che permette al sottoscritto (e, immagino, a tanti colleghi) di non sentire la fatica e di restare a volte in orari “inurbani” davanti ad un computer ad aggiornare il sito della Società perché sai che stai offrendo un servizio e c’è chi – non importa se tanti o pochi – quel servizio lo apprezzeranno. Poi disponibilità, soprattutto in una Società piccola, a svolgere mansioni che non sono strettamente quelle per cui ci si sente portati. E infine voglia di aggiornarsi, di leggere, di conoscere, di fare tutto quello che serve a migliorare ogni giorno quello che si fa.
 
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